La disidrosi plantare ha come fattore di rischio una diatesi atopica. La sua patogenesi è ancora ignota ma si pensa a una eziologia multifattoriale
Dott. Matteo Compagnoni, Podologo, Chinesiologo MSc Podopatia Diabetica, UOC Endocrinologia-Piede Diabetico, CTO Roma Univ. Tor Vergata
La disidrosi o eczema disidrosico è un’eruzione comune, cronica e ricorrente di piccole vescicole che compare più frequentemente sulla zona plantare e digitale del piede e più raramente sui palmi delle mani. Per quanto riguarda la sua diffusione, negli ultimi anni sono stati condotti una serie di studi che possono darci un’idea approssimativa. Tra questi citiamo quello dal Dermatologo svedese Gun Agrup che ha svolto una indagine su una popolazione di 107.206 svedesi rivelando come 51 di loro (0,05%) fossero affetti da disidrosi e come questa condizione rappresentasse il 3% delle dermatosi di piedi e mani riscontrate nella target analizzato. Un altro studio, condotto in Portogallo, e precisamente nella città di Porto, dalla Prof.ssa Sofia Magina e colleghi (Direttrice dell’omonima Clinica Dermatologica cittadina) ha valutato retrospettivamente le cartelle cliniche di 714 soggetti con dermatosi delle mani o piedi in un periodo di 6 anni, scoprendo che il 20% di questi pazienti presentava un eczema disidrosico. Dai dati in nostro possesso, sappiamo che la disidrosi non sembra essere correlata al sesso, mentre sembra esserci un collegamento con altre patologie immunitarie. Un fattore di rischio comunemente considerato è, a esempio, l’atopia. Una conferma, in tal senso, emergerebbe dallo studio caso-controllo della Dott.ssa Laura Lodi e colleghi, in cui i soggetti erano abbinati per età e sesso, dal quale è emerso che su 104 pazienti con disidrosi, il 50% aveva una diatesi atopica familiare, contro l’11,5% dei controlli. Lavori successivi, però, non sembrano confermare una correlazione lineare tra disidrosi e atopia, riconoscendo in quest’ultima esclusivamente un fattore di rischio. A oggi, la patogenesi della disidrosi è ancora di origine sconosciuta ma l’ipotesi più accreditata è che sia probabilmente caratterizzata da un’eziologia multifattoriale. I fattori comunemente citati includono allergia ai metalli (in particolare al nichel), determinanti genetici e infezione da dermatofiti. Inoltre nelle ultime revisioni della dott.ssa Michelle Calle Sarmiento (Hartford, Connecticut) sembra evidenziarsi come fattore di rischio anche la sommatoria tra infiammazione della zona plantare dovuta a iperidrosi o infezioni dermatofiche e stress meccanico della cute del piede. Iperidrosi e variazione stagionale sono i fattori aggravanti più comunemente notati. Ancora Lodi e colleghi hanno scoperto che 43 di 104 pazienti (41%) con disidrosi hanno riportato variazione stagionale e che 38 (37%) hanno segnalato che la sudorazione è un fattore aggravante. Una conferma in tal senso proviene dalla ricerca condotta dal Prof. Hiro Yokozeki e colleghi (Tokyo Medical and Dental University – TMDU) che hanno rilevato come il volume di sudorazione di 25 pazienti con disidrosi fosse 2,5 volte superiore a quello degli individui della stessa età (P, 01). I ricercatori hanno inoltre segnalato la risoluzione sia dell’iperidrosi che della disidrosi in seguito alla simpaticectomia cervicale. Tuttavia, questo risultato potrebbe semplicemente riflettere l’importanza dell’innervazione intatta nel supportare una risposta eczematosa. Pur essendo una patologia genericamente non considerata grave, ne causa di mortalità, la disidrosi può compromettere significativamente la qualità della vita di chi ne è affetto, portando a esempio alla formazione di ragadi e all’irrigidimento della pelle che causano dolore e riduzione della destrezza. Inoltre, può comportare una maggiore suscettibilità alle infezioni secondarie, al linfedema e all’ulcerazione.
I sintomi della disidrosi sono ben noti. La manifestazione principale è costituita dalla comparsa di vescicole a base non eritematosa di massimo 3 mm, dure al tatto, a contenuto liquido, talora di grandi dimensioni, inizialmente pruriginose che solitamente si essiccano senza rompersi. Quando invece si rompono possono favorire processi infettivi. La diagnosi differenziale comprende la psoriasi pustolosa dei palmi e delle piante dei piedi, la dermatite vescicolare cronica delle mani, l’allergia da contatto, la tinea pedis vescicolare e la tinea manus, la scabbia, le reazioni idiche vescicolari, l’herpes simplex e i disturbi bollosi come pemfigoide, pemfigo ed epidermolisi bollosa. Il primo passo nella gestione della patologia consiste nell’identificare i potenziali fattori causali o aggravanti tramite anamnesi dettagliata e possibili patch test. È anche importante mantenere un efficace meccanismo di barriera cutanea con l’uso regolare di emollienti sulla placca disidrosica al fine di evitare ragadi e fissurazioni, potenzialmente passaggio di infezione. Risulta fondamentale anche controllare e prevenire l’iperidrosi per non innescare il processo scatenante l’eczema disidrosico in pazienti predisposti. La terapia farmacologica con corticosteroidi topici e sistemici, immunomodulatori topici e sistemici, immunosoppressori come il Metotrexato o Azatioprina hanno avuto modesta efficacia come terapia d’urto e non hanno evitato le ricadute o riacutizzazioni. Nelle fasi avanzate di eczema disidrosico la terapia con corticosteroidi associata a dermonormalizzanti topici si è rilevata l’opzione terapeutica migliore. Una lesione ulcerativa ragadiforme va chiusa con medicazione avanzata per favorirne la riepitelizzazione. Riportiamo il caso di un paziente maschio, 33 anni, con diagnosi dermatologica di disidrosi plantare da 5 anni, riacutizzazioni stagionali e importanti manifestazioni eczematose. Trattandosi di un eczema di modesta entità si è fatto ricorso a un’emulsione spray (NormoZinc di Sanitpharma), a base di Ossido di Zinco, Calamine e Acido ialuronico. L’Ossido di Zinco ha proprietà lenitive, astringenti e antimicrobiche e interviene anche nel controllo dell’iperidrosi, dell’irritazione e del discomfort. Le Calamine, contenenti ossido di zinco e ferro, stimolano la rigenerazione cutanea mentre l’Ac. Ialuronico, molecola molto idrofila, ha funzione umettante e migliora l’idratazione cutanea oltre che accelerare le fasi di riparazione tissutale. Prurito, bruciore interdigitale e bromoidrosi riguardavano il piede dx, la dermatosi vescicolare associata a iperemia si notava a livello della regione plantare nella zona della seconda testa metatarsale, mentre nella regione interdigitale e digitale plantare del secondo e terzo dito si osservava macerazione e dermatosi. Il trattamento è iniziato alla comparsa dei sintomi prima della cronicizzazione dell’eczema e lisi vescicolare. Due le applicazioni al giorno, a distanza di 8\10 ore, per 4 settimane. Dopo 2 settimane, il prurito è diminuito e dopo 4 settimane sono rientrati tutti i sintomi d’esordio, compresa la dermatosi. Il paziente ha anche riferito una diminuzione dell’ipersudorazione a conferma dell’efficacia della formulazione nel trattamento dei sintomi di disidrosi plantare e del suo proficuo utilizzo per controllare l’iperidrosi plantare.







