
Il trattamento della cute nel paziente portatore di stomia è complesso e per la sua corretta gestione il medico deve tener conto di numerosi fattori
Dott. Andrea Toso, primario del reparto di Otorinolaringoiatria dell’Os. S.s. Trinità di Borgomanero (NO)
La gestione della cute peristomale rappresenta uno degli aspetti più delicati nel trattamento del paziente portatore di stomia e, in ambito otorinolaringoiatrico, assume particolare rilevanza in quei soggetti sottoposti a tracheostomia temporanea o permanente. Sebbene la procedura consenta di garantire la funzionalità delle vie aeree in numerose condizioni cliniche, la presenza dello stoma determina inevitabilmente una continua alterazione dell’equilibrio cutaneo locale. La cute circostante è infatti esposta quotidianamente a secrezioni respiratorie, umidità, sudorazione, sfregamenti meccanici e medicazioni adesive che possono compromettere progressivamente la funzione barriera dell’epidermide. Inoltre, le complicanze della cute peristomale sono estremamente frequenti e possono influenzare in modo significativo il comfort del paziente, la gestione della cannula e la qualità di vita complessiva. Le manifestazioni cliniche più comuni comprendono eritema, prurito, bruciore, macerazione, fissurazioni ed edema. In altri casi si osservano fenomeni di ipercheratosi o ipergranulazione legati allo stimolo irritativo cronico. La persistente umidità locale crea inoltre condizioni favorevoli alla proliferazione batterica e micotica, aumentando il rischio di sovrainfezioni che tendono a rallentare i processi di guarigione. Dal punto di vista fisiopatologico, la cute peristomale va incontro a una progressiva alterazione del film idrolipidico superficiale. La perdita della funzione barriera comporta un aumento della permeabilità epidermica, una maggiore esposizione agli agenti irritanti e una persistente attivazione dei meccanismi infiammatori locali. Le cellule cutanee danneggiate rilasciano infatti mediatori proinfiammatori e radicali liberi che amplificano il danno tissutale e ostacolano la rigenerazione della cute. È necessario considerare che nei pazienti fragili, anziani, diabetici, immunodepressi o sottoposti a trattamenti oncologici, la cute peristomale tende, inoltre, a perdere più facilmente la propria capacità di difesa e riparazione. In queste condizioni anche stimoli apparentemente modesti, come il continuo contatto con le secrezioni, l’umidità persistente o l’attrito della cannula, possono determinare irritazioni croniche e microlesioni superficiali. La ripetuta applicazione e rimozione delle medicazioni adesive contribuisce ulteriormente a indebolire l’epidermide, favorendo arrossamenti, fissurazioni e fenomeni di macerazione che tendono a mantenere attivo il processo infiammatorio locale. La gestione della cute peristomale richiede quindi un approccio integrato che non si limiti al trattamento delle complicanze già presenti ma che punti soprattutto alla prevenzione e al mantenimento dell’equilibrio cutaneo. Una corretta detersione quotidiana con prodotti non aggressivi, il controllo dell’umidità locale e la riduzione degli sfregamenti rappresentano elementi fondamentali. Accanto a queste misure, l’utilizzo di preparazioni topiche dermoprotettive può contribuire a preservare la funzione barriera della cute e a favorire un microambiente più favorevole ai processi di riparazione. In questo contesto assumono particolare interesse le formulazioni che associano componenti antisettici, antiossidanti ed emollienti. La presenza di sostanze ad attività antimicrobica ad ampio spettro, come la clorexidina, può infatti risultare utile nel contenimento della proliferazione batterica superficiale, soprattutto nelle aree soggette a macerazione cronica o continua esposizione alle secrezioni. Ridurre la carica microbica locale significa infatti limitare uno dei principali fattori che mantengono lo stato infiammatorio e favoriscono la comparsa di complicanze infettive. Parallelamente, la gestione dello stress ossidativo rappresenta un altro elemento chiave.
I radicali liberi prodotti durante i processi infiammatori cronici alterano le membrane cellulari, danneggiano le proteine strutturali dell’epidermide e rallentano la rigenerazione della cute. In tali situazioni la ricerca mostra come sostanze ad attività antiossidante, tra cui la vitamina E, svolgono un ruolo importante nel proteggere le cellule cutanee dal danno ossidativo e nel modulare la produzione di citochine proinfiammatorie. Anche gli oli vegetali e gli oli essenziali trovano oggi crescente impiego nella gestione della cute fragile. Alcuni di questi sono noti per le loro proprietà antibatteriche e antimicotiche e possono contribuire a mantenere l’equilibrio microbiologico superficiale senza alterare eccessivamente la fisiologia cutanea. Altri oli, particolarmente ricchi di sostanze lipidiche affini al sebo umano, esercitano invece una marcata azione emolliente e lenitiva, favorendo il ripristino del film idrolipidico e riducendo la perdita transepidermica di acqua. Inoltre, i composti lipofili favoriscono il mantenimento dell’elasticità e dell’idratazione cutanea, contribuendo al ripristino della barriera epidermica. Particolarmente interessanti risultano gli oli ricchi di vitamine, fitosteroli e acidi grassi essenziali, che possono sostenere i processi fisiologici di riparazione cutanea. Gli acidi grassi insaturi contribuiscono infatti alla ricostruzione della barriera idrolipidica, migliorano la morbidezza della pelle e riducono la sensazione di tensione tipica della cute irritata. Alcuni componenti vegetali sembrano inoltre favorire la riepitelizzazione superficiale e la cicatrizzazione delle microlesioni, contribuendo al mantenimento di una pelle più resistente agli stimoli irritativi cronici. In linea con queste basi fisiopatologiche, anche le prime esperienze cliniche suggeriscono un potenziale beneficio dell’impiego di formulazioni topiche con azione barriera e antimicrobica nella gestione della cute peristomale. In particolare, risultati preliminari di uno studio osservazionale monocentrico condotto su pazienti sottoposti a tracheostomia hanno evidenziato una tendenza a una minore incidenza delle principali complicanze peristomali, quali stomite, deiscenza della stomia e formazione di granulazioni, associata a una presentazione clinica generalmente meno severa e a tempi di guarigione più rapidi nei pazienti trattati. Sebbene tali osservazioni debbano essere interpretate con cautela, in considerazione della limitata numerosità del campione e della natura preliminare dello studio, esse risultano coerenti con il razionale biologico della protezione della barriera cutanea e supportano l’opportunità di ulteriori studi prospettici di maggiori dimensioni. In conclusione, nella pratica clinica, soprattutto nei pazienti portatori di tracheostomia cronica, il mantenimento dell’integrità cutanea rappresenta un obiettivo essenziale tanto quanto la gestione dello stoma stesso. Un approccio che associ prevenzione, controllo dell’infiammazione, protezione antimicrobica e supporto alla rigenerazione cutanea può contribuire a ridurre le complicanze locali e migliorare significativamente il benessere quotidiano del paziente. In conclusione, è mia convinzione che l’impiego di formulazioni topiche multifunzionali rappresenti oggi un valido supporto nella gestione della cute peristomale fragile, irritata o soggetta a macerazione cronica.





