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Protocolli combinati per risposte più efficaci

Prof. Paolo Bonan, Dermatologo, Clinica Villa Donatello, Firenze

Trattamenti multilayer per il viso: maggiore precisione ed efficacia sui molti processi biologici che ne causano l’invecchiamento

L ‘invecchiamento cutaneo è stato a lungo interpretato come un processo lineare, conseguenza inevitabile del trascorrere del tempo e sostanzialmente un fenomeno omogeneo. Oggi sappiamo, invece, che il declino funzionale e strutturale della pelle è il risultato di una complessa rete di eventi molecolari e cellulari, influenzati da fattori genetici, epigenetici, metabolici, immunologici e ambientali che interagiscono tra loro in modo dinamico. Vista la natura multifattoriale appare quindi riduttivo descriverlo prevalentemente attraverso le sue manifestazioni cliniche e morfologiche, perché comprendere come epidermide, derma, matrice extracellulare e componente muscolare invecchiano propone un cambio di paradigma e una visione integrata delle interazioni dinamiche, che hanno permesso di superare la tradizionale gestione dei singoli segni clinici con un approccio diagnostico e terapeutico che mira a intervenire sui processi biologici che li generano. In questo modo, una volta chiarite le alterazioni provocate dal photoaging e dal chronoaging dal punto di vista fisiopatologico, ossia disomogeneità cromatica, perdita di elasticità, riduzione della densità dermica e modificazioni della dinamica muscolare, la ricerca tecnologica si è progressivamente orientata verso modelli terapeutici integrati, in cui la combinazione di differenti energie oggi consente di intervenire in modo sinergico sui diversi livelli anatomici e fisiopatologici del volto. La scelta del medico si va pertanto orientando su piattaforme in grado di modulare l’intervento su questi livelli, permettendo di selezionare e combinare emissioni diverse, adattando il trattamento alle caratteristiche cliniche del paziente in modo da ottenere una migliore risposta biologica complessiva e un vantaggio clinico evidente. La disponibilità di diverse tecnologie nello stesso dispositivo consente infatti di costruire protocolli sequenziali o combinati riducendo la frammentazione dei trattamenti e migliorando la coerenza terapeutica. Nella mia esperienza clinica nel settore, ho avuto il privilegio di utilizzare una piattaforma (PRISMA di DEKA) che s’inserisce perfettamente in questo scenario offrendo una combinazione tra luce pulsata, radiofrequenza ed elettrostimolazione muscolare, con elevato grado di modularità. In particolare, i manipoli di luce pulsata (AMBRA, SOL e VERDE) permettono un intervento mirato sui principali cromofori cutanei. La possibilità di selezionare differenti parametri di emissione permette di ottimizzare il trattamento di discromie e rossori diffusi. Dal punto di vista clinico, l’impiego della luce pulsata all’interno del protocollo multilayer riveste un duplice ruolo: da una parte di tipo preparatorio, favorendo l’uniformazione della superficie cutanea e del colorito; dall’altra di tipo correttivo, mediante un’azione selettiva sulle alterazioni pigmentarie e vascolari. La selettività della luce pulsata, infatti, rappresenta un elemento chiave in quanto consente di migliorare la qualità della pelle in modo controllato. Un ulteriore manipolo (AZUR) introduce una nuova dimensione nel trattamento, grazie alla combinazione di radiofrequenza (RF) ed EMS (Electro Muscle Stimulation).

Questa integrazione consente di agire su componente dermica e muscolare. La radiofrequenza, infatti, induce un riscaldamento controllato del derma, aiutando la neocollagenesi e il miglioramento dell’elasticità tissutale, mentre l’EMS agisce sul tono della muscolatura mimica. Vale la pena soffermarsi sul coinvolgimento della componente muscolare che risulta particolarmente rilevante permettendo un approccio più completo al ringiovanimento del volto, contribuendo al sostegno dei tessuti e alla ridefinizione del profilo. Nella pratica clinica, l’impiego di questa tecnologia si traduce in protocolli sequenziali e modulabili. Con un esempio pratico di quanto detto, un trattamento potrebbe iniziare con l’utilizzo del manipolo che combina RF ed EMS (AZUR), per agire sulla tonicità muscolare, compattare i tessuti e rimodellare il derma. A questo punto si può procedere con l’applicazione della luce pulsata (AMBRA, SOL o VERDE) per un targeting selettivo delle discromie e il miglioramento del colorito con adattamento del protocollo in funzione della risposta clinica, o per eventuali interventi mirati su aree specifiche. La piattaforma permette percorsi dinamici in cui la sequenza di applicazione delle metodiche può essere modificata in base al quadro clinico e all’evoluzione del trattamento. Nella mia esperienza professionale, una massimizzazione nell’utilizzo di questa tecnologia avviene quando i protocolli vengono condivisi tra specialisti, integrando competenze dermatologiche e medico-estetiche. In tal modo la personalizzazione non riguarda solo la tecnologia, ma anche il metodo. La collaborazione consente infatti di definire percorsi più accurati e aderenti alle esigenze del paziente. In conclusione, ritengo che l’integrazione di diverse sorgenti all’interno di trattamenti multilayer rappresenti un’evoluzione concreta della medicina estetica contemporanea. La piattaforma PRISMA consente di supportare questo approccio, permettendo al clinico di lavorare su più livelli in modo integrato, il che è, di fatto, uno dei principali fattori di successo terapeutico.