La riduzione chirurgica dei depositi di tessuto adiposo può attenuare dolore e limitazioni funzionali ma non rappresenta una cura definitiva
Dott. Alexandre Milosevic Pallaoro, Medico chirurgo Medical Laser, Padova
Il lipedema è una malattia cronica del tessuto adiposo che interessa quasi esclusivamente le donne. Si manifesta con un aumento simmetrico e sproporzionato del volume degli arti, soprattutto inferiori, associato a dolore, sensibilità alla pressione, pesantezza, lividi frequenti e difficoltà nei movimenti. Non deve essere confuso con obesità o linfedema, anche se le condizioni possono coesistere. Il ricorso alla chirurgia estetica è oggetto di dibattito. L’aspetto esterno di fatto non è sufficiente a giustificare l’intervento chirurgico: una forma di lipedema moderata può essere molto dolorosa, mentre una forma apparentemente avanzata può essere meno sintomatica. La candidata ideale all’intervento, non è semplicemente una persona con arti voluminosi. È necessaria invece una diagnosi clinica e devono essere valutate o escluse obesità, linfedema, insufficienza venosa, lipodistrofie, patologie ortopediche e cause endocrine o farmacologiche. L’indicazione è più ragionevole quando dolore, pesantezza o limitazioni funzionali non sono controllati dalle misure conservative. Per questo motivo, si consiglia di valutare preliminarmente la gravità dei sintomi, la mobilità, la distribuzione del tessuto, la qualità cutanea, il peso, le condizioni venose e linfatiche, il rischio tromboembolico e le eventuali patologie associate. Così come nella liposuzione estetica l’obiettivo principale non è la perdita di peso ma la riduzione degli accumuli adiposi localizzati, così nel lipedema, non si tratta di una semplice procedura estetica: indicazione, tecnica e assistenza postoperatoria devono essere infatti adattate al grado di malattia e alle condizioni generali della paziente, mentre la finalità è soprattutto funzionale: diminuire il dolore spontaneo e alla pressione, ridurre la tensione, la pesantezza e l’ingombro dei tessuti, la facilità alle ecchimosi e alcune limitazioni e difficoltà motorie. Dopo l’intervento, molte pazienti riferiscono una limitata o maggiore facilità nel cammino e una migliore qualità della vita, ma la riduzione del dolore è il risultato più costantemente riportato in una metanalisi del 2024. Più della metà delle pazienti continuava però ad aver bisogno di un trattamento conservativo (compressione, drenaggio linfatico o fisioterapia). Ciò che non può essere ignorato è che una pur parziale diminuzione del volume può già rendere più agevole camminare, salire le scale, e ogni altra attività quotidiana. Muoversi con meno dolore può inoltre favorire l’attività fisica e il controllo del peso. Alla luce di ciò, le linee guida tedesche la considerano una possibilità chirurgica per ridurre in modo duraturo il tessuto adiposo sottocutaneo interessato ma viene altresì precisato che i pazienti devono sapere che il lipedema non risulterà guarito a seguito dell’intervento ne verrà eliminata la predisposizione biologica alla malattia (AWMF. S2k Guideline Lipoedema). Uno studio di follow-up ha valutato sessanta pazienti, mediamente dodici anni dopo la liposuzione. I miglioramenti risultavano ancora presenti per dolore, sensibilità alla pressione, gonfiore, ecchimosi e limitazioni motorie. Il dato è incoraggiante, ma deriva da una casistica limitata, senza gruppo di controllo e basata in parte su questionari. I benefici possono sicuramente mantenersi per molti anni, ma va stressato che non possono essere garantiti come completi e definitivi. Variazioni di peso, cambiamenti ormonali, progressione della malattia e aree non trattate possono influenzarne l’evoluzione. Lo studio multicentrico tedesco LIPLEG ha confrontato la liposuzione associata alla terapia conservativa con la sola terapia fisica decongestionante nelle pazienti con lipedema di stadio I, II o III. Nel 2025 è stata annunciata una valutazione positiva dei risultati a dodici mesi: una riduzione clinicamente rilevante del dolore alle gambe è stata osservata nel 68,3% delle pazienti sottoposte a liposuzione, contro il 7,6% del gruppo conservativo. Il miglioramento della funzione degli arti inferiori ha interessato rispettivamente il 70% e il 10% dei due gruppi; quello della componente fisica della qualità della vita il 73,7% e il 13,4%. Insomma i dati confermano diversi e significativi benefici, ma sicurezza e durata richiedono studi ulteriori.
Parliamo ora dei principali limiti della metodica: come già detto, la liposuzione non elimina le cause del lipedema, purtroppo ancora non completamente identificate. Ne consegue che seppure si riduce il tessuto adiposo nelle zone trattate, non si modificano assolutamente i fattori genetici, ormonali, vascolari o infiammatori coinvolti. Non è poi possibile garantire in alcun modo la scomparsa completa del dolore spontaneo o alla pressione, mentre va necessariamente segnalato che potrebbero persistere sensibilità, gonfiore, dolore muscoloscheletrico, disturbi venosi o sintomi nelle aree non trattate. In ultimo, non meno importante ai fini estetici, dopo la riduzione di grandi volumi possono rimanere lassità o irregolarità, soprattutto quando l’elasticità cutanea è ridotta e vanno programmate sedute di rimodellamento cutaneo. Come si svolge l’intervento? Quando sono coinvolti più distretti possono essere necessarie diverse sedute. Trattare volumi molto elevati in un’unica procedura può aumentare perdita di sangue, alterazioni dei liquidi, durata dell’anestesia e rischio tromboembolico. La letteratura descrive diverse tecniche eseguite dopo infiltrazione tumescente o “wet”. Possono essere utilizzate una liposuzione assistita meccanicamente, (PAL), oppure assistita da getto d’acqua, (WAL), oppure tecniche tumescenti convenzionali. Non è dimostrato che una tecnologia sia superiore alle altre, e che funzioni al meglio in tutte le pazienti. La sicurezza dipende da indicazione, conoscenza anatomica, esperienza del chirurgo, cannule, direzione dei passaggi e volumi trattati. I movimenti devono limitare traumi ai vasi linfatici. Infine analizziamo quelle che sono conosciute come possibili complicanze. Esse comprendono fenomeni comuni quasi immediati e nei primi giorni, come sanguinamento, ematomi, ecchimosi, edema, sieromi, infezioni, tensione e indolenzimento, la cui gestione può prevedere compressione, mobilizzazione precoce, terapia topica o sistemica, fisioterapia, trattamento decongestionante e controlli clinici per evidenziare eventuali anemie. A distanza di più giorni possono verificarsi alterazioni della sensibilità, irregolarità cutanee, asimmetrie, lassità residua, trombosi venosa profonda, embolia polmonare, gonfiore persistente e danno alle strutture linfatiche. Il risultato non deve essere quindi giudicato nelle prime settimane: la stabilizzazione può richiedere diversi mesi. Un’ultima raccomandazione: la chirurgia deve essere rinviata o del tutto sconsigliata in presenza di infezioni, disturbi della coagulazione, rischio tromboembolico elevato, condizioni generali sfavorevoli, instabilità ponderale, aspettative irrealistiche o impossibilità per il chirurgo di seguire direttamente il decorso postoperatorio. La conclusione che si può trarre da quanto finora detto è che la liposuzione può offrire un beneficio clinico significativo alle pazienti correttamente diagnosticate e selezionate. Le evidenze indicano soprattutto una riduzione del dolore e un miglioramento della funzione fisica e della qualità della vita. Non si tratta però di una cura definitiva, non elimina la predisposizione al lipedema e non rende sempre superflua la terapia conservativa. La procedura chirurgica deve essere personalizzata e sempre accompagnata da una spiegazione chiara fatta ai pazienti sui dei benefici prevedibili, dei limiti, del possibile numero di sedute e dei rischi.





