Uno strumento laser endotessutale si dimostra efficace per eseguire trattamenti anti-invecchiamento, skin quality e per correggere le imperfezioni cutanee
Autori
Ilaria Proietti, MD, PhD – UOC Dermatologia ‘Daniele Innocenzi’ – ASL Latina, Sapienza Università di Roma – Polo Pontino
Marco Dal Canton, Specialista in Dermatologia, Studio QDERM, Belluno
Fabio Steffè, Specialista in Dermatologia, Trieste
Viviamo un momento storico in cui la medicina estetica non è più solo un territorio per correggere difetti o cancellare i segni del tempo, ma diventa sempre più un luogo di cura dell’identità. I pazienti non chiedono più di “sembrare più giovani” ma di apparire migliorati, in modo coerente, autentico e armonico. In questo scenario, il ruolo del dermatologo è centrale, grazie alla sua capacità di leggere la pelle come specchio della salute e dell’equilibrio psicofisico. La mia esperienza clinica negli ultimi anni mi spinge a dire che l’approccio multimodale e minimamente invasivo rappresenta oggi la strategia più efficace e apprezzata per affrontare l’invecchiamento cutaneo e migliorare la skin quality. Personalmente, tra le diverse tecnologie in questo campo, ritengo tra le più promettenti un laser endotessutale (EndoliftX®) che si distingue per efficacia, versatilità e sicurezza. Il trattamento si basa su una fibra ottica laser sottile come un capello inserita nel sottocute, che agisce su più livelli: scioglie selettivamente il grasso in eccesso, induce la contrazione dei setti fibrosi, stimola la neocollagenesi profonda, migliora la tensione dei tessuti e ridefinisce i contorni. Studi recenti hanno evidenziato anche il miglioramento della zona perioculare e delle cicatrici post acneiche. Tutto questo non richiede l’accesso in sala operatoria e si esegue senza incisioni, senza anestesia generale né sedazione e con un ritorno immediato alla vita sociale: una risposta concreta per quei pazienti che chiedono trattamenti efficaci, ma anche rispettosi del proprio tempo e del proprio volto. Ritengo, comunque, che ciò che rende lo strumento (EndoliftX®) particolarmente interessante nella pratica ambulatoriale dermatologica è la sua capacità di essere impiegato non solo per la correzione dell’aging ma anche, grazie alle sue comprovate attività rigenerative, per il trattamento di molteplici alterazioni della qualità della cute, come lassità precoce, disomogeneità del tono, irregolarità superficiali e perdita di luminosità. L’applicazione del laser, infatti, riguarda potenzialmente tutti i distretti corporei affetti da lassità, pur esprimendo senza dubbio la sua immediata potenzialità terapeutica nei cedimenti del terzo inferiore del volto e specificatamente jawline, mento e collo. In base alla mia casistica, credo che la sua efficacia emerga maggiormente quando viene utilizzato in sinergia con altri strumenti iniettabili propri della dermatologia estetica. Parlo di filler a base di acido ialuronico, ibridi in associazione con idrossiapatite di calcio, acido polilattico, tossina botulinica, biostimolanti come polinucleotidi o aminoacidi, e non ultimi gli esosomi che ritengo rappresentino alleati fondamentali. Queste combinazioni, infatti, consentono di ottenere risultati non solo estetici, ma funzionali: si agisce sui volumi, sulla struttura dermica, sulla regolazione della dinamica muscolare e sulla rigenerazione cellulare in modo integrato. Inoltre l’effetto sinergico tra laser e iniettabili si è dimostrato determinante nel sostenere i processi rigenerativi cutanei attivati dal trattamento. Come confermato anche da uno studio da me condotto su 7 pazienti, con follow-up a 12 mesi. I risultati hanno evidenziato riduzione della lassità cutanea, miglioramento della definizione mandibolare, incremento della densità dermica e della qualità percepita della pelle, con elevata soddisfazione soggettiva e assenza di complicanze significative. In sede ambulatoriale, il trattamento viene sempre preceduto da una valutazione clinica dermatologica completa, con analisi del fototipo, della qualità tissutale e delle aspettative del paziente. A questo punto la tecnologia descritta permette di affrontare in modo selettivo ogni componente dell’aging cutaneo, adattandosi alle esigenze individuali e ai diversi stadi dell’invecchiamento. In particolare, ogni seduta è orientata a rispettare la fisionomia, puntando a risultati graduali ma visibili. In questo contesto, lo strumento diventa uno mezzo non solo efficace, ma anche versatile e sicuro. Il suo utilizzo, associato a metodologie di imaging 3D e a protocolli di monitoraggio standardizzati, consente, infatti, al dermatologo di misurare oggettivamente i miglioramenti ottenuti e di ottimizzare i risultati nel tempo. Un approccio che rappresenta una nuova estetica dermatologica, che valorizza l’identità e punta sulla qualità della pelle prima ancora che sull’effetto lifting. Un’estetica che parte dalla salute tissutale, dalla struttura del derma, dalla fisiologia dei volumi. Concludo con un’osservazione: è grazie a questo tipo di tecnologie e alla loro combinazione con filler, botulino, biostimolanti ed esosomi, unitamente a un’adeguata skincare, che i dermatologi possono oggi offrire un percorso su misura per ogni paziente, in cui si sommano ricerca scientifica, sensibilità estetica, rispetto della fisionomia e attenzione al benessere globale.











