Home tricologia Un laser a 675 nm per l’alopecia androgenetica

Un laser a 675 nm per l’alopecia androgenetica

Il laser a 675 nm è in grado di ritardare la transizione del capello in fase catagen ed estendere quella anagen

In tutto il mondo, l’alopecia androgenetica (AGA) colpisce fino al 70% degli uomini e il 40% delle donne, interessando principalmente le regioni frontale e parietale del cuoio capelluto. L’impatto psicologico è molto significativo sulle persone che ne soffrono e la scelta di un percorso terapeutico deve spesso considerare le esigenze del paziente e la compliance. Come è noto, un’elevata concentrazione di marcatori infiammatori nei siti suscettibili all’AGA determinano un ciclo dei follicoli “aberrante”(1). Nelle aree colpite da AGA, infatti, essi hanno una matrice molto sottile, una papilla dermica ovale, bassi livelli di melanina nella fase catagen e mostrano frequentemente la deposizione di linfociti, mastociti e macrofagi, nonché microinfiammazione perifollicolare ricorrente e non distruttiva; condizione che provoca una progressiva fibrosi follicolare(2). Nonostante la nota diffusione della problematica, ad oggi, sono solo due i farmaci approvati dalla Food and Drug Administration (FDA): il minoxidil topico e la finasteride orale. Il primo è frequentemente associato a ipertricosi e attività sul sistema cardiovascolare in modo dose-dipendente, mentre la finasteride orale è stata correlata a disfunzione sessuale ed effetti collaterali neuropsichiatrici(3). Le altre terapie convenzionali disponibili, d’altra parte, hanno un effetto temporaneo e il loro uso è limitato nelle donne. è prevalsa pertanto la convinzione che per avere un trattamento mirato ed efficace, occorra agire in modo più invasivo tramite trapianti, microneedling o PRP. Recentemente, la terapia LED, e in particolare i trattamenti che utilizzano lunghezze d’onda rosse e infrarosse, hanno dimostrato una loro efficacia nel campo della caduta dei capelli(4). Inoltre, il sistema laser non ablativo con lunghezza d’onda di 675 nm (RedTouch PRO di DEKA), si è rivelato significativamente efficace per il trattamento dell’AGA, anche sulle carnagioni più scure. Questa tecnologia avanzata, già molto apprezzata nel trattamento del melasma e dell’aging cutaneo, al contrario di altre metodiche, non è invasiva e permette di agire solo sull’area di interesse, rappresentando un‘opportunità per ampliare le strategie adottabili da dermatologi o medici estetici. La metodica è semplice e richiede 2 trattamenti a settimana, per 8-10 sedute. Inoltre la durata dell’esposizione al laser, a differenza di quella necessaria con il Led, che arriva a un’ora, è ridotta al tempo di una scansione quantificabile in uno o alcuni secondi. Il laser può infine essere integrato, se necessario, con lozioni, shampoo o altri dispositivi. I primi risultati clinici sono stati ottenuti dalla dottoressa Elisabetta Sorbellini, esperta dermatologa, il cui studio oggi rappresenta un’eccellenza internazionale nell’ambito tricologico. In una sua pubblicazione, è stato evidenziato che la lunghezza d’onda di 675 nm è altamente efficace nella stimolazione della fase anagen, in cui si verifica la crescita attiva dei follicoli piliferi, mostrando un miglioramento nel ripristino dei capelli del paziente con un aumento significativo del loro numero già dopo 1 mese dal trattamento. Del resto studi in vitro già presenti in letteratura, mostrano come la luce rossa possa ritardare la transizione del capello in fase catagen ed estendere invece quella anagen(5). In particolare, la luce infrarossa vicina è stata utilizzata per stimolare la proliferazione cellulare e la differenziazione delle cellule staminali. Questo effetto è stato dimostrato dal livello di espressione di KI67, un tipico marcatore della proliferazione cellulare in generale e in particolare nella matrice dei capelli viene usato per seguire la proliferazione dei follicoli piliferi(6). Recentemente nuovi interessanti dati riguardanti tale marcatore sono emersi grazie alla collaborazione tra il laboratorio biologico “Biolab” (El.En. Group) e l’Istituto CNR di Firenze per quanto riguarda il trattamento dell’alopecia androgenetica con la lunghezza d’onda di 675 nm del RedTouch PRO. Tali esperimenti, eseguiti in un modello in vitro di fibroblasti dermici umani per testare l’effetto di questo laser sull’espressione di KI67, hanno dimostrato che l’ applicazione era in grado di stimolare la proliferazione cellulare già dopo 48 ore(7). Allo stesso tempo, la morfologia nucleare di queste cellule, osservata in seguito al trattamento, non suggerisce alcuna induzione di effetti citotossici o morte cellulare. I risultati ottenuti suggeriscono quindi che l’applicazione della lunghezza d’onda a 675 nm riesca a stimolare la proliferazione dei fibroblasti promuovendo l’aumento della produzione di collagene, a sua volta in grado di creare un microambiente più favorevole per la crescita dei follicoli piliferi del cuoio capelluto, accelerandone la transizione nella fase anagen. Il meccanismo d’azione è legato, da una parte, alla capacità dei peptidi del collagene di ridurre il fattore di necrosi tumorale alfa (TNF-α) e l’interleuchina-1beta (IL-1β) nei follicoli piliferi, aiutando quindi nella regolazione delle reazioni infiammatorie che possono insorgere negli individui affetti da AGA; dall’altra, al poter indurre un miglioramento della circolazione sanguigna mediante la regolazione del fattore di crescita endoteliale vascolare (VEGF), componente fondamentale dell’angiogenesi, che agisce come mediatore della crescita e del ciclo dei capelli. Dal punto di vista dell’uso clinico, come detto in precedenza, il dispositivo laser a 675 nm non induce iperpigmentazione, e può quindi essere utilizzato anche su pazienti con fototipo più scuro. Per maggiore chiarezza, nelle foto presenti in questa pagina, mostriamo gli effetti ottenuti con tale metodica dal Dott. B.S. Chandrashekar, dermatologo e Presidente dell’Accademia delle scienze cutanee di Karnataka (India). In una sua recente pubblicazione, Chandrashekar ha dimostrato, tramite valutazioni di misurazione, dermatoscopiche e fotografiche, che in seguito all’applicazione del laser, si può ottenere un buon miglioramento su tutta l’area trattata fino a 4 mesi dall’ ultima sessione, con un chiaro aumento del numero e dello spessore dei capelli e del numero dei bulbi con più peli all’interno. In sintesi possiamo considerare questi risultati molto positivi considerato anche che si tratta di una metodica non invasiva, che non prevede l’uso di aghi e non crea sanguinamento, e che, non richiedendo alcuna interazione con i capelli, evita in tal modo la loro possibile distruzione.

Articolo a cura della Dott.ssa Laura Pieri, Biologa e Responsabile del Laboratorio Biolab Gruppo El.En. e della Dott.ssa Irene Fusco Biologa, Laboratorio Biolab Gruppo El.En.