Sudare troppo: non solo un problema di apparenza

Anxious scared man sitting and waiting for a job interview, he is sweating and smelling bad

L’eccessiva sudorazione può avere un impatto negativo sulla qualità della vita, ma la ricerca medica offre soluzioni valide

Chi lavora nel mondo della televisione o del cinema, ma anche della politica, sa bene quanto l’immagine rivesta un ruolo importante se non fondamentale, per la propria affermazione. Non per niente i codici linguistici legati all’uso del corpo, alla sua apparenza, come anche agli oggetti e ai vestiti di cui si fa uso, sono studiati da anni come parte integrante della comunicazione stessa e sono fondamentali per la “costruzione” di un profilo vincente. Riuscire a nascondere le rughe di espressione, donare un aspetto rilassato a chi deve tenere un comizio o è protagonista di un’intervista può infatti risultare determinante per infondere nello spettatore sensazioni quali sicurezza, sincerità e consapevolezza: attributi necessari per una affermazione elettorale. Ci sono casi, però, in cui il “mestiere” non sempre può bastare. L’esempio più noto è probabilmente il famoso dibattito televisivo tra Nixon e Kennedy avvenuto durante la campagna elettorale del 1960. Fino a quel momento Nixon era dato per vincente in tutti i sondaggi ma l’eccessiva sudorazione mostrata in schermo, secondo gli esperti di comunicazione, gli risultò fatale. Gli elettori, infatti, diedero connotazioni negative alla sudorazione del candidato, giudicando la sua figura incerta, poco rassicurante e per alcune promesse inaffidabile. Probabilmente tutta colpa di un aspetto poco fresco e sudato, eppure il sudore, scevro dai significati psicologici che gli si attribuiscono, è fondamentale per la nostra salute. La sua principale funzione, come noto, è infatti quella di regolare attraverso l’evaporazione la temperatura corporea, quando aumenta a causa di fattori esogeni (sforzo fisico, escursioni termiche ambientali) o endogeni (stati emotivi). Oltre al fatto di contribuire all’eliminazione delle sostanze di rifiuto del corpo e alla formazione del film idrolipidico cutaneo. Un meccanismo che sembrerebbe anche aver svolto un ruolo chiave nell’evoluzione umana. L’uomo è infatti l’unico tra i predatori esistenti capace di percorrere lunghe distanze mantenendo la sua temperatura interna, al contrario degli altri animali che per farlo sono costretti ad ansimare, una modalità poco efficiente e dispendiosa. Anni di ricerche ci hanno permesso di comprendere il meccanismo fisiologico della sudorazione. il sudore, costituito da acqua relativamente povera di sali, viene prodotto dalle ghiandole eccrine, regolate dal sistema nervoso autonomo simpatico che, in questa sede, presenta una caratteristica peculiare: il mediatore chimico postsinaptico non è la noradrenalina bensì l’acetilcolina. Quest’ultima, che viene rilasciata dai neuroni simpatici che innervano le ghiandole eccrine, è in grado di attivare specifici recettori muscarinici di classe M3, i quali a loro volta innescano la produzione di sudore. In condizioni patologiche, lo stimolo colinergico diventa eccessivo con una conseguente produzione di sudore superiore a quanto necessario per l’omeostasi termica, come nel caso dell’Iperidrosi. Al contrario di altre forme di ipersudorazione correlate a patologie specifiche (Iperidrosi secondaria), l’Iperidrosi primaria (IP) non ha un’eziologia specifica ed è generalmente focale, bilaterale e simmetrica. Le regioni maggiormente colpite dalla patologia sono le ascelle, il palmo delle mani e la pianta dei piedi; tuttavia, questa problematica può interessare anche il viso (localizzazione cranio-facciale). L’IP è una patologia cronica che colpisce circa il 3% della popolazione e, sebbene non abbia un impatto rilevante in temini di morbilità, è in grado di influenzare negativamente la qualità di vita di chi ne è affetto. Risulta dunque evidente come sia importante che questa condizione venga correttamente diagnostica e trattata. Sono diverse le soluzioni terapeutiche conosciute e disponibili: sali di alluminio, tossina botulinica, la iontoforesi e la simpatectomia endoscopica. I primi, sono disponibili in differenti concentrazioni (10-40%), e rappresentano il trattamento di prima scelta per le forme di IP lievi-moderate. La funzione di questi composti è fondamentalmente di tipo meccanico, causando la precipitazione dei mucopolisaccaridi a livello del dotto della ghiandola sudoripara. Il principale problema legato ai sali d’alluminio è, però, la loro tollerabilità, che risulta inversamente proporzionale alla concentrazione e all’efficacia. La iontoforesi è un trattamento non-chirurgico che agisce interrompendo reversibilmente i canali ionici portando a un blocco delle ghiandole sudoripare. I principali svantaggi di questo trattamento sono però rappresentati dal dolore/fastidio e dal tempo richiesto per lo svolgimento di questa specifica terapia. La tossina botulinica blocca la secrezione delle vescicole contenenti acetilcolina, interrompendo dunque l’attivazione dei recettori M3 e quindi la produzione di sudore. Si tratta di un trattamento molto efficace ma doloroso, in particolare a livello dei palmi delle mani e per questo ha come unica indicazione autorizzata il trattamento della IP ascellare. Infine, l’efficacia del trattamento è limitata nel tempo (4-6 mesi) rendendo necessario ripetere le iniezioni ogni 6-12 mesi, e ciò impatta in maniera importante sul costo della terapia. Un ulteriore possibilità, nei casi più complessi e refrattari, è rappresentata dall’opzione chirurgica (simpatectomia endoscopica). Considerando gli aspetti fisiopatologici, emerge anche la possibilità di utilizzare sostanze ad azione anticolinergica per gestire questa patologia. Gli anticolinergici sistemici vengono in alcuni casi utilizzati off label per il trattamento dell’iperidrosi. Tuttavia, considerando la loro mancanza di selettività nei confronti dei recettori muscarinici di tipo M3, in genere presentano un profilo di sicurezza e tollerabilità basso. In questo contesto emerge come l’iperidrosi rappresenti ancora un unmet clinical need e come siano necessarie nuove strategie farmacologiche maneggevoli, efficaci, sicure e ben tollerate. Recentemente in Italia è stato approvato e commercializzato un nuovo farmaco innovativo per il trattamento dell’iperidrosi primaria ascellare: il glicopirronio bromuro (GPB) 1% in crema. Il GPB è una potente molecola ad azione anticolinergica, polare (non penetra a livello del sistema nervoso centrale) e altamente specifica per i recettori muscarinici di tipo M3. L’efficacia e la tollerabilità di questo prodotto è stata dimostrata da studi clinici che hanno coinvolto più di trecento soggetti trattati fino a 72 settimane con il nuovo farmaco. Questa molecola, utilizzata una volta al giorno per il primo mese e poi a giorni alterni, ha dimostrato, nel trattamento della IP ascellare, un’elevata e duratura efficacia con una buona tollerabilità: dopo 4 settimane la produzione del sudore si è ridotta del 64% rispetto al basale, e l’efficacia si è mantenuta anche nel lungo termine; inoltre grazie a un questionario validato (Hyperhidrosis Quality of Life Index) si è registrato un miglioramento significativo della qualità di vita dei soggetti. Per quanto riguarda il grado di tollerabilità, gli effetti collaterali più comuni sono stati di lieve intensità (bocca secca e xeroftalmia) e transitori. Inoltre, recenti studi hanno suggerito l’efficacia di questa nuova strategia terapeutica in situazioni off label come l’iperidrosi palmare e plantare, e condizioni dermatologiche non comuni e di difficile gestione quali la prevenzione della candidiasi ricorrente delle pieghe sottomammarie o la pitted keratolysis.