Continuiamo il racconto della storia del San Gallicano dalla svolta laica alla sua fusione con l’IFO sino alla qualifica di IRCCS
Prof. Aldo Di Carlo, Direttore Scientifico a r. dell’Istituto San Gallicano Roma
L ‘articolo del Prof. Valenzano racconta come dalla sua fondazione l’assistenza ai malati nell’ospedale San Gallicano ebbe un’impronta prevalentemente di tipo sociale e religioso, rivolta a pazienti bisognosi affetti da patologie cutanee contagiose o ripugnanti (prurigine lepra et scabie in capite). Va peraltro ricordato che appena pochi anni dopo vennero emanati nel 1731 e 1743, le Regole del Venerabile Spedale di Santa Maria e Gallicano e gli Stabilimenti, che denotano già in quell’epoca una chiara visione della gestione ospedaliera, con interessanti richiami dei nostri moderni Regolamenti di Organizzazione e Funzionamento. Il passaggio avvenuto nell‘800 a una direzione laica corrispose a una maggiore apertura nei confronti della scienza medica, in un momento in cui si stavano formando in Europa le grandi Scuole di Dermatovenereologia. Con Casimiro Manassei, primo direttore laico (1860-1867), allievo di Von Hebra, il San Gallicano si aprì alla comunità scientifica nazionale e internazionale, diventando un vero ospedale dermatologico con reparti, ambulatori e servizi, primi laboratori (e.g. istopatologia, microbiologia) e nuove apparecchiature scientifiche (acquisite anche con fondi propri). Fu anche sede di insegnamento di medicina e di dermatologia (Bolla papale del 1824). Lo stesso Manassei divenne il primo cattedratico di Dermatologia alla Sapienza (1859) e primo Presidente della Società Italiana di Dermatogia e Sifilografia (SIDES) nel 1886. In quel periodo il Maiocchi iniziò la sua carriera come Assistente interno del San Gallicano, prima di raggiungere le Cattedre di Dermatologia a Parma e poi a Bologna. Sotto la direzione del Ciarrocchi (1910-1925), primo Pimario-Direttore, venne introdotta la terapia Rontgen nella cura della tinea capitis con un Gabinetto di röntgenterapia per tignosi, venne ampliata la spezieria interna e, nel campo delle malattie veneree, venne sperimentato il preparato arsenobenzolico Salvarsan 606 nella cura della sifilide (le dosi vennero offerte dal suo stesso creatore, Paul Ehrlich, a Ciarrocchi). Sotto la direzione di Schilling (1867-1893) l’ospedale ebbe una funzione di primo piano nella lotta contro le malattie veneree e, a seguito anche delle prime leggi sulla prostituzione (leggi Cavour 1860, Crispi 1888), vennero istituite le Sale Celtiche e i Dispensari antivenerei per la cura e la profilassi. Ancora decenni dopo, nel periodo del II conflitto mondiale i dati statistici riportati dal direttore prof. P. A. Meineri mostravano fra il 1937-1944 una media di 650 ricoveri all’anno nelle Sale Celtiche, con 3000 ricoveri in un solo anno nel 1944-45. Con l’arrivo della penicillina la prevalenza/incidenza della malattia luetica ebbe un netto declino, anche se vi fu una ripresa importante nel corso della pandemia HIV di fine ‘900. Al riguardo è da ricordare l’impegno del Prof Ferdinando Ippolito, direttore scientifico dell’Istituto e segretario della Società italiana di Dermatologia e Venereologia-SIDEV, per ottenere negli anni ‘90 il riconoscimento del San Gallicano quale U.O. di III livello, al pari dei centri infettivologici nazionali, per la diagnosi e cura della malattia HIV a norma della L.135 del 1990. I dati sulle malattie sessualmente trasmesse (MST) raccolti al San Gallicano, per la numerosità della casistica, hanno indubbiamente costituito negli anni un affidabile indicatore epidemiologico generale in Italia, e tuttora l’Istituto è “centro sentinella” per MST-HIV dell’ISS. Intorno agli anni 30 del ‘900 si verificarono due importanti eventi per l’ospedale: il primo riguardò la trasformazione nel 1926 da ospedale assistenziale a “Regio Istituto Fisioterapico Ospitaliero di S. Maria e San Gallicano con annessa farmacia” (R.D. N.1619). Con esso l’Istituto, oltre a svolgere i tradizionali compiti di assistenza, diventava “Centro studi per applicazioni di terapia fisica e di ricerca nella lotta contro il cancro alle dipendenze della Direzione generale della sanità pubblica”. Il primario dell’epoca (Prof. Pio Pediconi) ne divenne direttore, mentre al medico radiologo venne attribuito il ruolo di vicedirettore. Al riguardo è importante notare che l’art 7 di detto decreto precisava che gli infermi poveri erano a carico dell’Istituto, confermando l’antica vocazione dell’ospedale. Nel 1939, il San Gallicano venne inserito insieme al Regina Elena di Roma, all’Istituto Tumori di Milano e al Pascale di Napoli tra gli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico-IRCCS nella disciplina Dermatologia. Gli IRCCS venivano definiti “Enti a rilevanza nazionale con finalità di ricerca, prevalentemente clinica e traslazionale, dotati di autonomia operanti secondo standards di eccellenza, con finalità di ricerca nel campo biomedico, organizzazione e gestione dei servizi sanitari, unitamente a prestazioni di ricovero e cura di alta specialità”. Questo importante evento nel campo della ricerca biomedica in Italia era stato da poco preceduto negli USA dal National Institute of Health-NIH (1930). L’Istituto, a fronte della nuova “mission”, andò incontro a importanti modifiche istituzionali sia sul piano assistenziale che della ricerca. A provvedere a questa svolta fu in primo luogo il Prof Paolo Nazzaro, personalità dotata di grande cultura e carisma, proveniente dalla Sapienza, che fino alla sua scomparsa (1975) si dedicò totalmente, per dirla con le sue parole, “a consolidare e ravvivare la grande tradizione dermatologica del San Gallicano”. Il prof. Ferdinando Ippolito, nominato quale Direttore (1977) dopo la prematura scomparsa del prof Nazzaro, ne portò a termine l’opera di ristrutturazione. Vennero istituiti 4 Laboratori Sperimentali: Fisiopatologia cutanea, Istopatologia, Microbiologia, Biochimica-Porfirie diretti da valenti ricercatori (Proff. L. Balus, G. C. Topi, F. Caprilli, S. Passi, M. Nazzaro-Porro) che concorsero a gettare nuove basi e un’ulteriore sviluppo dell’Istituto, contribuendo al passaggio dall’attività prevalente assistenziale alla ricerca applicata e traslazionale, con risultati scientifici di notevole prestigio in campo nazionale e internazionale (Simposio internazionale di Dermatologia pediatrica; Simposio Nazionale sulla Toxoplasmosi, “International Meeting on Porphyrins and Porphyrie”; Congresso nazionale SIDEV; Riunione di Istopatologia cutanea del club Unna-Darier europeo; Meeting nazionale sulla dermatite seborroica al CNR).
In questo periodo venne anche istituito il corso di perfezionamento in Istopatologia Dermatologica per dermatologi e anatomo-patologi (in concorso con La Sapienza). Accanto a una notevole produzione scientifica ed elevati IF (Impact Factor), meritano una citazione: la descrizione del primo caso in Italia di porfiria epatoeritrocitaria (Porphyrins and Porphyrias, Parigi 1985), l’isolamento farmacologico dell’acido azelaico, l’introduzione della teletermografia. Sul piano assistenziale vennero creati Dipartimenti clinici e unità complesse e dipartimentali (UOC e UOSD) come la Dermatologia allergologica e professionale, l’Oncologica, la Dermatologia estetica e pediatrica, le malattie sessualmente trasmesse e gli ambulatori a “indirizzo speciale”. Vennero introdotte apparecchiature non invasive come la capillaroscopia, la teletermografia, la epiluminescenza, l’ecografia, l’Artoscan-RMN, la microscopia confocale, il simulatore solare, il laser a eccimeri. In campo chirurgico la tecnica del linfonodo sentinella e dell’eletrochemioterapia è diventata una metodica di routine. Sul piano gestionale, più di recente, sono stati introdotti il “week hospital”, il “day hospital”e il “day surgery”. Un corredo scientifico importante sono senza dubbio la Biblioteca (1926), il Bollettino del San Gallicano (fondato nel 1873 da Schilling e pubblicato sino agli anni ‘90) e la Farmacia (aperta al pubblico nel 1926). La prima contiene 60 periodici correnti, 1300 monografie, 200 testi storici di letteratura medica (significative le monografie sulla sifilide), 2063 testi umanistici e i più diffusi link digitali. Alle soglie del XXI secolo, l’Istituto è stato trasferito, insieme al Regina Elena (IFO), in una nuova sede alla periferia di Roma, dove continua a svolgere attività clinica e di ricerca applicata, quale Istituto monospecialistico pubblico nel campo della Dermatovenereologia. L’assistenza è in particolare rivolta a prestazioni di ricovero e cura di alta qualificazione e alla definizione di percorsi diagnostico-terapeutici aggiornati secondo linee guida nazionali e internazionali. In particolare sono da citare: la diagnosi e la terapia delle dermopatie infiammatorie, l’impiego di innovativi farmaci biologici, la dermatologia infettiva, l’oncologia. Sul piano della ricerca traslazionale vanno ricordati gli studi rivolti alla metabolomica e lipidomica cutanea, ai nuovi marcatori in dermatopatologia, all’impiego di antiossidanti, alla fisiopatologia della pigmentazione (vitiligine, melanoma), alla sperimentazione di nuove tecniche in chirurgia plastica e ricostruttiva. L’analisi dei risultati relativi all’attività dell’Istituto di questi ultimi 30 anni esprime la validità di queste attività e fa ritenere possibile una continua positiva evoluzione dell’Istituto, anche alla luce del D.L. 23 dicembre 2022 N. 200 che modifica e aggiorna il precedente D.L. 16 ottobre 2003 (Legge IRCCS).





