Overturismo, movida e il moltiplicarsi dei B&B rendono più difficile la vita nei centri storici dove il rumore e l’incuria creano rischi per la salute e la sicurezza
Dott. Saverio Corasaniti Giudice Emerito TAR
Cosa hanno a che fare l’iperturismo, la movida notturna nelle città e il benessere dei residenti? Molto più di quanto si immagini a prima vista. Negli anni post Covid nelle più importanti città europee, si è diffuso il fenomeno della movida e dei B&B per effetto dell’iper turismo: rito collettivo che è andato sempre più degenerando. Un fenomeno in grado di trasformare i centri storici e le zone semicentrali, in terra di occupazione da parte di quanti cercano locali cult, enoteche, minimarket con bevande da asporto, cocktail bar con musica dal vivo. Contestualmente nei palazzi, persino di rilevanza culturale, sono nate micro strutture ricettive in affitto breve o brevissimo, case vacanze e simili. Ciò ha prodotto consistenti guadagni ai commercianti e ai gestori delle strutture e servizi turistici, ma anche inquietanti sconvolgimenti dell’identità dei centri storici e hanno fatto perdere tranquillità e la sicurezza alle famiglie in essi residenti. Senza parlare della moltitudine di giovani che la notte si assembrano a ridosso dei locali che diventano teatri di risse e persino di tragici accoltellamenti non solo tra ubriachi e drogati, con gente che orina e vomita a cielo aperto, tra le auto parcheggiate, con i portoni e i citofoni imbrattati da escrementi, fra le bottiglie rotte, i rifiuti di ogni genere. Ciò genera insicurezza fra i cittadini, continuo inquinamento acustico notturno; atti vandalici e insulti, minacce e violenze ingiustificate nei confronti di chi prova a reclamare solo il proprio diritto di riposare. Tutti sanno che il problema esiste ma nessuno lo combatte a cominciare dai politici che preferiscono restare inerti o sorvolare per non metterci la faccia e rischiare sul piano elettorale. Da qui la sensazione dei cittadini di una diffusa impunità, che ognuno può fare quel che gli pare sapendo di non essere sanzionato (id quod plerumque accidit). Per gli effetti negativi psicologici e i rischi di malattie derivanti dalla c. d. mala movida o violenta, gli Stati europei e le loro autorità pubbliche non possono sottovalutare e/o banalizzare tale situazione. Passiamo ai bed breakfast, che sono noti per irrompere senza freni nei palazzi condominiali sovente deteriorando gli equilibri della convivenza e determinando un rischioso peggioramento nella vita degli abitanti. Il fenomeno dei B&B è esploso a Roma a causa dell’arrivo di decine di milioni di pellegrini in occasione del Giubileo. Sono oltre 40.000 le microstrutture attivate nei condomini del centro storico e semicentro, previa presentazione telematica di una semplice CILA o SCIA e senza controlli successivi. Una delle ferite più profonde nel tessuto urbano e abitativo della Capitale, ma lo stesso vale per le principali città europee. Una triste storia in quanto, i valori della tranquillità e sicurezza, vengono annientati dai continui arrivi e partenze dei c.d. “ospiti”, dal vai e vieni di estranei all’interno del palazzo, dal passaggio delle chiavi di mano in mano peraltro superato dalle istruzioni digitali, dall’alto vociare e trascinamento, pure in piena notte, di pesanti trolley; dal portone stesso e dalla porta dell’ascensore lasciati dischiusi; dal permanere negli spazi comuni per dialogare ma anche discutere animatamente; dall’alto volume della musica. Un’inquietante miscela di pericolosità, diffidenza verso gli altri e soprattutto comprensibili problemi intimi di turbamento, paura e preoccupazioni per avere accanto soggetti sconosciuti che si alternano giorno e notte con i quali è, quindi, impossibile interagire, avere una qualche relazione, un qualche contatto o dialogo. Tutto ciò ha provocato la fuga di tante famiglie, la vendita dei loro appartamenti, frazionati e trasformati in altre microstrutture ricettive, la distruzione del senso del vivere assieme e della qualità dell’abitare nel rispetto di regole comuni, sostituiti da una sorta di albergo diffuso e ridotto a dormitorio. Scompaiono anche i negozi di prossimità, sostituiti da pizzerie a taglio, bistrot, pub e negozi di souvenir, già custodi dell’identità dei quartieri. Le azioni giudiziari promosse da qualche cittadino esasperato non ottengono risultati e la politica non ha colto in anticipo la gravità della sopravvenienza critica di ordine pubblico, urbanistico/abitativo e dello squilibrio sociale che rischiavano di deflagrare come poi è avvenuto. è questo un classico esempio di mancata applicazione del principio comunitario della precauzione che costituisce uno strumento in mano alle “autorità” per gestire quelle situazioni rischiose per la salute e la sicurezza pubblica; interessi primari che travalicano anche lo stretto individuale e che l’ordinamento comunitario dell’UE e quello costituzionale degli Stati membri considerano degni di somma protezione. In altre parole, sottovalutando il problema, ci si è disinteressati dei cittadini ritenendo, forse in buona fede, che gli aspetti deleteri del fenomeno scomparissero col passare del tempo, cosa che non è certo avvenuta.
Eppure, la possibilità e i poteri per affrontare il problema in via preventiva esistevano e ciò manifesta una forma di debolezza degli Stati, soppressiva della loro sovranità, a fronte di un esistente impianto legislativo europeo e di normazione dei singoli Stati regolante almeno la materia dell’inquinamento acustico (direttiva CEE 2002/49 relativa al rumore prodotto da fonti esterne; Lg 447 /95 in Italia) oltre i regolamenti degli enti territoriali regionali e comunali. Un’eccezione a siffatta generalizzata inerzia e tolleranza pubblica si è avuta a Barcellona dove la crescita illimitata del turismo ha creato, come nelle altre metropoli europee, eccessi di movida e una selva di appartamenti adibiti a locazioni brevi con conseguenziale stravolgimento del centro storico, disturbo della quiete pubblica e peggioramento della qualità della vita degli abitanti. A seguito di ripetute manifestazioni dei cittadini rivendicanti il diritto al riposo notturno il Comune, pur riconoscendo l’importanza economica del turismo ha adottato rigorosi provvedimenti di contrasto alla movida e alla crescita insostenibile dei B&B, privilegiando e proteggendo la qualità della vita dei cittadini residenti e quindi la loro vivibilità. Sono stati quindi vietati sia il troppo rumore notturno che il consumo di alcolici tra le 23 e le 7, nell’interesse degli stessi giovani con multe salatissime ai gestori dei locali trasgressori. Un modello operativo, che potrebbe essere l’esempio da seguire anche altrove e per la Commissione Europea, con l’emanazione di una legge avente la finalità di promuovere in maniera omogenea una maggiore protezione dei centri storici e la tutela degli interessi della salute e della sicurezza dei cittadini. Beni questi garantiti sia dall’ordinamento della CEE che dalle Costituzioni degli Stati membri in quanto “diritti fondamentali della persona umana” non rinunciabili e non vulnerabili perché le niziative economiche private, non possono in alcun modo svolgersi recare danno alla salute e all’ambiente. Il timore è che l’alleanza fra gli operatori commerciali che si beneficiano della situazione riesca a condizionare a tutti i livelli l’agire degli organi decisori, ignorando la necessità di salute, sicurezza, benessere psicologico e morale degli altri cittadini disorganizzati elettoralmente e di fatto europei solo per la condivisione dell’euro.





