Rimozione tatuaggi ci pensa Hollywood

Quante sono le persone tatuate in Italia? I dati che circolano sulla rete indicano una improbabile percentuale del 40% della popolazione

Antonio Calanchi, Presidente Bioskin Italia

Se provate a effettuare una ricerca su un qualsiasi motore di ricerca su internet accostando le parole “tatuaggio” e “italiani” il risultato sarà di visionare decine di articoli che riportano la stessa informazione: l’Italia è il Paese nel mondo con più tatuati, con buona pace di Australia e Nuova Zelanda cui solitamente viene accostata l’antica pratica del disegno sulla pelle. Eppure, a ben vedere, mancano le fonti ufficiali che rilasciano questi dati, e rimane difficile credere che circa il 48% dei nostri concittadini abbia deciso di segnare indelebilmente il proprio corpo con una scritta, un disegno o la replica di qualche tela famosa. Si è portati quindi a pensare che, non potendo verificare l’attendibilità della notizia e soprattutto capire a quando risalirebbe la rilevazione, si tratti di un campione estrapolato in maniera sicuramente poco scientifica. Il problema è che, come in un meccanismo di eco che rimbalzano da ul luogo a un altro, questa percentuale più volte rilanciata online, è stata notata anche da importanti agenzie stampa e quotidiani prestigiosi, che l’hanno amplificata e resa credibile, senza alcuna verifica. Negli stessi articoli, vengono citati dati relativi ad altri stati, e i più vicini all’Italia sarebbero la Svezia (47%) e gli Stati Uniti d’America (46%). Ci si potrebbe chiedere, anche in questi casi, se le metodologie d’indagine sono simili e se i dati siano comparabili, ma in realtà, ciò che si può derivare da queste inchieste è semplicemente l’orientamento di un trend che da almeno un decennio sta caratterizzando le società occidentali: il tatuaggio è diventato un ornamento dal puro valore estetico, lontano dalle connotazioni antopologiche, etniche e di appartenenza che ne avevano segnato la storia. Per altri versi interessante è la ricerca condotta dall’Università di Pisa e risalente al 2019 (Sulla nostra pelle. Geografia culturale del tatuaggio – Pisa University Press, 2019) secondo la quale a essere tatuati sarebbero invece “solamente” il 12,8% del totale. I ricercatori toscani hanno anche indicato che la fascia di età più propensa a marchiare il proprio corpo è rappesentata in maggioranza da individui tra i 18 e i 44 anni, per lo più residenti nelle regioni del nord (quasi il 60%) seguiti da quelli del centro mentre nel sud sarebbero meno di un quinto del totale. Lo studio ci dice, pur considerando valida questa percentuale, decisamente più bassa rispetto a quella che circola su internet, che ci sarebbero in ogni caso almeno 6 milioni gli italiani tatuati (a fronte dei 30 milioni indicati dalla rete). Ciò che colpisce maggiormente, però, e diventa un dato ancor più significativo e su cui vale la pena riflettere, è il fatto che circa il 25% dei tatuati, non lo rifarebbe, si è pentito della sua scelta precedente e sarebbe alla ricerca di una soluzione per eliminare i suoi fregi e tornare indietro a una pelle completamente o parzialmente pulita. Visto che anche in questo caso si parla di numeri non proprio freschissimi, risalenti al 2021, e considerata sia l’ampiezza che le possibili diverse motivazioni espresse dalla popolazione coinvolta, anche questo dato andrebbe verificato scientificamente sul campo, ma perlomeno abbiamo una fonte più attendibile: l’IMI, ossia l’Intergruppo Melanoma Italiano. Inoltre, nel corso di un Webinar intitolato “Il melanoma nascosto nel tatuaggio” i relatori coinvolti hanno sostenuto che, in base alla loro esperienza, ben il 7,7% di chi si è già sottoposto a questa pratica lo ha fatto in un’età compresa tra i 12 e i 18 anni (da ricordare che i tatuaggi sono vietati prima dei 16 anni e in questo caso occorre una liberatoria di un genitore o di un tutore) mentre l’età media del primo “disegno” è di circa 25 anni. Sempre stando agli specialisti dell’IMI, “il consenso informato viene firmato da appena il 26.8% di chi si sottopone a questa pratica, che comunque comporta dei rischi. Il 3,3% dei tatuati ha, infatti, avuto una complicanza più o meno importante. La percentuale sale al 6,6% in caso predominino gli inchiostri rossi o gialli”. Per complicanze ci si riferisce a: “dolore (39,3% dei casi), eczema e prurito (26,7%), allergie ai colori (17,5%), reazioni granulomatose (27,7%) da corpo estraneo o simil-sarcoidee; reazioni pseudolinfomatose e reazioni pseudoepiteliomatose”. In ogni caso – è stato detto che – più della metà delle persone che ha avuto una reazione non avrebbe neanche ricercato un consulto, mentre il 20% di loro si sarebbe rivolto al proprio tatuatore, il 10% a un dermatologo e un altro 10% al medico di base”. Tornando alla volontà di rimozione che riguarderebbe, come detto, un tatuato su quattro, la realtà è che non sempre è semplice ottenere l’effetto desiderato. A oggi, la tecnologia Laser Q-swtched è quella maggiormente utilizzata dai professionisti del settore ma i risultati dipendono ancora da troppi parametri: il tipo di colore utilizzato, la zona del derma segnata, la profondità dell’inoculazione dell’inchiostro.Per sapere di più sullo stato dell’arte della tecnologia ci siamo rivolti ad Antonio Calanchi, titolare dell’azienda Bioskin, che da anni produce e distribuisce tecnologie per la Medicina Estetica, Dermatologia e Fototerapia che ci ha detto: “Oggi non è più così e finalmente si può dire che un tatuaggio non è più per sempre”.
Ci può spiegare perché?
Perché oggi ci sono nuove tecnologie che consentono di rimuovere in modo rapido ed efficace i pigmenti che compongono i tatuaggi. Parlo, per esempio, di un laser estremamente versatile, i cui impulsi brevi minimizzano l’impatto termico e combinati con un’elevata potenza di picco, minimizzano gli effetti collaterali (Hollywood Spectra di Lutronic). Si tratta di un laser Q-switched Nd:Yag a doppia lunghezza d’onda 532nm/1064nm, dotabile di altre due lunghezze d’onda: 585nm (manipolo Gold Toning) e 650nm (manipolo Ruvy Touch) che lo rendono adatto a tutti i tipi di pelle. A ogni lunghezza d’onda dello spettro visibile corrisponde un colore e la luce di quel determinato colore viene assorbita dal suo complementare. Per esempio, la 585 nm è gialla e viene assorbita dal colore viola/blu. Per questo motivo, viene utilizzata per la rimozione di tatuaggi azzurri. In modo simile, la 650nm corrisponde al colore rosso/arancione, complementare al verde: il medico, quindi, utilizzerà il manipolo Ruvy Touch, che emette energia a 650nm, per trattare tatuaggi verdi.
Quante sedute sono necessarie?
Il tipo di tatuaggio determina il numero di sedute necessarie alla rimozione: i tatuaggi amatoriali hanno una bassa concentrazione di inchiostro, sono più superficiali e facili da rimuovere, mentre per quelli professionali, più profondi e densi, sono necessarie più sedute. Nessun pigmento è però indelebile.
Un problema di molti laser Q-switched è la distribuzione disomogenea dell’energia, che si accumula al centro dello spot, ma fatica a raggiungerne i lati, determinando così trattamenti poco uniformi…
è vero, ma grazie anche all’esclusiva tecnologia IntellibeamTM di Hollywood Spectra e al suo omogeneizzatore, l’energia si distribuisce in modo omogeneo sulla superficie di uno spot più grande e questo permette un miglioramento clinico più veloce del 20~30%. Questo laser tratta solo i tatuaggi?
No, con il trattamento Hollywood PeelTM si può ringiovanire della pelle, migliorarne texture e tono, ridurre rughe sottili, pori dilatati e lesioni infiammatorie e ottenere un effetto opacizzante. La combinazione dell’energia laser con la Spectra LotionTM, una lozione foto-potenziante al carbone specificamente formulata, ne potenzia ulteriormente i benefici. Il laser scalda la lozione al carbone applicata sulla pelle inducendo un effetto termico nel derma e successivamente la distrugge, con conseguente micropeeling dello strato corneo. Il risultato è eccellente e la pelle risulta più distesa e luminosa. Inoltre, il nuovo manipolo Multi Depth Focus concentra l’energia emessa a 3 diverse profondità, inducendo il rimodellamento del collagene e migliorando le condizioni del derma.