Poche gocce al giorno tolgono le macchie di torno

Abbiamo intervistato l’autore di un recente studio che conferma l’efficacia di una formulazione in gocce per la cura del melasma

Dott. Luigi Boccia, Dermatologo

Qualche mese fa sono stati presentati alla stampa i risultati di un interessante studio sull’efficacia di una formulazione in gocce a base di acido idrossi-fenossi -propionico, arbutina e un complesso di alfa-idrossiacidi nel trattamento del melasma. Volendo approfondire la conoscenza della ricerca, abbiamo intervistato il Dott. Luigi Boccia, Dermatologo, autore dello studio in questione, chiedendogli di commentare i risultati e le possibili applicazioni in ambito dermatologico.
Come è nata l’idea dello studio?
Onde scansare qualsiasi equivoco, inizio col dire che non ho creato alcuna formulazione ma valutato l’efficacia di un prodotto già in commercio (Idrastin® Gocce di RPF). Abbiamo scelto di avviare questa ricerca perché in bibliografia tutte e tre i principi attivi inclusi nella formulazione sono considerati efficaci nel trattamento del melasma, seppure per motivi diversi e con modalità di azione differenti. Ci è sembrato quindi particolarmente interessante approfondire in che modo la loro combinazione agisse e con quali esiti.
Possiamo iniziare ricordando quali sono i meccanismi e le cause della formazione del melasma?
Certamente. Come lei ben sa, con questo nome si indicano delle macchie di iperpigmentazione di colore marrone scuro, approssimativamente simmetriche, con bordi irregolari che fanno la loro comparsa in alcune zone del volto (fronte, tempie, guance, labbro superiore o naso). A esserne più colpite sono le donne, specie quelle in gravidanza (melasma gravidico o maschera gravidica) e quelle che assumono contraccettivi orali, con fototipo scuro. Infine, è ormai certo che il rischio di comparsa del melasma è strettamente correlato alla fotoesposizione. Ciò ha fatto supporre come alla base del meccanismo patogenetico vi sia verosimilmente un’iperproduzione di melanina da parte di melanociti ipersecernenti. Tanto che nella gestione della patologia è essenziale che i pazienti adottino una rigorosa fotoprotezione utilizzando filtri solari molto alti (50+) e privilegiando indumenti protettivi come un cappello in presenza di sole, oltre a evitare sempre una esposizione diretta. Come è da tempo noto, il fenomeno della melanogenesi si svolge all’interno di un organulo intracitoplasmatico della famiglia dei lisosomi secretori: il melanosoma. Tre gli enzimi principali della melanogenesi: la tirosinasi e le tyrosinases related proteins 1 e 2. In più, oggi sappiamo anche che l’embriogenesi dei melanociti, la biogenesi dei melanosomi, il loro trasporto nei melanociti e il loro trasferimento ai cheratinociti sono controllati da un numero elevato di geni e che ci sono altri numerosi fattori di regolazione della melanogenesi (ultravioletti, ormoni melanotropi, citochine ecc.). Tutte queste conoscenze, insieme a quelle relative ai meccanismi di segnale cellulare coinvolti nella melanogenesi, hanno progressivamente consentito di comprendere meglio le basi genetiche della fotoprotezione melanica della pelle, permettendo di identificare molti potenziali bersagli per strategie terapeutiche delle ipermelanosi e ipomelanosi cutanee. Torniamo allo studio in questione, in che modo agiscono gli attivi di cui ci ha parlato? Cominciamo con l’Acido idrossi-fenossi-propionico.
L’AIFP agisce bloccando il rilascio di melanina da parte dei melanociti, costituendo un’alternativa all’inibizione della tirosinasi, processo già ampiamente indagato. L’AIFP risulta poi utile nel prevenire il danno cellulare causato dalle radiazioni UVB e riduce il rilascio di citochine infiammatorie. Inoltre, a differenza della maggior parte dei principi attivi che inibiscono la tirosinasi, che devono essere incorporati a pH neutro, l’AIFP non pone limitazioni, risultando quindi più stabile e sicuro. Tutto ciò lo avevamo capito da un precedente studio, disegnato per valutare la capacità dello stesso prodotto di uniformare la carnagione del volto, condotto su una platea di donne affette da melasma del viso, tramite l’applicazione di una soluzione con AIFP all’1% per 8 settimane due volte al giorno. Già allora erano stati rilevati miglioramenti visibili già a 14 giorni con il 46% delle partecipanti migliorate alla fine dei 56 giorni di applicazione previsti dal protocollo.
Passiamo al secondo ingrediente, gli alfaidrossiacidi.
Gli acidi della frutta, studiati per il loro ruolo nel metabolismo botanico da anni sono utilizzati nell’uomo perché aumentano la resistenza contro la secchezza cutanea. A conferma di ciò un’ampia letteratura scientifica e un recente studio condotto su pazienti volontarie, di età compresa tra 42 e 63 anni, trattate per 8 giorni con idrogel con 5% alfaidrossiacidi applicato su uno solo dei due avambracci. Al termine degli 8 giorni è stato osservato, mediante luce di Wood, una prolungata azione dell’attività stimolante del rinnovamento cellulare laddove era stata applicata la formulazione.
Cosa ci dice dell’alfa arbutina pura?
Nelle applicazioni topiche, è nota per essere un efficace agente antimacchia, la cui attività principale è di agire sull’accumulo di melanina. Di derivazione vegetale (si trova in alcune piante delle Ericaceae, nella forma di un glucoside dell’idrochinone) ostacola la tirosinasi e inibisce il processo da cui si originano i melanociti. Il suo effetto è quindi quello di una regolazione dei pigmenti e laddove applicata si assiste a una graduale depigmentazione delle macchie cutanee che perdono progressivamente la colorazione scura, uniformandosi sempre più al colore generale dell’incarnato. Infine, svolge un’azione delicata, non provoca irritazioni ed è possibile utilizzarla su ogni tipologia di pelle, anche la più sensibile.
Nello studio da lei condotto, i tre principi attivi sono in combinazione. Qual’è l’effetto sinergico registrato?
Il nostro studio, in modalità in doppio cieco, ha coinvolto un gruppo di donne volontarie di età compresa tra i 32 e i 67 anni affette da melasma del volto. Sulla metà delle partecipanti sono stati effettuati dei test epicutanei dei singoli attivi a 48 e 72 ore, risultati negativi. Poi è stato fornito il preparato oggetto di studio (Idrastin® Gocce) mentre al gruppo di controllo è stato prescritto un prodotto in gel della stessa texture ma a base di solo acido ialuronico 0,5% (contenuto anch’esso, comunque, nel prodotto di riferimento). A entrambi i gruppi è stato chiesto di utilizzare i prodotti una volta al giorno, la sera, applicando 4-5 gocce sulla pelle asciutta del volto, massaggiando delicatamente fino a completo assorbimento. Inoltre, ogni mattina dovevano applicare un filtro solare a base di biossido di titanio ed ethylhexyl methoxycinnamate. Una volta al mese tutti i soggetti sono stati sottoposti a controllo dermatologico. Il risultato finale è stato che, in 12 settimane di trattamento, la discromia veniva valutata nel gruppo A come ridotta nel 70% delle partecipanti, lievemente ridotta nel 20% dei casi e invariata nel 10%. Le componenti del gruppo di controllo hanno invece segnalato solo un miglioramento dell’idratazione ed elasticità della pelle.
Qual è quindi la vostra valutazione finale dello studio?
Ci ha confermato l’attività dei principi attivi utilizzati e una efficacia globale maggiore collegabile al loro utilizzo in combinazione, che è risultata aumentata rispetto all’applicazione dei singoli ingredienti.

Bibliografia
1. T. Passeron, R. Ballotti, J.-P. Ortonne -Service de dermatologie, hôpital Archet 2, centre hospitalier universitaire de Nice, 151, route de Saint-Antoine-de-Ginestière, 06202 Nice cedex 3, France. -Institut national de la santé et de la recherche médicale U587, faculté de médecine, avenue de Vallombrose, 06107 Nice cedex 2, France.