Più potenza e la formula è vincente

La competizione per affermare un prodotto nel mercato degli integratori nutrizionali somiglia alla lotta fra Zeus e i Titani

Il mondo dei prodotti nutraceutici è sempre più affollato e competitivo. Descriverlo e raccontarlo non è affatto semplice. In qualche modo ricorda l’universo della mitologia greca che pullulava di protagonisti più o meno importanti, ognuno dei quali partecipava, si confrontava con gli altri e aveva la capacità di influenzare con i propri poteri gli eventi e la vita degli uomini. La leggenda racconta come nella Titanomachia, lo scontro tra Zeus, Prometeo e i Titani per il controllo dell’universo, il padre degli dei non lottò da solo, ma ebbe intorno a sé quattro fratelli che con i loro poteri, la loro energia e forza svolsero un ruolo decisivo nell’imporsi e vincere la guerra. Orbene, se lo stesso Zeus per affermarsi ebbe bisogno di più compagni: Bia, dea dell’energia, Zelo, dio della passione e del coraggio, Kratos, dio della potenza, e Nike, personificazione della vittoria, è innegabile che la stessa necessità la mostrano le Aziende farmaceutiche nella preliminare selezione degli ingredienti principali che, in ultima analisi, svolgeranno il ruolo non meno significativo di protagonisti nell’auspicato successo del prodotto. Peraltro, la scelta dei quattro aiutanti fatta nell’Olimpo da Zeus, non fu affatto casuale così come non può esserla quando si disegna una formulazione nutrizionale. Per raggiungere i risultati, si ha allegoricamente bisogno di una buona idea, frutto di ricerca e buon senso, risorse, energia, potenza, competitività e spirito innovativo. Il mondo del Life Science è un’area in grande crescita, che al di là dei fatturati rappresenta anche un universo di valori, che colgono linfa dalla conoscenza della natura, delle piante e dei rimedi tradizionali. L’arte di servirsi di medicamenti per ripristinare la salute e combattere le malattie è antica quanto l’umanità. In alcuni insediamenti preistorici, si sono rinvenuti semi di Sambucus nigra, di Sambucus ebulus e di Papaver somniferum utilizzati dall’uomo primitivo. Ma ciò non basta più, è c’è bisogno soprattutto di ricerca scientifica e innovazione, che rappresentano il cuore pulsante in un mercato in cui il fattore tecnologico è ormai fondamentale. Non può mancare però la passione per la scoperta, che è propria delle persone, delle loro competenze e professionalità, qualità che in ultima analisi rappresenta il lato umano di qualsiasi impresa. Ideare formule e soluzioni innovative significa fornire risposte nutrizionali e terapeutiche a esigenze per le quali non si hanno ancora proposte del tutto efficaci. In tutti i Paesi sviluppati il settore della Salute è tra i più importanti e dinamici, e si stima che grazie all’innovazione in ambito farmaceutico e nutrizionale, in 20 anni la mortalità per patologie croniche in Italia sia diminuita del 40%. La competitività spinge l’innovazione e l’innovazione migliora le performance, tuttavia spesso non si può far a meno di processi di potenziamento di quelle che sono le competenze già in essere all’interno dell’azienda (upskilling) o di un’integrazione fatta di nuove competenze (reskilling). In più va anche detto che, poiché la ricerca di nuove molecole costituisce una attività dispendiosa e che necessita di tempi lunghi, il potenziamento di formulazioni note e già ben commercializzate, sta diventando sempre più frequente, perché, in una certa misura, garantisce un minor rischio di reazioni avverse. Questo nuovo aspetto della ricerca aziendale non è sorprendente, bensì rappresenta il risultato di sviluppi tecnici e biochimici per la cui valutazione quantitativa si ricorre a una serie di parametri già noti e descritti: come l’assorbimento, le vie di somministrazione, la distribuzione, la biotrasformazione e l’eliminazione (cinetica); gli effetti biochimici e il meccanismo d’azione (dinamica); gli eventuali effetti tossici e/o pericolosi; l’applicazione nella prevenzione delle condizioni di disequilibrio psicofisico. Un integratore alimentare funzionale non risponde a tutte le richieste autorizzative necessarie per un farmaco, ciò nonostante, può essere migliorato nei suoi risultati attraverso un potenziamento della sua formula: nella capacità di mimare un effetto farmacologico o ormonosimile; per ottenere un’efficacia maggiore o più rapida; per legare o stimolare un recettore o interagire chimicamente con altre molecole. Su quest’ultimo punto è quasi obbligatorio fare alcune precisazioni per chiarire che l’attività di un integratore non lo trasforma o può far ritenere assimilabile a un farmaco, in quanto interagendo con un eventuale recettore, inteso come macromolecola deputata al riconoscimento di sostanze chimiche endogene, non crea l’effetto e modifica la funzione, ma agisce per modulare una funzione preesistente, generando così risposte biologiche attese. L’azione biochimica è generalmente mediata da legami chimici, che tendono a formarsi in un mezzo acquoso quando le molecole giungono in contatto, e possono essere ad alta e bassa energia. Gli ultimi sono i più comuni e si suddividono in legami ionici, fra atomi con carica opposta, in ponti idrogeno in cui un atomo di idrogeno legato ad un atomo elettronattrattore, es. ossigeno o azoto, si lega ad un altro atomo elettronattrattore; oppure attrazioni di Van der Waals fra due atomi qualsiasi, che si trovano a distanza molto ravvicinata, ad opera delle loro cariche elettriche fluttuanti; ci sono poi interazioni idrofobiche causate dalle molecole di acqua che, per minimizzare l’effetto dei gruppi idrofobici sui legami di idrogeno dell’acqua stessa, costringono tali gruppi idrofobici a raggrupparsi fra di loro. è anche importante ricordare che l’entità della risposta a una data concentrazione plasmatica può variare enormemente fra individui diversi e che il raggiungimento di un certo effetto può venire all’interno di uno spettro di quantità di ingrediente attivo anche molto ampio. La variabilità biologica è quindi un concetto da tenere sempre in mente nel corso di una integrazione nutrizionale, sia in termini di entità di risposta che di cinetica, e può andare da una iperreattività a concentrazioni estremamente basse, usualmente inefficaci nella gran maggioranza dei pazienti, fino a una assenza o minima risposta anche a dosi elevate dell’integratore come conseguenza di cause sconosciute. Non va inoltre esclusa una possibile ipersensibilità legata agli effetti allergicizzanti che possono insorgere a seguito della somministrazione del prodotto. Meno noto è invece è il termine idiosincrasia che definisce la presenza di effetti inusitati (e per lo più indesiderati) che generalmente compaiono in un numero molto limitato di pazienti con modalità indipendenti dalla dose del prodotto. In termini generali, quindi, il potenziamento di una formula nutrizionale può dipendere dall’aumento della concentrazione degli ingredienti attivi, ma questa va ben immaginata con l’obiettivo di stimolare l’effetto secondo una curva dose-risposta, tipicamente rappresentata come funzione della quantità sull’asse delle X e come misura dell’effetto sull’asse delle Y, indipendentemente dal tempo, a livello molecolare, cellulare, tissutale, organico, d’apparato o dell’intero organismo. Queste valutazioni, infatti, ove precise e accurate, possono aiutare a determinare la quantità necessaria per raggiungere l’effetto desiderato e decidere la frequenza di assunzioni suggerita. Evidentemente, ognuna di queste caratteristiche può differire in funzione della popolazione e viene influenzata da fattori correlati ai pazienti, come genere, peso, gravidanza, età e caratteristiche dell’organo bersaglio. Va pure sottolineato che i miglioramenti e il potenziamento di una formulazione nutrizionale possono avvenire anche tramite il ricorso a una modifica della componente degli eccipienti che possono svolgere funzioni diverse, per esempio: proteggere il principio attivo dagli agenti esterni in grado di danneggiarlo, per esempio il caldo o il freddo; aumentare il volume per consentire la preparazione di compresse o simili; facilitare l’assorbimento degli ingredienti attivi nell’organismo; rendere il sapore o l’aroma più gradevole agli occhi o al palato. Per concludere, se Zeus per vincere ebbe solo 4 alleati, l’industria farmaceutica oggi può ricorrere a molti di più, l’importante è sceglierli bene.