Pin-up e Influencer poco è cambiato

Cosa è cambiato dagli anni ‘50 a oggi nella percezione che gli italiani hanno dell’aspetto donne? Una ricerca lo rileva

Il recente film di Paola Cortellesi, “C’è ancora domani” mette in evidenza che negli anni ’50 le donne erano viste poco più che un oggetto sessuale. Cosa è cambiato da allora? Prova a raccontarlo un sondaggio, condotto da Yoodata/POLYTECH Italia, su come oggi gli italiani considerino l’aspetto femminile. L’indagine, condotta su un campione di oltre 1.000 italiani dai 15 ai 70 anni di età e di entrambi i sessi, è stata completata anche da una ricerca di tipo qualitativo: colloqui in profondità su un panel di persone rappresentative, uomini e donne dai 20 ai 60 anni di età. Rappresenta perciò una fotografia dell’opinione pubblica italiana sull’aspetto delle donne, che conferma i dati derivati da altre ricerche svolte all’estero, anche se va segnalato che l’Italia è fatta di tante cittadine di provincia in cui lo sguardo delle persone è diverso rispetto da quello di chi vive nelle principali metropoli. L’aver scelto un campione variegato, suddiviso per sesso, generazione, aree geografiche, può però dare una misura credibile della percezione generale del corpo femminile. Ma vediamo i risultati. Il 79% della popolazione ritiene le donne siano certamente più libere di una volta di mettersi in mostra, anche sui social, ma per il 76% delle persone le donne userebbero ancora il loro corpo come arma di seduzione e quindi, per il 73% degli italiani, nulla sarebbe cambiato rispetto al passato. Tanto è vero che per il 78% degli intervistati, sono le stesse donne a rappresentarsi ancora come un oggetto di desiderio sessuale. Le donne sono ritenute vittime dell’esposizione sui social per il 73% degli adulti e l’80% dei 15-26enni, la Gen Z è quella che si rivela essere la più fragile. Le vicende del neofemminismo e dei movimenti come il #MeToo non sembrano aver cambiato la prospettiva, dichiara il 63% delle donne e il 57% degli uomini del nostro Paese. Se negli anni del dopo guerra erano le immagini delle pin up a trionfare su cartoline e rotocalchi, oggi è sui social e sulle tv che continua l’esposizione del corpo femminile ma l’aspetto fisico continua a essere il centro dell’attenzione, con critiche o apprezzamenti, anche fuori dai social: commenti inappropriati sono subiti prima di tutto in famiglia (per il 43% delle italiane che hanno subito giudizi sul loro aspetto), per strada (35%), sul lavoro e a scuola/università (16%), tra gli amici (16%) e sui social (12%). Ogni parte del corpo femminile è oggetto di scrutinio, creando spesso disagio psicologico: il 39% ha sofferto per critiche sul peso, il 13% per apprezzamenti sessuali, il 12% per la magrezza, il 10% per body shaming, il 5% sull’età, il 4% per commenti discriminatori basati sull’aspetto, oltre a critiche su bruttezza, statura, capelli, naso, viso, occhi, difetti fisici, denti, seno e altro. Importante notare come fra le donne, i pareri tendono a diversificarsi a seconda delle fasce di età. Le italiane in età più matura si dicono più serene e libere dai rigidi canoni estetici per se stesse (lo dice il 70% delle 59-70enni, a fronte di un 58% delle 43-58enni, un 51% delle 27-42enni e un 49% delle 15-26 enni) e libere di decidere se mostrare o cambiare oppure no qualcosa del proprio corpo (lo pensa il 79% delle donne, per le over 59 anni la percentuale sale all’83%), il 54% delle 27-42enni della Gen Y (dai 27 ai 42 anni di età) non si piace e cambierebbe qualcosa del proprio aspetto ricorrendo al bisturi estetico. Dai 59 ai 70 anni di età, i cosiddetti boomer, rivelano una doppia morale: sono i meno favorevoli alla chirurgia estetica (il 75% non è favorevole, contro il 60% dei 43-58enni e il 53% dei 27-42enni) e anche i più critici nel giudicare una donna che, a esempio, si rifà il seno ritenendola superficiale (secondo il 57% dei 59-70enni, il 51% dei 43-58enni, il 50% dei 27-42enni e il 34% dei ragazzi dai 15 ai 26 anni) o che vuole mettersi in mostra (per il 44% dei boomer, contro il 37% dei 43-58enni, il 23 % dei 27-42enni e il 17% dei 15-26enni), salvo poi dichiarare che tutti devono poter decidere in piena libertà se modificare il proprio corpo (così la pensa l’83% delle boomer stesse). Sono le donne più giovani a dimostrarsi le più fragili tanto che circa la metà di loro dichiara che “alle volte sono così insicura del mio aspetto che non vorrei uscire di casa”, ma le stesse dichiarano anche una maggiore accettazione e confidenza con la medicina estetica che ritengono un modo come un altro per modificare il proprio aspetto per piacere più a se stesse, alla pari dei tatuaggi (per il 54% dei 15-26enni la chirurgia estetica ispira approvazione/serenità). Ricorrere alla chirurgia estetica per rifarsi il seno è poi giudicato una scelta di libertà dal sesso maschile (per il 64% dei ragazzi, contro il 53% dei 27-42enni, il 51% dei 43-58enni e il 35% dei boomer). Tirando le somme, come sottolinea la filosofa e saggista Maura Gancitano commentando i dati: “La situazione relativa alla rappresentazione del corpo femminile in Italia non cambia, ci dice questo studio. Anzi sta peggiorando ed è sempre più confusa. Se da una parte abbiamo più strumenti per capire quanto siano pericolosi i giudizi sul corpo femminile, anche grazie ai social, dall’altra continuiamo a ricevere messaggi che ci sollecitano a fare di tutto per avere un corpo perfetto. Questo ha un effetto negativo soprattutto sulle generazioni più giovani, che sono sottoposte a una enorme quantità di stimoli e modelli. Lo studio svela anche, però, che la fonte principale delle critiche sul corpo delle ragazze, centimetro per centimetro, è la famiglia e di questo purtroppo si ne parla pochissimo. È dalla famiglia che il nostro corpo inizia a essere guardato e giudicato, a volte anche per istinto di protezione dalle critiche esterne, ma in ogni caso con un effetto negativo sulla salute mentale”. Un’opinione confermata anche dal primario U.O.C chirurgia plastica Istituto Tumori di Roma Regina Elena, il dott. Roy de Vita, anche lui chiamato a dare un giudizio sui risultati del sondaggio. Scrive de Vita: “Faccio questo mestiere da 42 anni e devo constatare che quasi nulla è cambiato nella percezione generale della chirurgia plastica, sia da parte degli uomini che delle donne e quello che si pensava una volta si pensa anche oggi. Peraltro il campione intervistato è ampio ed eterogeneo quindi totalmente affidabile. Ne devo concludere che la superficialità del mondo che ci circonda è sempre straordinariamente sottostimata, sia da parte di chi valuta la chirurgia estetica in modo troppo leggero, che negli occhi di chi giudica le donne”.