Perché i violenti e i cattivi hanno la pelle grassa?

Teen girl with acne problem on light blue background

Molti dei personaggi malvagi descritti in letteratura e protagonisti di film hanno come cartatteristica comune la pelle untuosa o acneica

E’ opinione comune che la parola sebo, al di là del suo significato scientifico intrinseco, abbia una connotazione negativa. Lo dimostra una ricerca on line del termine accostandolo a un’altra parola chiave come letteratura. Vi stupirà la quantità di volte che l’eccesso di sebo sia stato collegato ad aspetti dispregiativi fisici e morali dei personaggi negativi di film e romanzi, descritti facendo riferimento all’untuosità della pelle del loro viso. Lo stesso vale per il concetto di cute grassa, che viene spesso associato a una miriade di sensazioni negative, quasi come se chi la possiede sia colpevole di qualcosa e, in qualche modo, responsabile. Eppure non c’è niente di intrinsecamente cattivo nel sebo cutaneo, le cui funzionalità sono invece indispensabili per la salute umana. Se questa miscela di trigliceridi, acidi grassi liberi, esteri cerosi, colesterolo, esteri del colesterolo e squalene, non fosse secreta per via olocrina dalle nostre ghiandole sebacee, sarebbero impossibili funzioni fisiologiche essenziali per garantire alla pelle protezione dalle infezioni e mantenere bassi i livelli di TEWL (Trans-Epidermal Water Loss) e un’ottimale idratazione cutanea. La produzione di sebo è un processo naturale, ma la bassa considerazione che si ha del sebo, al punto da farlo diventare un problema, nasce se di sebo ne è secreto troppo perché allora tende a intrappolare lo sporco e i batteri nei pori, e fa apparire la pelle “impura”. Lo stesso avviene con i capelli le cui radici crescono a contatto con le ghiandole sebacee: sebbene il sebo abbia la funzione di mantenere i capelli lisci e sani e di proteggerli dalla disidratazione e dalla rottura, quando è più abbondante e attraverso i follicoli viene espulso sul cuoio capelluto si riversa lungo il fusto dei capelli e li rende unti, oleosi e apparentemente sporchi e trascurati. Con la sebometria si misura la secrezione di sebo che fuoriesce dal poro follicolare e la quantità totale di lipidi cutanei superficiali. Nei soggetti con una normale produzione di sebo si stima che questa corrisponda a circa 1 mg/10 cm2 di pelle ogni 3 ore, mentre nei soggetti con seborrea o pelle grassa i livelli possono superare i 1.5 mg/10 cm2 ogni tre ore, risultando maggiore nelle zone dove la densità di ghiandole sebacee è più elevata. Il viso è certamente il distretto corporeo maggiormente coinvolto, ed essendo il più esposto, è anche quello attraverso il quale la condizione cutanea di pelle grassa viene da tempo percepita come inestetismo, quasi uno stigma sociale, andando a influire, nei casi più estremi, anche sull’immagine personale e sulle relazioni interpersonali. La fisiologia della secrezione sebacea è ben nota. Le ghiandole sebacee sono presenti in uno stato relativamente attivo già alla nascita, ma presto la loro produzione cala e resta minima fino alla pubertà, fase in cui riaumenta in maniera decisiva, per poi scendere nuovamente dopo la menopausa per le donne e tra la sesta e settima decade negli uomini. Ciò spiega le statistiche da cui emerge come una condizione di iperseborrea affligga circa il 35% della popolazione mondiale con picchi di incidenza che raggiungono il 66-75% nei soggetti adolescenti di età compresa tra 15 e 20 anni, in cui si verifica l’esplosione dell’attività ormonale. è ben noto, infatti, che un ruolo fondamentale per la proliferazione delle ghiandole sebacee e per la produzione del sebo, lo svolgono gli ormoni androgeni, che si attivano proprio con l’adolescenza, e in particolar modo il 5-a-diidrotestosterone, prodotto dall’enzima 5-a-reduttasi per conversione del testosterone. Oltre agli sbalzi ormonali, le cause l’ipersecrezione di sebo possono essere molteplici: problemi organici legati alla persona, l’assunzione di farmaci, lo stress. A condizionare il giudizio negativo sulla pelle grassa, però, non è solo una valutazione igienica ed estetica, ma anche il fatto che questa condizione cutanea può evolvere verso problematiche cutanee più complesse, quali la seborrea, l’acne e la dermatite seborroica. Le alterazioni a carico del sebo nei pazienti con seborrea sono di duplice natura: quantitative e qualitative. Chi ne soffre presenta un aumento medio del circa 60% di sebo prodotto, e a livello qualitativo esso è spesso alterato anche nella composizione, con ridotti livelli di acidi grassi essenziali quali l’acido linoleico e l’oleico. Ciò determina non solo una alterazione a livello della barriera cutanea ma anche un aumento delle attività delle lipasi prodotte dai batteri e funghi commensali della pelle che concorrono alle modifiche del microambiente dell’unità pilo-sebacea e rendono queste pelli tendenti allo sviluppo di acne. I trigliceridi presenti nel sebo cutaneo rappresentano una notevole fonte di nutrimento per i batteri e funghi che popolano la pelle e quando il delicato bilanciamento quali-quantitativo dei componenti del sebo risulta alterato i trigliceridi, a esempio, vengono idrolizzati dalle lipasi prodotte dalle diverse specie batteriche (es: Staphylococcus aureus e Cutibacterium acnes) e fungine (es: genere Malassezia) generando un incremento dei livelli di acidi grassi liberi, alcuni saturi e altri insaturi. Alcuni di questi ultimi si comportano da mediatori pro-infiammatori stimolando i cheratinociti e i mastociti nella produzione delle citochine coinvolte nello sviluppo delle papule e pustole tipiche dell’acne o semplicemente del rossore e dell’eritema riscontrabile invece nelle zone affette da dermatite seborroica. A ciò si aggiunge che, come evidenziato da uno studio coreano (Sue Im Jang et al., 2019) i soggetti con pelle grassa subiscono una disidratazione cutanea durante il sonno, indipendentemente dal grado di umidità dell’ambiente. Per tutti questi motivi, la riuscita di qualsiasi terapia è legata a una quotidiana e frequente detersione, con prodotti specifici in grado di rimuovere gli eccessi di sebo. Il consiglio da dare, quindi, è di non utilizzare tensioattivi troppo aggressivi che potrebbero causare ulteriore disidratazione. Oggi esistono maschere viso di ultima generazione, che non prevedono l’applicazione sul volto e una successiva rimozione della pellicola, ma si presentano come una normale crema, e idratano la pelle favorendo la riuscita dei successivi trattamenti. Inoltre non determinano la sola rimozione degli eccessi di sebo accumulatisi sulla cute ma agiscono anche a livello funzionale normalizzando l’attività delle ghiandole sebacee e contrastando lo sviluppo degli altri fattori coinvolti nell’acne, quali l’eccessiva proliferazione batterica e l’infiammazione.