Pelle grassa: è un fattore di rischio e non un inestetismo

Tra i distretti corporei più coinvolti dalla seborrea vi è sicuramente il volto su cui si manifestano diverse condizioni patologiche

Il rapporto fra il sebo e la cute ha i caratteri dell’ambivalenza: non se ne può fare a meno, ma quando è troppo può creare problemi. Il tutto inizia a partire dalla nascita. Quando si viene al mondo si è ricoperti di grasso, perché questa è la componente principale della vernice caseosa, la sostanza bianco giallastra e cerosa che avvolge il corpo del neonato e permane fino a poche ore dopo la nascita. Una sostanza composta per lo più da cellule desquamate e, appunto, grasso prodotto dalla secrezione delle ghiandole sebacee durante il periodo fetale. È grazie a questa barriera naturale che la cute non va incontro a macerazione durante il periodo in cui il futuro neonato è avvolto dal liquido amniotico. Basterebbe tutto questo per ribadire ancora una volta quanto la produzione di sebo sia indispensabile per la salute della pelle. Se questo è cronologicamente nella vita umana il primo aspetto positivo ascrivibile al sebo, va anche sottolineato che, siccome la sua produzione rallenta subito dopo la nascita, la pelle va incontro a secchezza e soprattutto viene esposta alla contaminazione di un gran numero di germi, buoni e cattivi, che costituiscono il primo nuleo del futuro microbiota cutaneo. Le tante funzioni fisiologiche essenziali svolte dal prodotto delle nostre ghiandole sebacee sono direttamente legate alla sua costituzione, propria di una miscela i trigliceridi, acidi grassi liberi, esteri cerosi, colesterolo, esteri del colesterolo e squalene. Sostanze che, tutte insieme, garantiscono una protezione alla cute da possibili infezioni e mantengono bassi i livelli di Trans Epidermal Water Loss (TEWL) favorendo un’ottimale idratazione cutanea. Si stima che nei soggetti con normale produzione di sebo la TEWL corrisponda a circa 1 mg/10 cm2 di pelle ogni 3 ore, mentre nei soggetti con seborrea o pelle grassa, nello stesso periodo temporale, i livelli possono superare i 1.5 mg/10 cm2, risultando ancora maggiori nelle zone dove la densità di ghiandole sebacee è più elevata. E qui iniziano le dolenti note legate alla iperproduzione di sebo che, come è noto, può invece costituire un problema per il benessere della pelle. Si tratta di una condizione piuttosto comune che affligge circa il 35% della popolazione mondiale con picchi di incidenza che raggiungono il 66-75% nei soggetti adolescenti di età compresa tra 15 e 20 anni. Questo perché gli ormoni androgeni, in particolar modo il 5-alfa-diidrotestosterone, prodotto dall’enzima 5-alfa-reduttasi per conversione del testosterone, esplicano un ruolo fondamentale nella proliferazione delle ghiandole sebacee e nella produzione del sebo. In particolare, le alterazioni a carico del sebo nei pazienti con seborrea sono di duplice natura: quantitative e qualitative. Infatti, se nel primo caso si osserva un aumento medio del circa 60% di sebo prodotto, a livello qualitativo questa sostanza è spesso alterata anche nella composizione e nello specifico si riscontrano ridotti livelli di acidi grassi essenziali quali acido linoleico e oleico. Questo determina non solo una alterazione a livello della barriera cutanea ma anche un aumento delle attività delle lipasi prodotte dai batteri e funghi commensali della pelle che concorrono alle modifiche del microambiente dell’unità pilo-sebacea e favoriscono lo sviluppo di acne. I trigliceridi presenti nel sebo cutaneo rappresentano infatti una fonte di nutrimento per i batteri e funghi che popolano la pelle e quando il delicato bilanciamento quali-quantitativo dei componenti del sebo risulta alterato possono manifestarsi alcune problematiche, tra cui la seborrea, la già citata acne o la dermatite seborroica. Il caso dei trigliceridi è significativo e ben studiato: essi vengono idrolizzati dalle lipasi prodotte dalle diverse specie batteriche (es: Staphylococcus aureus e Cutibacterium acnes) e fungine (es: genere Malassezia) generando un incremento dei livelli di acidi grassi liberi, alcuni saturi e altri insaturi. Una parte di questi ultimi si comporta da mediatore pro-infiammatorio stimolando i cheratinociti e i mastociti nella produzione di svariate citochine coinvolte nello sviluppo di papule e pustole tipiche dell’acne o semplicemente di rossore ed eritema riscontrabile invece nelle zone affette da dermatite seborroica. Senza dimenticare, poi, che come dimostrato da uno studio coreano di qualche anno fa (Sue Im Jang et al., 2019), i soggetti che presentano una pelle grassa vanno incontro a un fenomeno di disidratazione cutanea durante il sonno, indipendentemente dal grado di umidità dell’ambiente. Il fatto che tra i distretti corporei più coinvolti dal fenomeno ci sia sicuramente il viso che, essendo il più esposto, è anche quello attraverso il quale la condizione cutanea di pelle grassa viene percepita, ha portato a considerare erroneamente la pelle grassa come un semplice inestetismo e non come una condizione di rischio. Ci si è in parte convinti che l’iperseborrea potesse provocare solo imbarazzo, il non apprezzamento del proprio aspetto e, al massimo, in alcuni casi essere meno predisposti alle relazioni sociali. Purtroppo, però, non è così che andrebbe valutata questa condizione para-fisiologica, e la prescrizione di una quotidiana detersione con prodotti specifici in grado di rimuovere gli eccessi di sebo, va considerata parte di una routine dermocosmetica di primaria importanza per la prevenzione di eventuali peggioramenti. Senza dimenticare di raccomandare ai pazienti , di non utilizzare tensioattivi troppo aggressivi che potrebbero, di contro, aumentare la disidratazione della pelle e ottenere effetti altrettanto fastidiosi.