Paul Eugen Bleuer: l’uomo che inventò la schizofrenia

L’identificazione e il nome ancor in uso per questa grave malattia mentale furono fatte da uno psichiatra svizzero che elaborò la teoria delle quattro A

della Dottoressa Gabriella La Rovere

Paul Eugen Bleuler nacque il 30 aprile 1857 a Zollikon, Svizzera, da Pauline e Johann Rudolf Bleuler. I suoi genitori erano agricoltori che partecipavano alla politica della loro città. Secondo la nipote e biografa, Tina Joos-Bleuler, Paul era uno studente che dimostrò interesse nelle scienze fin dalla giovane età e frequentava una scuola di ginnastica dove era un membro della squadra. Quando era giovane, sua madre e suo padre ospedalizzarono per una malattia mentale la sorella maggiore, Paulina, al Burghölzii Asylum all’Università di Zurigo. Bleuler in seguito diagnosticò sua sorella, che rimase come paziente residente a Burghölzii per tutta la vita, come affetta da schizofrenia. Questa esperienza personale, e la volontà di aiutare pazienti nelle medesime condizioni, lo spinse a diventare uno psichiatra. Nel 1883, primo della sua famiglia a frequentare gli studi accademici, si laureò in medicina con specializzazione in malattie mentali e nervose presso l’Università di Zurigo. Dopo la laurea, studiò quindi psicologia. Trascorse due anni come assistente medico alla Clinica Psichiatrica Waldau, vicino Berna, quindi si recò a Monaco, in Germania, dove lavorò nel laboratorio dello psichiatra e neuroanatomista Bernhard Aloys von Gudden. Nel 1885 divenne assistente medico nella medesima struttura in cui era stata ricoverata sua sorella mentre l’anno dopo divenne direttore dell’ospedale psichiatrico a Rheinau in Svizzera, una carica ricoperta per 12 anni. Nel 1898, venne nominato direttore di Burghölzli vivendo nell’appartamento riservato al primo piano dell’edificio principale. Vivendo vicino ai suoi pazienti, sviluppò stretti legami con loro, registrando molte osservazioni che usò nelle sue ricerche. Nel 1900, affiancò alla sua carica a Burghölzli, quella di professore di psichiatria all’università di Zurigo. Per tutta la su carriera, si dedicò allo studio delle cause della malattia mentale e al miglioramento dei trattamenti. Nel 1901 Bleuler sposò Hedwig Waser, con la quale ebbe 5 figli, eppure i due si erano incontrati mentre entrambi facevano una campagna per un movimento a favore dell’astinenza sessuale (la Waser fu tra le fondatrici della Federazione Svizzera delle Donne Astinenti). Joos-Bleuler, al proposito, riferì che loro due erano molto diversi ma legarono per la loro passione per le persone, le questioni sociali e, appunto, l’astinenza. Bleuler e la sua famiglia, vivevano insieme nell’appartamento a Burghölzli. Il 24 aprile 1908, in una relazione al meeting dell’Associazione Psichiatrica Tedesca a Berlino usò per la prima volta al mondo il termine schizofrenia. Nel suo lavoro del 1908 “Demenza precoce o il gruppo delle schizofrenie”, per primo descrisse la schizofrenia come scissione dei processi mentali. A questo primo documento ne seguì uno più ampio sottoforma di libro che pubblicò nel 1911 con il medesimo titolo. Nella descrizione della schizofrenia che lui faceva, decostruì il concetto di “demenza precoce”, descritta e così chiamata da Kraepelin, uno psichiatra dell’università di Monaco in Germania. Kraepelin aveva definito la demenza precoce, solo più tardi chiamata schizofrenia, come una malattia che colpisce i giovani e che in seguito sviluppa in demenza. In contrasto, l’originalità del termine schizofrenia in sostituzione di demenza precoce iconsisteva nel riconoscimento proprio della scissione di personalità che secondo Bleuler era il sintomo principale della schizofrenia, invece che della demenza, che di fatto non è sempre associata alla malattia. Inoltre Bleuler definì la schizofrenia come un gruppo di malattie piuttosto che una e indicò nei suoi sintomi principali 4 A: Associazione, Affetto, Ambivalenza, Autismo. Per associazione, Bleuler intendeva i problemi che gli individui schizofrenici hanno nel fare normali associazioni nei loro pensieri. Affermò che il loro pensiero diventa illogico perché collegano cose lontane tra loro e disconnettono pensieri e oggetti che dovrebbero essere collegati. Con affettività, si riferiva all’affetto piatto di un paziente e alla perdita di espressione quando si parla di argomenti che normalmente evocano molte emozioni. Bleuler inoltre definì l’ambivalenza come due idee o personaggi separati che coesistono nella stessa mente. Per finire, introdusse e definì l’autismo come separazione dalla realtà. Quest’ultimo concetto influenzò altri ricercatori compresi Hans Asperger, Leo Kanner e Bernard Rimland che distingueranno l’autismo dalla schizofrenia cercando di perfezionare il termine. Nel 1916, mentre ancora lavorava come direttore del Burghölzli e professore all’Università di Zurigo, Bleuler scrisse un testo che conteneva molte delle sue teorie e scoperte sulla malattia mentale (Trattato di Psichiatria). Nell’introduzione dell’edizione del 1923, George H. Kirby argomentò che le idee di Bleuler erano importanti perché si allontanano dalla mera descrizione delle malattie psichiatriche cercando di spiegarle. Kirby notò anche che Bleuler aveva le stesse vedute di Freud sulla causa delle malattie psichiatriche. Entrambi, infatti, suggerivano che queste patologie erano causate da fattori genetici o di sviluppo e non erano semplicemente una reazione del paziente al mondo nel quale viveva. Bleuler si ritirò sia dall’insegnamento e da direttore del manicomio di Burghölzli nel 1927. Oltre al suo lavoro, amava la poesia, la letteratura, la natura e recarsi in montagna con la moglie e la famiglia. Morì il 15 luglio del 1939 nella sua città natale, Zollikon.