Millennials: curare è meglio che stravolgere

intervista alla dottoressa Stefania Belletti, Specialista in Chirurgia Vascolare e Angiologia. Esperta consulente in Medicina Estetica

Tra i giovani aumenta la richiesta di trattamenti correttivi, ma la prevenzione resta sempre l’arma più importante

a cura di Graziella Capra

Curare il proprio aspetto è un ottimo rimedio per affrontare più serenamente la vita che scorre. Non è mai troppo tardi e neppure troppo presto per cancellare dal volto i segni degli anni che passano. Il volto, infatti, testimonia il nostro vissuto, ed è anche quella parte del corpo che risente più precocemente del processo di invecchiamento. Quindi cercare di “invecchiare bene” attraverso i trattamenti di medicina estetica è un ottimo rimedio che, oltre a migliorare l’aspetto esteriore, ha un importante risvolto psicologico sul miglioramento della qualità della vita. Ma l’eccesso, come sempre, si trasforma in negatività. Lo scopo della medicina estetica era, inizialmente, quello di correggere gli inestetismi legati ai segni dell’invecchiamento cutaneo e ridare freschezza a un volto “stanco”, ma negli ultimi anni, nelle sale d’aspetto degli ambulatori, si presentano sempre più numerose/si pazienti giovani, le/i cosiddette/ti appartenenti alla “generazione Millennials” (ossia i nati tra il 1980 e il 1996). I trattamenti maggiormente richiesti sono: l’incremento volumetrico delle labbra, la correzione dei difetti del profilo nasale (rinofiller), l’incremento della proiezione zigomatica e la definizione del profilo mandibolare (profiloplastica). “Spesso – ci dice la dott.ssa Stefania Belletti mi ritrovo a spiegare a queste giovani pazienti come sia più importante prima di tutto curare la texture cutanea per prevenire e ritardare gli effetti fisiologici dell’invecchiamento, senza modificare in maniera drastica e standardizzata le caratteristiche uniche del proprio volto. È mia consuetudine, prima di impiantare un filler, utilizzare due importanti mezzi diagnostici: la macchina fotografica digitale 3D e l’ecografia. La macchina fotografica digitale 3D mi consente di studiare lo stato di salute della pelle, come la presenza di micro-rugosità, discromie cutanee e la vascolarizzazione cutanea, nonché di valutare e pianificare con la paziente il corretto piano terapeutico. L’ecografia permette di vedere, tramite una sonda dedicata allo studio dell’anatomia facciale, eventuali pregressi impianti di filler e, valutare le strutture anatomiche al di sotto della cute, come compartimenti adiposi, muscoli e vasi arteriosi, e inoltre mi tutela da eventuali effetti collaterali indesiderati post trattamento. Da quest’analisi – continua la dott.ssa Belletti – con mio grande stupore ho riscontrato, in numerosi casi, depositi di acido ialuronico datati anche anni, soprattutto quando l’impianto è stato eseguito attraverso la tecnica a bolo sul piano sopra-periosteo”. L’utilizzo dei mezzi diagnostici rappresenta la nuova frontiera della Medicina Estetica e avvalora ancora di più la necessità di spiegare ai pazienti quanto sia importante non eccedere con trattamenti eccessivamente volumizzanti ma di prediligere trattamenti che migliorino la skin quality. A questo proposito – ci dice la Belletti – riporto la mia esperienza ambulatoriale con un particolare medical device (PRX T-33 by WiQo) a base di tricloracetico modulato con H2O2 che utilizzo per ottenere e mantenere risultati ottimali e duraturi nel tempo. I suoi vantaggi sono plurimi: non è iniettivo, di facile e veloce applicazione, privo dell’azione esfoliante, potenziato della funzione biorivitalizzante. Adatto ad ogni tipo di pelle, anche la più sensibile.

La sua unicità sta nella composizione degli acidi utilizzati e nella loro concentrazione: acido tricloroacetico al 33% in combinazione con acido cogico al 5% e perossido di idrogeno. Questo mix consente di sfruttare al meglio l’azione ristrutturante del tricloroacetico che ha il potere di agire in profondità, attivando un processo di rimodellamento, senza gli effetti negativi di un acido piuttosto forte, abbinato al perossido di idrogeno che aiuta a preservare la superficie cutanea da ogni effetto irritativo e aggressione batterica. “Le pazienti che si sottopongono mensilmente a questo trattamento possono apprezzarne i vantaggi a lungo termine che possono essere confermati dalle rilevazioni iconografiche post-trattamento fatte con la macchina digitale 3D. Stimolando la produzione di collagene endogeno, riducendo la porosità dell’incarnato e promuovendo il turnover cutaneo – chiarisce la specialista – il volto appare subito più tonico, più compatto e sano e le microrugosità e le piccole discromie cutanee scomparse. Il protocollo può essere associato ad altri trattamenti ambulatoriali come la biorivitalizzazione con acido ialuronico non crosslinkato arricchito di polinucleotidi e vitamine oppure a energy devices come il laser CO2 frazionato o la radiofrequenza frazionata a microaghi. Il device (PRXT-33) agisce come primer potenziando l’azione di qualsiasi altro trattamento finalizzato all’incremento della tonicità tissutale e al miglioramento della texture, riducendo il downtime e accelerando i tempi di ottenimento del risultato con un alto gradimento da parte delle pazienti.A parer mio – conclude la dott.ssa Belletti – si tratta di un’ottima soluzione che non mi stanco mai di suggerire alle mie pazienti , anche le più giovani, in quanto si tratta di un trattamento delicato ma non per questo meno efficace, finalizzato alla cura della pelle, che le aiuterà a mantenere nel tempo la propria fisionomia anche in età matura”.