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Micosi persistente post Covid un caso piuttosto interessante

del Dott. Michele Mario Consoli, Specialista in Dermatologia e Venereologia, Direttore Medico RSA Villa Mendicini, Roma

Le infezioni fungine persistenti, difficili da trattare, sono aumentate durante il COVID ma una volta diagnosticate si può curarle in modo efficace

Si è discusso molto sulle patologie emerse durante la pandemia da Covid, o come diretta conseguenza dell’infezione e, per alcuni, della relativa vaccinazione. Vorrei sottoporre all’attenzione dei colleghi che leggeranno questo articolo, un caso di micosi persistente, comparsa dopo la guarigione in un paziente che era stato affetto da Covid -19, e che al momento della prima visita non mostrava alcuna comorbidità. Questa coincidenza temporale ha suscitato la mia curiosità e una ricerca nella letteratura scientifica sembra confermare il fatto secondo cui nel triennio che va dal 2019 al 2021, il periodo più caldo della pandemia, le infezioni funginee sarebbero triplicate. Considerato che in quel periodo il ricorso alle mascherine e l’isolamento in casa avrebbe dovuto ridurre il rischio di un contagio diretto (persone, animali), ma anche indiretto per la minor frequentazione di ambienti quali spogliatoi, docce, piscine, palestre, etc.), la motivazione più probabile, a parer mio, è che le alterazioni subite dal sistema immunitario e anche a carico del microbiota intestinale a seguito di contagio, abbiano reso più frequenti le micosi persistenti e di difficile soluzione terapeutica. Superfluo ricordare che alterazioni del microbiota intestinale, la diminuzione delle difese immunitarie, l’uso prolungato di antibiotici, la sudorazione eccessiva indotta dagli stati febbrili, o anche semplicemente un preesistente diabete possono sempre favorire le infezioni cutanee, della mucosa o delle unghie, causate da funghi dermatofiti, lieviti, muffe. I dermatologi sanno che tra queste, le cosiddette “micosi persistenti” sono le più difficili da curare. Torniamo allora al caso di micosi persistente in cui imbattuto a circa 6 anni dalla sua insorgenza. Il paziente (M. C.) è un giovane di ventisei anni in buone condizioni generali di salute che mi ha riferito di aver contratto il Covid nel febbraio 2020, in piena pandemia, seppur in forma lieve, senza cioè alcuna complicanza respiratoria. Qualche giorno dopo la completa guarigione, però, notava una chiazza desquamante, eritematosa, con lieve prurito, sul collo nella regione sternocleidomastoidea sinistra. La chiazza subiva un iniziale aumento di dimensioni per poi stabilizzarsi nel tempo, rimanendo circoscritta in un diametro di circa 3 cm. Il paziente riferiva anche di non aver rilevato nelle vicinanze della stessa o in altre parti del corpo analoghe chiazze. In questo lungo periodo (ossia dall’inizio dell’infezione a quest’anno) il paziente si è curato con l’applicazione saltuaria e sporadica di farmaci antimicotici topici e creme corticosteroidee, senza però notare alcun risultato migliorativo: la chiazza non è guarita ed è rimasta stabile in dimensioni. Visto l’iniziale insuccesso, credendo si trattasse di un’anomala iperpigmentazione, ha rinunciato ad altre terapie. Venuto a visita dermatologica, dopo attenta osservazione effettuata con luce di Wood, e tramite il dermatoscopio, ho diagnosticato una tinea corporis non trattata, e prescritto un antimicotico per via orale, una volta al giorno per 20 giorni. Dopo tale periodo, si è assistito a un notevole miglioramento della lesione che è poi scomparsa del tutto. Le conclusioni da trarre sono le seguenti: il paziente dovrebbe evitare il “fai da te”. Ricorrere a un esame fisico e colturale aiuta a identificare il fungo responsabile. Per la cura può essere necessaria una terapia combinata che includa anche un farmaco antimicotico sistemico.