Una terapia mesoterapica mirata può rivelarsi utile per aumentare l’efficacia dei normali trattamenti anti-lipedema
Prof. Domenico Amuso
La malattia vascolare cronica può, in alcuni casi, essere confusa con il lipedema, ma in realtà tutti sappiamo che si tratta di patologie molto differenti. Il lipedema è infatti una patologia fibro adiposa cronica caratterizzata da ipertrofia e iperplasia del tessuto adiposo sottocutaneo, alterazioni del microcircolo, dolore spontaneo e indotto, ridotta compliance tissutale e progressiva mesenchimopatia degenerativa. La malattia vascolare cronica, invece, riguarda esplicitamente problemi di circolazione del sangue nei vasi sanguigni. Dove nasce allora la confusione? Prevalentemente dal fatto che spesso le due condizioni coesistono. Quando si parla della gestione terapeutica del lipedema, bisogna considerare che il panorama delle tecniche e tecnologie disponibili per il suo trattamento è ampio e frammentato: si spazia da approcci tradizionali (drenaggio linfatico, compressione, esercizio mirato) all’utilizzo di tecnologie fisiche e protocolli infiltrativi emergenti. In questo articolo vogliamo descrivere una ulteriore recente e promettente possibilità terapeutica sviluppata negli ultimi anni, che sfrutta la capacità di modulare il comportamento del tessuto adiposo patologico attraverso una biostimolazione mirata. Nel lipedema, infatti, il tessuto adiposo presenta caratteristiche peculiari: ipossia cronica, alterazione dei fibroblasti, accumulo di glicosaminoglicani, microangiopatia e ridotta elasticità. In tal senso il ricorso alla mesoterapia, ossia alla microinfiltrazione distrettuale di sostanze bioattive, può servire a riattivare la fisiologia cellulare e contrastare la degenerazione strutturale, mirando a modulare l’infiammazione locale, migliorare la qualità della matrice extracellulare, ridurre la fibrosi e la rigidità tissutale, favorire il drenaggio linfatico e il microcircolo, e non ultimo intervenire sulla mesenchimopatia degenerativa, cioè la progressiva alterazione del tessuto connettivo e adiposo tipica degli stadi avanzati. Sebbene la letteratura scientifica sia ancora limitata, l’esperienza clinica e i primi report osservazionali suggeriscono che può rivelarsi molto efficace un protocollo mesoterapico settimanale con due formulazioni biostimolanti. Una, a base di complessi aminoacidici ad azione trofica, cofattori metabolici, componenti che favoriscono la riorganizzazione della matrice extracellulare; l’altra contenente polinucleotidi, antiossidanti e molecole ad azione riparativa e ristrutturante. La prima formulazione, di fatto, può creare un miglioramento della omeostasi fibroblastica, la riduzione dell’edema interstiziale, la modulazione dell’infiammazione di basso grado, e l’incremento dell’elasticità tissutale. La seconda, invece, risulta efficace nello stimolare la neo angiogenesi fisiologica, migliorare il microcircolo, ridurre la fibrosi, supportare la rigenerazione del tessuto adiposo alterato. Secondo la mia esperienza, un protocollo così concepito riesce in molti casi a ridurre la lipidizzazione dei tessuti presenti negli arti inferiori, ovvero l’accumulo al loro interno di grasso anomalo e simmetrico e lo sviluppo di noduli e fibrosi, soprattutto negli stadi avanzati, comportando un’attenuazione del dolore spontaneo e alla palpazione, dando luogo a tessuti più elastici e meno fibrotici, oltre alla riduzione della sensazione di pesantezza. Ciò induce un miglioramento della mobilità e della funzionalità quotidiana. Questi effetti, secondo i risultati degli studi preliminari sembrano particolarmente evidenti quando la mesoterapia è integrata in un protocollo multimodale comprendente terapia compressiva, esercizio mirato e tecnologie fisiche. Qualsiasi protocollo mesoterapico prevede che il trattamento inizi sempre dopo una valutazione clinica che escluda una insufficienza venosa severa non trattata, altre malattie venose croniche, infezioni cutanee, condizioni dermatologiche attive. Si parte con una seduta di mesoterapia a settimana per 6–8 settimane con mantenimento mensile nei casi più complessi. I prodotti vanno infiltrati nella faccia mediale e laterale delle cosce, regione sovra ginoide, faccia mediale del ginocchio, regione pretibiale e polpaccio attraverso microiniezioni distrettuali superficiali con un volume ridotto per punto e seguendo una distribuzione omogenea nelle aree di maggiore fibrosi. Infine, come detto, per un risultato migliore, la terapia andrebbe integrata con una compressione graduata (classe II–III); esercizio linfatico attivo (camminata, acquaticità, esercizi eccentrici controllati); tecnologie fisiche antinfiammatorie e antifibrotiche; nutrizione anti infiammatoria. In conclusione, ritengo che pur non sostituendo le terapie consolidate, un approccio mesoterapico possa offrire un contributo specifico nella modulazione del tessuto adiposo patologico e nella riorganizzazione della matrice extracellulare. La prospettiva futura è quindi, a parer mio, quella di mettere a punto protocolli sempre più personalizzati, basati su fenotipi clinici e biomarcatori tissutali, integrati in percorsi multidisciplinari in modo da contribuire a un miglioramento significativo nella gestione clinica di una patologia complessa e spesso invalidante.





