Medicina estetica, bellezza ed etica, tutto in un Consensus

Presentato a ottobre in Italia il Consensus Paper che getta le basi per una dimensione etica condivisa dalla medicina estetica

Lo scorso ottobre, a Milano, è stato presentato il Consensus Paper intitolato The Aesthetic Medicine: International Dialogue on the Relationship between Medicine, Beauty And Ethics. Un documento che ha visto il contributo di numerosi esperti internazionali di Medicina Estetica, che si sono confrontati sul concetto di bellezza moderna e sugli aspetti etici della loro disciplina, per una più chiara definizione delle opportunità e dei limiti di intervento da non eccedere. La cornice per la stesura del paper è stato il congresso IMCAS, durante il quale sono stati presentati i dati raccolti da un’indagine svolta da Doxa Pharma (per conto di IBSA) su un campione di 90 professionisti del settore provenienti da tutto il mondo. Il famoso Istituto di rilevazione statistica ha posto ai medici la seguente domanda: “Cosa significa approcciarsi in modo etico alla medicina estetica?”. Dalla ricerca è emersa come per il 74% dei professionisti intervistati l’etica sia una realtà strettamente correlata alla sicurezza (71%) e all’attenzione verso il benessere del paziente (63%). Sono stati inoltre menzionati anche il rispetto delle armonie delle forme (61%), l’unicità e l’autenticità del paziente (59%) e la conquista della sua fiducia (54%). Inoltre, secondo gli intervistati, l’approccio etico alla medicina estetica si concretizza nella capacità di prendersi cura dei pazienti (27%), nell’ascolto attento delle loro esigenze (19%), nella capacità di saper dire “no” (18%), nell’empatia (17%) e nella comunicazione onesta delle reali possibilità e limiti dei trattamenti (16%). A emergere, dalle risposte date, il cambiamento cui è andata incontro negli ultimi anni la medicina estetica, che è passata da un approccio squisitamente interventista a uno sempre più conservativo, in cui a prevalere sono concetti quali equilibrio e armonia. A conferma di ciò, il dato che per l’80% delle risposte, l’attenzione al rispetto della bellezza autentica è un fattore di rilievo e per il 60% questo elemento è definito come il risultato delle proporzioni e delle armonie peculiari di ogni individuo. Una visione in cui il paziente è chiamato a collaborare attivamente con il medico al fine di elaborare un protocollo personalizzato per mantenere la pelle in buone condizioni. Ma anche la constatazione di come dinanzi al paziente “ribelle”, critico o incapace di ascoltare i consigli del medico, quest’ultimo sia chiamato a dover, a volte, rifiutare richieste impossibili o inappropriate. Un comportamento che sarebbe già ampiamente diffuso tra gli specialisti, come conferma la stessa ricerca dalla quale emerge come ben più dell’80% degli specialisti ha dischiarato “di non sentirsi obbligato a trattare una paziente nel caso in cui la richiesta appaia loro poco etica”. A questi ultimi spetta il compito di attivare un processo di comunicazione esauriente con chi si rivolge alle loro competenze, di riconoscere le ragioni delle aspettative del paziente e a consigliare le opzioni migliori per salvaguardarne prima di tutto la salute e la sicurezza. In quest’ottica, quindi, Etica significa anche saper comunicare le reali possibilità e anche i limiti dei singoli interventi, in modo da non alimentare false attese, spiegando che realisticamente il risultato di qualsiasi tipo di intervento è condizionato da una serie di fattori tra cui anche la condizione iniziale dell’area corporea su cui si vuole intervenire. Ma quali sono i fattori che maggiormente condizionano le aspettative del paziente? Nel questionario si parlava anche di questo ed è opinione diffusa che a contribuire a diffondere trend di bellezza fondati su canoni distorti ed enfatizzati in modo improprio, sono pricipalmente i social media che hanno preso il posto delle riviste patinate di un tempo e della stessa televisione. Le piattaforme digitali stanno diventando sempre di più lo strumento per trovare informazioni e ispirazioni sulla medicina estetica. Il 44% dei medici intervistati ha confermato questa percezione arrivando anche a evidenziare, nel 79% delle risposte, come tale fenomeno porti con sé un alto rischio che la professione possa perdere di rigore scientifico, poiché la medicina estetica potrebbe essere erroneamente considerata come un mero ”gioco estetico”, piuttosto che un’applicazione delle scienze mediche. In sintesi, tanti gli spunti su cui riflettere e materiale con il quale costruire il presente e il futuro della professione. A tirare le somme, a margine dell’incontro, Andrea Margara, Specialista in Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica, Segretario Nazionale Italiano di ISAPS (International Society of Aesthetic Plastic Surgery): “La maggior parte degli specialisti lavora secondo scienza e coscienza. Come in ogni area della medicina, la prima regola è non nuocere ai pazienti, migliorare la qualità della loro vita, il benessere e la salute. Bisogna quindi conoscere il limite oltre cui non si può andare: stravolgere, infatti, non è il modo giusto di praticare la medicina estetica. Per questo motivo, è importante oltre che auspicabile avere regole comuni, un codice etico e raccomandazioni precise, perché prima di tutto ciò significa rispetto per il paziente e per la medicina, un concetto che è alla base della professione”. Un compito cui sono chiamate le principali Società scientifiche che si occupano della formazione e del costante perfezionamento delle competenze dei professionisti, che vanno sensibilizzati sull’importanza degli elevati standard di sicurezza e sul bisogno di una buona pratica clinica, al fine di contrastare le derive commerciali della medicina estetica.