La storia della fondazione del primo ospedale dermatologico europeo, comunemente noto con il nome di San Gallicano
Prof. Luigi Valenzano, già Primario di Dermatologia, Istituto Dermatologico San Gallicano, Roma
L’Istituto Dermatologico di Santa Maria e San Gallicano, il primo ospedale in Europa dedicato completamente alle malattie della pelle, voluto da Papa Benedetto XIII in occasione del Giubileo del 1725, ha compiuto quest’anno il suo trecentenario (1725-2025). Per meglio comprendere e valutare il ruolo dell’Ospedale nella storia della Dermatologia e Venereologia, è opportuno esaminare gli eventi storici che hanno condizionato la sua edificazione, come pure il complesso contesto in cui è stato realizzato. Si deve perciò partire da Glaucus Gallicanus (330-362 a.C.), “vir et consul romanus” sotto l’imperatore Giuliano. Quando ques’ultimo ripudia la fede cristiana, e per questo viene denominato “l’Apostata”, non vuole che il suo Console curi personalmente malati, poveri e reietti ospitandoli nella sua villa romana e perciò gli ordina di sospendere questa inopportuna attività. Gallicano si rifiuta ed è costretto a fuggire prima a Ostia e poi ad Alessandria d’Egitto dove pensa di essere finalmente al sicuro. Invece nel 362 d.C. viene raggiunto dai sicari dell’Imperatore che uccidono lui e i suoi malati. Per questo estremo sacrificio, il Console diventa San Gallicano e viene celebrato il 25 Giugno di ogni anno. L’attività assistenziale nei confronti dei più poveri e abbandonati, come già esercitata da San Gallicano, continua nei secoli successivi per l’impegno di molti altri devoti. Nel Settecento, sul versante sociale, in contrasto con la fastosità dell’epoca, nella popolazione vi è un grave divario fra una minoranza ricca e privilegiata e una maggioranza povera, affetta da gravi malattie contagiose e comunque poco assistita e trascurata. A Roma, nonostante siano attivi molti ospizi caritatevoli e importanti nosocomi, non sono soddisfatte le crescenti richieste della popolazione. Chi non può essere ricoverato, si rivolge a strutture come quella di Don Emilio Lami che gestisce il noto Ospizio di Santa Galla, successivamente trasformato in un vero ospedale. Il Cardinale Corradini approva e condivide queste iniziative e perciò incarica Lami di trovare la sede opportuna per una struttura più grande. Il luogo ideale viene individuato nel cuore di Trastevere, proprio nella zona di Piazza Romana, alle spalle della Chiesa di San Crisogono e al di sotto della fontana dell’Acqua Paola sul Gianicolo.
Il 14 Marzo del 1725 Benedetto XIII (1649-1730), al secolo principe Pietro Francesco Orsini di Gravina divenuto Papa nel 1724, pone la prima pietra dell’ospedale dedicandolo ai Santi Maria e Gallicano. L’ospedale nasce con scopi caritatevoli a favore di soggetti affetti da malattie cutanee contagiose e febbrili, è gratuito per tutti e l’assistenza per gli uomini è gestita da ecclesiastici, mentre le donne vengono curate dalle cosiddette “divote zitelle”. Sorge per impellenti esigenze, non solo dell’utenza, ma anche per importanti motivazioni politiche, socio-economiche, sanitarie, culturali, scientifiche e artistiche. Lo Stato Pontificio è infatti in una costante instabilità politica e Papa Benedetto XIII è afflitto dal continuo confronto e scontro con le più importanti famiglie e regnanti dell’epoca. È quindi indispensabile intraprendere risoluzioni politiche e provvedimenti sociali per evitare attacchi e sommosse e, nello specifico, per soddisfare le esigenze del popolo disperato e rivoltoso a causa della disastrosa situazione socio-economica. Le malattie, soprattutto quelle cutanee, sono assai diffuse e poco curate negli strati più poveri della popolazione. I cinque grandi ospedali romani preesistenti sono vetusti e insufficienti e il nuovo ospedale è concepito con l’obiettivo di risolvere queste urgenti problematiche. Artefice di questo capolavoro è Filippo Raguzzini (1690-1771), architetto personale del Pontefice per il quale ha già progettato molti edifici a Benevento e a Roma. Seguace di Borromini, è considerato “il più originale e brioso progettista del rococò romano”. Il progetto è grandioso, geniale e innovativo sia negli esterni che negli interni. La struttura architettonica è complessa e di difficile descrizione: uno sviluppo longitudinale con la chiesa al centro che funge da porta d’ingresso principale onde esprimere l’accoglienza religiosa a tutti i bisognosi; ai lati dell’accesso due lunghe corsie, una a destra per gli uomini e l’altra a sinistra per le donne con servizi e alloggi per il personale posti alle estremità periferiche delle due corsie; nel cortile è presente una grande spezieria per la preparazione galenica di medicinali e topici; e persino due cimiteri che, con l’interramento delle salme all’interno della struttura, evitano la diffusione esterna dei contagi. Molti altri particolari sono sorprendenti: assai pratica e utile è una balconata lungo la facciata esterna che permette al personale di aprire le finestre senza incomodare i pazienti e di sorvegliare qualsiasi contatto fra ricoverati e mondo esterno; eleganti rosoni sulle pareti esterne in alternanza con le lesene sono “sfiatatoi a rosetta” che permettono l’eliminazione di cattivi odori provenienti dai cosiddetti “sedini”, ovvero dai servizi igienici ricavati nello spessore dei muri e muniti di acqua corrente che, scendendo in canali posti fra i letti, permette a ogni ricoverato di prelevare in alto acqua potabile per bere e lavarsi ed eliminare in basso i rifiuti nelle fognature che sfociano nel vicino Tevere. L’abbondante dotazione di acqua e il suo corretto impiego, appaiono infatti indispensabili fin dal primo accesso del paziente che viene accuratamente lavato, vestito con opportuni indumenti, posto in un letto singolo pulito e accogliente, poi sfamato con buon cibo e tante altre attenzioni: primi passi indispensabili per ottenere la “sanatio nosocomialis”, certamente più risolutiva dei medicamenti allora disponibili.
Il continuo rifornimento idrico è assicurato dal collegamento con la monumentale fontana dell’Acqua Paola, posta sul Gianicolo alle spalle dell’ospedale, già realizzata nel 1610 da Papa Paolo V che provvidenzialmente aveva convogliato tutte le sorgenti dell’agro braccianense particolarmente salubri: “Pavlvs qvintvs pontifex maximvs aqvam in agro braccianensis salvberrimis e fontibvs collectam veteribvs aqvae alsietinae dvctibvs restitvtis novisqve additis”. Si realizza così il volere di Benedetto XIII, figura grandiosa e poliedrica, custode del potere temporale in quanto “zelante perché mai schierato con le potenze europee”, ma soprattutto grande innovatore dedicato al bene dell’umanità e che per i suoi tanti meriti è riconosciuto Beato il 22 Febbraio del 2017. Il suo nome e l’impegno nella realizzazione dell’ospedale restano immortalati nella Bolla di fondazione e nella targa marmorea visibile nell’atrio dell’ospedale. In questa sono indicate le finalità istitutive e caritatevoli: “Neglectis rejectisqve ab omnibus prvrigine lepra et scabie…”, le patologie più frequenti e le difficoltà nella realizzazione. Così come anche nel monogramma “Amor Dei”, è confermato fin dall’inizio l’alto valore assistenziale e sociale dell’ospedale. Le regole per il buon andamento del nosocomio sono redatte dal Cardinale Pietro Marcellino Corradini (1658-1743), ispiratore, esecutore e custode della grande e ambiziosa opera, di cui è nominato Protettore. Così come Don Emilio Lami (1660-1741), viene eletto primo Priore per la sua attività apostolica e assistenziale. Nel 1826 Papa Leone XII edifica un monumentale Teatro Anatomico e sancisce che gli studenti di medicina frequentino obbligatoriamente l’Ospedale per apprendere la Dermatologia: tappa fondamentale per l’insegnamento universitario in ambito ospedaliero. Una grande e significativa svolta avviene con la fine dello Stato Pontificio nel 1870: anche nel San Gallicano prevale la gestione laica per cui i Priori vengono sostituiti da valenti Professori (Casimiro Manassei, Pietro Shilling, Domenico Maiocchi, Gaetano Ciarrocchi, Pierangelo Meineri e tanti altri). In conclusione, sin dalla sua fondazione e nel corso degli anni, il San Gallicano ha apportato un notevole contributo non solo alla storia della Dermatovenereologia, ma è anche stato testimone del passaggio dell’assistenza ospedaliera da religiosa a laica, nonché pioniere della gratuità dell’assistenza; infine, da sottolineare il contributo dato all’insegnamento universitario e all’istituzione della Dermatologia ospedaliera.





