Home antiaging Le rughe non sono sintomi di malattia ma di fragilità

Le rughe non sono sintomi di malattia ma di fragilità

I segni dell’invecchiamento non vanno intesi come perdita di normalità o come sintomi di un processo patologico

Il sogno di vivere a lungo e in buona salute, restando giovani, è un desiderio comune a tutti. Un’aspirazione che si lega fortemente alla volontà di allontanare la vecchiaia e, in ultima analisi, alla paura della morte. Molto si è scritto su questo tema e la prima riflessione che emerge leggendo numerosi testi è che non c’è accordo su quale definizione usare per indicare quella fase della vita in cui all’età anagrafica si accompagnano, oltre a una lenta e progressiva decadenza della prestanza fisica, della vista, della memoria, anche la perdita del tono muscolare, dell’elasticità cutanea, e la formazione delle rughe. I termini più comuni e più usati, talvolta con una velata ipocrisia, sono, di volta in volta: maturità, senescenza, terza e quarta età, anzianità, e solo quando non se ne può fare proprio a meno, si adopera la temuta parola vecchiaia. La causa di questa difficoltà, non solo linguistica, è dovuta soprattutto all’incertezza sul momento in cui ha inizio questa fase della vita. Inoltre, molto dipende dal vissuto di ogni individuo: alcuni si dimostrano anziani quando sono ancora giovani e viceversa c’è chi continua a sentirsi giovane, nonostante rughe e acciacchi, anche a ottant’anni e viene simpateticamente chiamato giovane-vecchio. Gli esperti, soprattutto i sociologi, consigliano pertanto di considerare l’età solo come un semplice indicatore di riferimento, che porta spesso a segnare come inizio della terza fase della vita il manifestarsi di alcuni fatti sociali, quali il pensionamento, il matrimonio dei figli, il diventare nonni, le norme che vietano di assumere certi incarichi: tutti eventi che intervengono e impattano sull’individuo dall’esterno. Nei comportamenti e nel linguaggio comune ciò si trasforma in riti di passaggio che nel continuum del processo fisico e biologico sottolineano tanto cosa si perde lasciando la fase precedente e viceversa quanto si guadagna entrando in una nuova fase della propria esistenza (per esempio, dalla fertilità alla menopausa, dall’età adulta alla maturità, dalla fase lavorativa al pensionamento). Secondo l’ISTAT, in Italia, in trenta anni, gli individui sopra i 65 anni, rispetto alla popolazione totale, sono quasi raddoppiati e ciò fa dire che la nostra società sta invecchiando a un ritmo più che sostenuto. In termini medici e dermatologici, il passaggio delle varie fasi della vita è evidente, dalla fase neonatale con le sue problematiche legate principalmente alla funzione della barriera cutanea, alle patologie dermatologiche infantili, alle dermatosi adolescenziali e dello sviluppo, all’età adulta, alla maturità, alla menopausa e all’andropausa, fino alla disidrosi, alla secchezza cutanea e alle dermatosi degli anziani. Paragonare, però, la vecchiaia a una malattia è un’associazione arbitraria ed errata che si fonda sull’idea che esista una condizione di normalità e di equilibrio per ogni età dell’uomo. Chi compie questa associazione ritiene che la perdita di normalità della cute, sottoposta a stress ambientali e al passare degli anni, porti a una condizione di cosiddetta fragilità quasi patologica, che espone di più al rischio di rottura della struttura biologica già sottoposta a un inevitabile declino. Per la classe medica, invece, i segni che manifestano i cambiamenti che si ricollegano all’avanzare dell’età dovrebbero essere considerati solo di natura fisiologica e non patologica, al pari della riduzione di alcune performance tissutali o d’organo. Adottando questo approccio, si può paradossalmente affermare, quindi, che la popolazione italiana di fatto non sta drammaticamente invecchiando come dicono le statistiche, ma si mantiene ancora attiva e in buona forma, perché ricorre in maniera sempre più ampia a trattamenti, cure, termalismo e cosmetici in grado di contrastare molti dei segni dell’età. La prevenzione e il contrasto degli inestetismi fisici e cutanei di cui abbiamo già parlato, è merito sia del progresso tecnico scientifico, in particolar modo in campo medico farmacologico e dermocosmetico, sia del miglioramento delle condizioni di vita e di una maggiore consapevolezza degli effetti nocivi dei raggi UV e dell’importanza della prevenzione e degli stili di vita. è cresciuta inoltre la convinzione che si tratti di fenomeni biologici che sono influenzati dalle abitudini alimentari e da molteplici fattori culturali e sociali, che pur connettendosi inevitabilmente all’evoluzione della vita e all’età anagrafica, possono essere tenuti abbastanza sotto controllo. Sono moltissimi coloro i quali, oggi, di fronte all’avanzare dell’età, a un certo momento, cominciano una gara contro le rughe e l’invecchiamento della cute. Una corsa che con l’aiuto della dermatologia, della medicina estetica e della ricerca di cosmetici più performanti, assume una prospettiva sempre più favorevole, offrendo un senso e molteplici possibilità alla volontà di mostrarsi e mantenersi giovani. Una sfida contro il tempo che non è più lanciata dalle singole persone, ma è stata sposata dalla stessa società che ai nostri tempi non offre certo una buona immagine dell’aging. Un fenomeno nei cui riguardi tante aziende e altrettante società medico-scientifiche hanno intrapreso una crociata, anti-aging, impegnandosi a contrastarne i sintomi e i segni, aumentando notevolmente la speranza e le possibilità che l’invecchiamento fisico e cutaneo si possa rimandare molto più avanti negli anni. Una filosofia che trovò fra i suoi primi profeti la compianta Rita Levi Montalcini che la sintetizzò nella frase “lavorare non per dare più anni alla vita ma più qualità agli anni della vita”. Ovvero alzare il livello di benessere il più possibile, a ogni età, non negandone le specifiche fragilità ma contrastando la perdita di vitalità utilizzando quegli stimoli esterni in grado di produrre quell’energia, a livello metabolico e cellulare, necessaria a mantenere la massima funzionalità di ogni organo e tessuto, dal cervello alla cute. è evidente che in questa visione molta importanza assumono alcune abitudini quotidiane: dai tempi del sonno, alla quantità di stress, dalla vita di relazione, al fumo, all’alcool e ai farmaci, dall’attività fisica all’alimentazione. Il modo di alimentarsi (tempi, quantità e qualità del cibo) rappresenta, forse, il campo in cui più si è indagato negli studi sul prolungamento della vita, suggerendo diete sane ed equilibrate, con più frutta, verdura, legumi, cereali integrali, limitando cibi ultra-processati, carni rosse e zuccheri aggiunti. Ma anche integrando il proprio regime alimentare con nutricosmetici concepiti per supportare e nutrire la cute in tutte le fasi della vita. Integratori a base di principi attivi e antiossidanti che modulano e promuovono l’idratazione, l’elasticità e la tonicità per assicurare una pelle più levigata e giovane nel tempo. Specie se assunti nel corso di un vero protocollo di giovinezza quotidiano che preveda anche l’applicazione di cosmetici e formulazioni atte a rallentare l’aging cutaneo.