Il lungo processo che porta alla formazione delle cicatrici è affascinante ma non è sempre lineare, come nel caso di quelle provocate dall’acne
Viviamo in un’epoca in cui trovare un tecnico capace di riparare un guasto, una rottura, sembra quasi impossibile. Meglio comprare un apparecchio nuovo, è la risposta. Per fortuna con il corpo umano non funziona così e le cicatrici cutanee, per quanto inestetiche, sono una parte naturale e insostituibile del processo di guarigione. Che si tratti di un taglio superficiale, di un’ustione o di un intervento chirurgico, il nostro corpo ha un’incredibile capacità di auto-ripararsi. Tuttavia, il processo attraverso il quale la pelle si rigenera e forma una cicatrice è complesso, e varia a seconda di diversi fattori, tra cui la profondità e l’estensione della ferita, la salute generale del paziente e la velocità con cui avviene il processo di guarigione. Sappiamo che quando la pelle viene danneggiata, il corpo attiva una serie di risposte biologiche per ripristinare il suo stato di integrità. Questo processo avviene in quattro fasi ben note: fase emostatica: i vasi sanguigni si contraggono per limitare la fuoriuscita di sangue, mentre le piastrine si aggregano e una serie di reazioni chimiche porta alla formazione di un coagulo di sangue che agisce da tappo temporaneo nella ferita. Successivamente, prende il via la fase infiammatoria che inizia, di solito entro le prime ore dalla lesione, e dura dai 2 ai 3 giorni, durante i quali nella zona danneggiata si affollano le cellule immunitarie giunte per combattere possibili infezioni. Leucociti e macrofagi rimuovono i detriti cellulari, batteri e altre sostanze che potrebbero ostacolare la guarigione. Il terzo passaggio è quello della proliferazione, che può durare fino a 3 settimane e prevede la formazione di nuovi tessuti che sostituiranno quelli danneggiati. I cheratinociti si spostano verso il centro della ferita per coprire la superficie danneggiata mentre le cellule endoteliali delle pareti vasali danno vita a nuovi capillari necessari a ossigenare e nutrire i nuovi tessuti. In questa fase, i fibroblasti producono reti collageniche che danno forza e struttura alla pelle ricostruita. Quando il collagene è in eccesso aumenta il rischio che si creino cicatrici ipertrofiche e cheloidi, spessi e prominenti, mentre se la produzione di collagene è insufficiente, le cicatrici appariranno atrofizzanti, la cute risulterà indebolita e rientrata, e si formeranno depressioni nel punto della lesione. La fase finale della maturazione può prolungarsi a lungo, fino a un paio d’anni, con il collagene presente nella cicatrice che continua a essere rimodellato, la cicatrice che diventa più stabile, sottile e più bianca, ma che non avrà più la stessa elasticità o resistenza della pelle non danneggiata. Quando si parla di cicatrici da acne, però, tutto diventa più complesso perché il processo di guarigione, seppur naturale, può andare incontro ad alcune modifiche legate alla natura infiammatoria della lesione, e risultare quindi imperfetto. Semplificando, poiché l’infiammazione che caratterizza la prima fase è molto importante, intensa e duratura nel tempo, come avviene quando ci sono cisti o noduli in profondità, la risposta immunitaria da parte dei globuli bianchi e dei macrofagi può danneggiare anche i tessuti sani, i follicoli piliferi e i capillari da cui fuoriescono sangue e plasma e ciò aumenta il rischio di cicatrici più gravi. Nella fase della proliferazione, simile a quella già descritta, nelle cicatrici da acne, la produzione di collagene è spesso irregolare e ciò può avere conseguenze in fase di maturazione, le cui modalità e tempi sono analoghe a quelli delle cicatrici normali. Ma quali fattori sono decisivi per l’aspetto delle cicatrici? Sicuramente la gravità dell’acne è uno di questi, insieme alla profondità delle lesioni e alla risposta individuale della pelle. Riassumendo, in via generale, le cicatrici sono più comuni e visibili nelle forme più gravi di acne, come quella cistica e nodulare, perché presentano infiammazioni più intense e danneggiano i tessuti più profondi. La pelle più chiara tende a sviluppare cicatrici depresse mentre in quella più scura si evidenziano più cicatrici iperpigmentate post-infiammatorie, per la maggiore produzione di melanina.
A influire sull’evoluzione e sull’aspetto delle cicatrici, poi, vi sono anche i trattamenti e le manipolazioni a cui è stata sottoposta la lesione. I dermatologi non si stancano mai di raccomandare ai loro pazienti, specie se adolescenti, di non schiacciare i brufoli perché questa abitudine aumenta significativamente il rischio di cicatrici, e con questo comportamento si spingono i batteri e i detriti cellulari più in profondità, causando danni maggiori ai tessuti. Anche l’utilizzo di trattamenti dermocosmetici ed estetici aggressivi o non adatti può peggiorare la condizione della pelle, causando cicatrici più estese e visibili. Anche lo stress e l’esposizione ai raggi UV, nonostante siano in molti a ritenere che faccia bene all’acne, possono rallentare il processo di guarigione e favorire l’iperpigmentazione delle cicatrici. Vista l’ampia diffusione dell’acne fra la popolazione più giovane, non si riesce a capire come mai un breve e semplice decalogo di regole e comportamenti non difficili da adottare e che i dermatologi offrono per migliorare il quadro clinico ed evitare le sequele cicatriziali venga quasi sempre ignorato. A partire dallo stramaledetto picking cutaneo ovvero la compulsione quasi irresistibile, più legata a una necessità psicologica che a un fastidio fisico, a spremere i brufoli. Secondo molte ricerche psicologiche, infatti, si tratta di un comportamento che a volte diventa ossessivo, ma paradossalmente gratificante, in grado di generare un senso di soddisfazione e piacere in chi lo mette in atto. Lo stesso dicasi per gli errori alimentari che da una parte contribuiscono ad alimentare e aggravare la fase infiammatoria, dall’altra mostrano che non si è compreso e si sottovaluta il peso dell’alimentazione e dello stile di vita nell’evoluzione dell’acne. Una dieta ricca in zuccheri raffinati e alimenti arricchiti di grassi industriali, ma povera di vitamine e minerali può compromettere il processo di guarigione, impedendo una corretta riparazione e rigenerazione del tessuto cutaneo. Una dieta sana, ricca di frutta, vegetali e omega 3 unita a un’integrazione nutrizionale con Vit. C, Vit. A e Zinco può invece essere utile a ripristinare il corretto funzionamento del sistema immunitario e per la normale produzione di collagene. Un altro suggerimento da non ignorare, inoltre, è quello di non sottovalutare che ogni giorno di ritardo nell’intervento medico terapeutico, anche a base di farmaci ove necessario e appropriato, aumenta esponenzialmente il rischio di esiti permanenti, mentre un approccio tempestivo e scientificamente fondato può ridurre di molto i rischi di cicatrici preservando l’integrità cutanea per tutta la vita. Senza voler togliere nulla al consiglio del proprio farmacista di riferimento, o dell’estetista di fiducia, lo specialista da cercare è certamente il dermatologo, a cui si dovrebbe rivolgere fin da subito il soggetto o la famiglia di chi mostra sul viso, e talvolta anche sul corpo, i primi segni dell’acne. Non ci si può nascondere dietro l’alibi che tutti i giovani hanno qualche brufolo nell’adolescenza, perché specie nelle ragazze, una valutazione ormonale potrebbe evidenziare invece qualche disturbo endocrino da accertare ulteriormente. In ogni caso, l’ultima cosa che non deve venire ignorata, è che una semplice routine di skincare può essere già considerata come una strategia di prevenzione o anche come una terapia, ma richiede precisione e costanza. Ogni gesto, dalla detersione all’applicazione di una crema “antibrufoli”, può determinare la differenza tra una pelle pulita e sana, una guarigione completa e la formazione di brutte cicatrici permanenti.





