La detersione della cute del paziente oncologico

Un trattamento cosmetologico influisce sull’umore e può aiutare ad affrontare meglio il periodo della terapia e quello appena successivo

della Dott.ssa Cinzia Tafuto, Cosmetologa, Roma

Si stima che in Italia nel 2022 ci siano state 390.700 nuove diagnosi di tumore, in netto aumento (14.100 casi in più del 2020). In particolar modo sono stati registrati 205.000 nuovi casi negli uomini (+1,4% rispetto al 2020) e 185.700 nuovi casi nelle donne (+ 0,7% rispetto al 2020). Fortunatamente, però, negli ultimi anni sono complessivamente migliorate le percentuali di guarigione mentre la mortalità per tumore è in riduzione in entrambi i sessi: in Italia, la sopravvivenza media a cinque anni dalla diagnosi di un tumore maligno è del 65%, e a dieci anni è del 39% (dati AIRTUM). Tali successi sono la conseguenza sia di importanti sforzi per ottenere una diagnosi sempre più precoce, che di cure maggiormente efficaci. Tali trattamenti, anche nel caso di malattia avanzata, hanno ottenuto l’importante risultato di cronicizzarne l’andamento. Diventa quindi fondamentale puntare sulla qualità di vita di tutti questi pazienti, sia durante la malattia che dopo. Infatti ciò è molto importante per poter convivere con la malattia, e può essere favorito dalla possibilità di ritornare a una quotidianità il più possibile simile a quella precedente alla diagnosi, a un eventuale intervento e ai trattamenti oncologici. Purtroppo i cambiamenti possono essere notevoli e quelli più evidenti per il paziente sono a carico della cute e dei suoi annessi, causati proprio dalle cure chemioterapiche e dalla radioterapia: perdita di capelli e ciglia, secchezza cutanea, colorito spento, discromie cutanee, rash acneiformi, eritemi persistenti, ipersensibilità cutanea, sindrome mano-piedi, patologie alle unghie e tanti altri ancora. Questi effetti indesiderati colpiscono il malato oncologico nell’immagine corporea e la sua vita di relazione può essere compromessa a causa del danno estetico a essi collegati. A differenza di qualche decennio fa, i dati della letteratura internazionale mostrano che oggi fra questi pazienti è rilevabile una forte richiesta di interventi di sostegno, che possano alleviare gli effetti collaterali delle terapie oncologiche. In questo la cosmesi gioca un ruolo chiave: innanzitutto perché aiuta a prevenire e trattare gli effetti collaterali che si verificano a livello cutaneo, e poi perché è una proposta ben accettata, si ricorre a prodotti e formulazioni ben noti e, non ultimo, non si tratta di altri farmaci. Inoltre, il trattamento cosmetico si rivela anche un aiuto psicologico, soprattutto per le donne che maggiormente risentono dei cambiamenti estetici del loro corpo: potersi guardare allo specchio e vedersi meglio, sentirsi ancora belle, aiuta a sentirsi più forti e ad affrontare con più ottimismo la malattia, a riacquistare la propria femminilità che troppo spesso è stata come annullata proprio dalla malattia. Bisogna però valutare sempre la scelta del prodotto cosmetico idoneo, poiché non tutti i dermocosmetici sono uguali: nel paziente oncologico la cute è effettivamente cambiata, più delicata e sensibile, danneggiata dalle cure, e quindi si ha bisogno di una nuova beauty routine personalizzata. In questo quadro clinico, è opportuno consigliare al paziente di rivolgersi a personale qualificato ed esperto nel settore dermo-oncologico, che valuterà un programma preventivo e/o di trattamento, in base alla propria pelle e al programma farmacologico principale. Da cosmetologa, il consiglio generale è di iniziare cominciando dalla detersione, troppo spesso sottovalutata, che va effettuata almeno 2 volte al giorno, tutti i giorni, e deve garantire un’idonea omeostasi cutanea, tutelando il film idrolipidico, la barriera fisiologica e il pH della pelle. Una detersione non idonea, effettuata con detergenti non adatti, può creare più danni di quanto si pensi, soprattutto in una cute sensibile e delicata, determinando una serie di scompensi, che possono innescare una reazione a catena: azione delipidizzante, con formazioni di squame e fissurazioni, con possibile infezione; alterazione dello strato corneo: aumento della permeabilità e quindi della sensibilità e della reattività cutanea; disidratazione e aumento della TEWL; modificazione del pH cutaneo, con proliferazione della microflora cutanea; alterazione della flora cutanea: rischio di attacco da parte di agenti patogeni; azione irritante: rilascio di mediatori chimici dell’infiammazione con prurito e rischio di lesioni da “grattamento”; azione sensibilizzante della cute, con rischio di dermatiti e/o allergie. Bisogna insistere con il paziente sulla classica detersione per affinità e non per contrasto: da abolire quindi i saponi e detergenti altamente schiumogeni, ricchi di tensioattivi anionici, eccessivamente aggressivi e delipidizzanti. Come è ben noto, la detersione per affinità si effettua con sostanze lipofile, che si legano allo sporco e lo allontanano dalla cute con il risciacquo. In presenza di cute disidratata, sensibile e delicata, tipica del post chemioterapia e del post radioterapia, meglio i detergenti con l’aggiunta di attivi dermofunzionali e surgrassanti, come, a esempio, dei fitoestratti ad azione antinfiammatoria e lenitiva (il bisabololo, la mimosa, la camomilla, la malaleuca, l’aloe, la calendula). I prodotti più idonei per una detersione eudermica sono i latti, le creme detergenti per il viso, oli e creme detergenti per il corpo che contengono pochissimi ingredienti, e il cui INCI è molto breve. Il paziente deve essere educato a controllare che non contengano eccipienti e additivi che potrebbero risultare non idonei, come quantità eccessive di conservanti (in particolar modo i parabeni), profumi e allergeni del profumo, sostanze acide-esfolianti (es. ac. glicolico, ac. salicilico, ac. retinoico). I vantaggi e le caratteristiche di questi detergenti sono innumerevoli: sono poco schiumogeni; non alterano la barriera idrolipidica; la profumazione è data dalle molecole attive e quindi non necessitano dell’aggiunta di profumi; svolgono un’azione emolliente-surgrassante; rispettano il pH fisiologico cutaneo; non determinano sensibilizzazione cutanea. Seguire queste piccolissime norme igieniche aiuta non tanto, ma tantissimo