La Dermatite Atopica e la scuola elementare

Le tipiche manifestazioni della dermatite atopica possono contribuire a rendere poco piacevole il rientro a scuola provocando disagio e ansia

Settembre è il mese del rientro a scuola. Così come gli adulti anche i bambini devono lasciarsi alle spalle l’estate e le vacanze per tornare a oltrepassare rispettivamente le soglie dei propri posti di lavoro e degli istituti scolastici. Fin dalle elementari, l’inizio delle lezioni è un momento di grande entusiasmo, denso di emozioni, in un ambiente quasi elettrizzato dal riunirsi gioioso con i compagni di classe e dall’attenzione affettuosa delle maestre. Passati i primi giorni ai bambini si chiedono un cambiamento delle proprie abitudini e il rispetto di ritmi ben diversi da quelli vissuti nella pausa estiva. Un impegno fisico e psicologico che provoca una forte intensità emotiva sia per i bambini che per i loro genitori preoccupati da come i loro figli saranno accolti in classe, se benvoluti dagli altri alunni e dagli insegnanti, e se saranno capaci di seguire le lezioni e di apprendere. La relazione con i coetanei è un’importante opportunità di crescita ma rappresenta anche un luogo di conflitti e insidie, e un bambino atopico può sentirsi inadeguato a causa dei problemi della sua pelle. In sintesi, l’inizio della scuola è un insieme di entusiasmi, preoccupazioni e timori che sono ancora più amplificati quando i bambini soffrono proprio di una malattia come la dermatite atopica. Questa comune malattia infiammatoria della pelle colpisce circa il 20% della popolazione pediatrica, in età compresa tra 0 e 10 anni. In Italia si stima che siano più di un milione i bambini che soffrono di eczema atopico i cui sintomi più evidenti, come è noto, sono la secchezza, il rossore della cute e un prurito intenso. Dopo il miglioramento dell’estate, solitamente, la pelle atopica peggiora durante la stagione invernale e le forme più severe sono accompagnate da altre condizioni quali l’asma e la rino-congiuntivite allergica. Frequentemente ne deriva una bassa qualità della vita anche scolastica perché la malattia può rappresentare un ostacolo per una frequenza regolare, specie nelle forme più gravi, quando al prurito intenso si uniscono dolore cutaneo, disturbi del sonno, ansia, depressione e scarsa concentrazione. Anche l’incertezza nelle scelte alimentari proposte quotidianamente dalle mense scolastiche preoccupa le famiglie già gravate dal senso d’impotenza per non riuscire ad interrompere il circolo vizioso del prurito, e dalla paura che a scuola i figli si feriscano grattandosi. Nei casi di dermatite atopica media e severa, oltre alla visita dermatologica, bisognerebbe quindi identificare eventuali allergeni alimentari, inalati o da contatto, che possano influire negativamente sul decorso della malattia, mentre una consulenza nutrizionale potrebbe suggerire l’eventuale integrazione di vitamina D e uno stile alimentare che, privilegiando cibi preparati a casa a scapito di alimenti industriali ipercalorici ricchi di zuccheri e grassi, di sale e di bevande gassate, possa limitare l’infiammazione della pelle. Le domande più frequenti poste dai genitori ai pediatri e ai dermatologi riguardano anche l’influenza che può avere sul rendimento scolastico la mancanza di un regolare riposo notturno a causa del prurito; oppure come spiegare agli insegnanti la complessità della malattia del proprio figliolo senza farlo apparire ai loro occhi e a quelli dei compagni come un bambino diverso; come coprire i segni visibili della malattia per evitare che possa essere preso in giro; e per finire – cosa ancora più grave – se vale la pena mandarlo a scuola visto che spesso la frequenza in classe coincide con un peggioramento clinico. Non bisogna cadere in facili giudizi negativi, perché è innegabile che quando un bambino soffre di una malattia della pelle come la dermatite atopica, a soffrire sono inevitabilmente anche la madre e il padre, che nel tempo finiscono con il sentirsi incompresi, inascoltati, stigmatizzati, avvolti da un vissuto di colpa e inadeguatezza. Sta agli specialisti di fiducia avvertirli in anticipo che l’inizio della scuola potrebbe rappresentare per tutti i bambini, e ancor più per gli atopici, una fonte moderata di stress. Soprattutto nelle prime settimane bisogna fare attenzione alle loro emozioni; non avere delle aspettative troppo alte sulle loro prestazioni scolastiche, aiutandoli ad abituarsi alla fatica dei nuovi ritmi orari e all’ambiente scolastico. La regolarità e la ripetizione delle attività quotidiane aiutano a conferire un senso di stabilità psicologica e migliorano il tono dell’umore, fornendo un senso di sicurezza e protezione. Per favorire il sonno, estremamente importante per il benessere sia fisico che psichico – perché quando si è stanchi e si è assonnati si diventa pigri e irritabili e difficilmente ci si concentra nello studio – i genitori devono gradualmente rendere stabili gli orari dell’andata a letto e la sera coinvolgerli in momenti rilassanti, limitando le attività fisiche e mentali che inducono eccitazione nervosa, inclusa la televisione o l’uso di strumenti o giochi digitali. Ci sono poi consigli che lo specialista può dare direttamente al piccolo paziente sia parlandogli in maniera chiara e semplice della sua malattia in modo che non la viva con vergogna, e possa spiegare ai suoi compagni perché non mangia alcuni cibi, perché si gratta, cosa sono le macchie rosse che ha sulla pelle, ma anche che non è contagioso o pericoloso per chi gioca con lui. Si accorgerà subito che verrà meno preso in giro, oppure allontanato o emarginato a causa della diffidenza da parte dei suoi compagni di classe. Certamente aiuta se si riesce a condividere con gli insegnanti esperienze e tecniche relative alla complessa gestione del prurito, anche inconsapevole, insegnando loro ad applicare la crema emolliente suggerita dal dermatologo e invitandoli a parlare della malattia in classe perché ciò previene il fenomeno della stigmatizzazione. Un aiuto può venire dall’osservazione dei disegni e dei colori usati dal bambino: se è felice, triste, arrabbiato o stanco.