Invecchiare è noioso: cerchiamo di farlo meglio

Una efficace strategia anti-invecchiamento dovrebbe essere in grado di contrastarne le cause interne ed esterne

Molti autori si sono confrontati con il tema dell’invecchiamento, ma la frase che – a mio parere – meglio riassume questo fenomeno naturale è stata scritta da Charles Augustin de Sainte-Beuve, medico mancato, critico letterario e scrittore francese, suo malgrado ricordato anche per essere stato l’amante della moglie di Victor Hugo: “invecchiare è noioso, ma è l’unico modo che abbiamo per vivere a lungo”. Una lunga vita è auspicabile, ma che sia di qualità, ripeteva sempre la professoressa Rita Levi Montalcini, ammettendo candidamente di aver perso con l’età un pò la vista e molto l’udito, ma di pensare più da anziana di quando aveva vent’anni. “Il corpo faccia quello che vuole, io non sono il corpo: io sono la mente” sosteneva con orgoglio la nostra scienziata più celebre, premio Nobel per la Medicina nel 1985. Un concetto che – con un accostamento che potrebbe apparire irrispettoso – fu fatto proprio anche da Snoopy, il famosissimo cagnolino figlio della matita di Charles Schulz che, in una delle sue pillole di saggezza comune, sosteneva “non si invecchia, ma si matura”. Nonostante questi brevi e ironici aforismi, l’invecchiamento – anche quando non è accompagnato dall’insorgere di patologie concomitanti – non sempre è visto e accettato come un naturale evento fisiologico, ed è paradossalmente considerato alla stregua di una patologia e molte delle ricerche, specie in campo dermocosmetico, si rivolgono all’identificazione dei suoi meccanismi biologici, metabolici e ambientali, di quelli che ne accellerano la progressione e soprattutto di quelli che determinano i cambiamenti fisici ed estetici tipici dell’età che aumenta. Anni di studi, oggi, ci permettono di dire che Il processo di invecchiamento cutaneo è multifattoriale e complesso e che da un punto di vista dei meccanismi fisiopatologici si differenziano due processi distinti coinvolti nell’invecchiamento della pelle: il cronoinvecchiamento, legato al semplice ed ineludibile passare del tempo ed il fotoinvecchiamento, un processo che comporta una accelerazione delle tipiche alterazioni di epidermide e derma che caratterizzano la pelle invecchiata causato dalla eccessiva esposizione alla luce del sole e in particolare alla componente della radiazione UV. In realtà questo approccio “dicotomico” ci si focalizza solo su uno (anche se probabilmente il più rilevante) dei fattori ambientali che contribuiscono a una accelerazione dell’invecchiamento della pelle. Oggi, più correttamente, quindi, si parla di esposoma, un termine che raggruppa tutti quei fattori esterni (irradiazione solare, inquinamento atmosferico, stress ossidativo, dieta squilibrata, fumo di sigaretta) che contribuiscono al precoce invecchiamento cutaneo. Ma gli elementi più interessanti della ricerca più recente, riguardano le alterazioni anatomiche della componente extracellulare del derma che sono alla base della formazione delle rughe (progressiva alterazione della funzione barriera dell’epidermide e conseguente perdita del contenuto di acqua; perdita di spessore degli strati epidermici; perdita delle fibre elastiche; rimaneggiamento delle fibre collagene; progressiva riduzione del contenuto di acido ialuronico, molecola altamente idrofila. Inoltre un grande aiuto alla comprensione dei principali meccanismi patogenetici dei processi di invecchiamento è arrivato dallo studio della biochimica cutanea (danno ossidativo nei confronti di strutture biologiche importanti come il DNA cellulare, i mitocondri e le membrane fosfolipidiche, causato da componenti esterne (raggi UV, sostanze inquinanti, diete ricche di grassi saturi, tabacco; riduzione della difesa anti ossidante endogena legata al glutatione e alla melatonina cutanea). Lo stress ossidativo inoltre è un importante trigger della stimolazione alla maggiore produzione di enzimi che degradano la matrice extracellulare (Metalloproteasi) ed inoltre dell’innesco del fenomeno dell’inflammaging in quanto i radicali liberi stimolano i processi infiammatori. Inoltre nel processo dell’aging cutanea gioca un ruolo chiave anche un processo biologico denominato autofagia, che permette di eliminare le strutture cellulari danneggiate dai processi ossidativi o di inflammaging, mantenendo giovane la cellula. Sembra che il processo di invecchiamento cutaneo sia caratterizzato da una progressiva ridotta funzione autofagica. È facile comprendere che l’utilizzo regolare di una buona idratazione cutanea ed una efficace protezione della pelle dalla eccessiva esposizione rappresentano alcuni elementi chiave per una efficace strategia per contrastare il processo di skinageing da affiancare a procedure più invasive (peeling, iniezioni di acido ialuronico, ecc.) e all’utilizzo di prodotti dermocosmetici con importanti azioni farmacologiche a livello epidermico e dermico come a esempio i retinoidi. Più recentemente anche a seguito di dimostrazioni di una valida efficacia clinica, si è osservato che un approccio cosiddetto “in” , ovvero la supplementazione di prodotti integratori ad azione specifica, è un valido aiuto nel contrastare il processo di invecchiamento della pelle. L’assunzione per via orale sia di collagene idrolizzato o di acido ialuronico hanno dimostrato di migliorare parametri importanti. In questa ottica è stato sviluppato un nuovo integratore per via orale che vede come componenti principali acido ialuronico, melatonina ed apigenina. Questi tre componenti possono agire su diversi meccanismi coinvolti nei processi di invecchiamento della pelle. L’acido ialuronico svolge una rilevante azione di idratazione cutanea. La melatonina è una molecola con complesse e svariate azioni anti-ageing con funzione antiossidante, che stimola a sua volta la produzione di enzimi antiossidanti endogeni come il glutatione, preserva la funzione metabolica dei mitocondri ed ha dimostrato di interferire con i processi di inflammaging. Dati recenti dimostrano come la melatonina sia in grado di stimolare i processi di autofagia. L’apigenina è un flavonoide con azione antiinfiammatoria ed è in grado di ridurre il danno cellulare indotto da UVB ed UVA e quindi di interferire sui processi di fotoageing. Molti studi sperimentali hanno dimostrato che l’ azione anti-invecchiamento di questa molecola in quanto è in grado di ridurre l’azione di citochine coinvolte nel processo di inflammaging come la AP1 ed il NFKB. In conclusione, un approccio definibile come “in” e “out” l’integrazione presenta pertanto un modello innovativo ed interessante in grado di rafforzare i vari trattamenti di contrasto allo skin ageing.