della Dott.ssa Cinzia Tafuto, Podologa-Cosmetologa
Come si fa a scegliere i cosmetici più adatti per il camouflage e quali sono le tecniche più appropriate per la sua applicazione?
La patologia neoplastica mina nel profondo sia il corpo che la mente: i segni che porta con sé e quelli lasciati dalle terapie utilizzate, sia nel breve che nel lungo periodo, rappresentano per i pazienti la manifestazione della patologia alla società, ma prima ancora a sé stessi. Dover accettare e comunicare al mondo in cui si vive la propria malattia, rappresenta la manifestazione di una sofferenza interiore oltre che esteriore. Il paziente inizia a non riconoscersi più, a volersi nascondere agli occhi di chi gli è accanto, tende a isolarsi e sentirsi solo, vergognarsi della patologia che lo afflige e ad averne paura. Ecco allora che il Make up può rivestire il ruolo di strumento necessario per difendersi e proteggere la propria intimità. E la tecnica di trucco più idonea è sicuramente il Camouflage. Come detto più volte, questo neologismo nasce dalla fusione tra le parole “camuffare” e il termine francese “maquillage” e consiste in una tecnica di trucco quotidiano che ha lo scopo di nascondere la presenza di inestetismi cutanei (couperose, ipercromie, ipocromie, occhiaie) e i cambiamenti causati dalle cure applicate (ipercromie, ipocromie, eritema, papule, pustole, pallore, edema, ecc…) mimetizzandole nell’incarnato. La tecnica può essere praticata sia sulle donne che sugli uomini, per l’effetto naturale e fisiologico che determina. Entrando più nell’esecuzione cosmetologica, il camouflage si basa sulla teoria dei colori: cioè l’utilizzo di colori complementari, caldi e freddi. In tal modo si riesce a nascondere le alterazioni pigmentarie del viso o del corpo.
Fondamentale allo scopo, la cosiddetta “ruota dei colori”, che indica il correttore più adatto a ciascun inestetismo. Passando ora alla tecnica vera e propria, essa prevede due fasi. La prima consiste nella “neutralizzazione dell’inestetismo” con un colore complementare. Questo passaggio è importante anche per ridurre la quantità di make up che servirà a coprirla nella fase successiva. Per farlo, è necessario impiegare un correttore del colore opposto a quello dell’inestetismo che si intende camuffare. Per cui se si tratta di una discromia: tendente al rosso (es. couperose, eritema), il correttore sarà verde; tendente al blu (es. occhiaie), il correttore sarà l’arancione; tendente al viola (es. ematomi), il correttore sarà il giallo; tendente al marrone (es. macchie solari, melasma), il correttore sarà color arancio pallido. La seconda fase, invece, è quella che riguarda la scelta della nuance del fondotinta più appropriato alle esigenze del paziente: esso deve essere il più simile al suo incarnato nel colore e deve avere una texture appropriata all’importanza del difetto da coprire e al tipo di cute su cui verrà applicato. Il colore del fondotinta si sceglie di solito provandolo sul collo (non sulla mano, sull’avambraccio, ecc…). Il fondotinta va poi fissato con la cipria. Tra le diverse formulazioni esistenti, bisogna ricordare che quella in stick è più ricca di pigmenti e quindi maggiormente appropriata per gli inestetismi severi su viso e corpo. La formulazione fluida è invece più leggera e adatta nei casi di inestetismi di lieve e moderata entità su viso, collo e décolleté; più indicata per cute normale/disidratata. Nei casi di inestetismi di lieve e moderata entità su viso, collo e décolleté, e in presenza di una cute normale o mista, va scelta una formulazione Compatta; nella versione oil free per cute seborroica-acneica.
Infine la formulazione cremosa è ideale per gli inestetismi sul corpo e per la cute disidratata o matura. Volendo analizzare la composizione dei prodotti specifici per questo tipo di trucco, le loro caratteristiche principali, a differenza dei normali prodotti da make up, sono: l’elevata coprenza, la resistenza all’acqua e al sudore, la permanenza prolungata sulla cute e la presenza di un filtro solare, per proteggere quotidianamente anche la cute più sensibile. I prodotti devono altresì essere ipoallergenici, non comedogenici, privi di profumi e conservanti, per adattarsi anche a una cute resa fragile dalla patologia e sensibilata dai trattamenti. Permettemi ora una riflessione sul ruolo che la pelle ricopre, anatomicamente e psicologicamente, per delimitare e divide il mondo esterno dal nostro mondo interno, mettendo in contatto queste due diverse realtà. Questo concetto non è assoluto ma cambia a seconda dell’ambito di riferimento, e l’esempio della patologia oncologica lo dimostra. L’interazione sociale e il rapporto con gli altri, consapevolmente o meno, passa attraverso un linguaggio non verbale tramite il quale diamo informazioni su chi siamo, su cosa pensiamo, sul nostro stato di salute e sul nostro vissuto. Truccarsi, quando si è in buona salute e soprattutto quando si è malati, non ha solo una funzione estetica ma è una potente forma di comunicazione rivolta non solo a se stessi (“mi piaccio ancora quando mi guardo allo specchio e ho ancora voglia di lottare e di vivere”) ma anche e soprattutto al prossimo (“se continuo a piacere agli altri, non ho paura della mia immagine attuale e quindi sono più sicura”). è proprio il volto, la parte del corpo maggiormente in evidenza, che esprime meglio le emozioni, i timori, le ansie e la disperazione che si possono provare quando si è malati e gli stati d’animo che si stanno attraversando. Il make-up non è una cura, ma può incide notevolmente sulla percezione di se stessi, aumentare l’autostima, regalare sensazioni positive e una migliore socialità. Credere che rappresenti solo uno strumento per “nascondere” i segni fisici della malattia, è un errore, perché aiuta molto più la mente. Oggi, soprattutto con la sovraesposizione, determinata dal mondo social, il trucco è una forma di protezione sia per i pazienti oncologici che per tutti, i cui obiettivi principali vanno dal diminuire l’impatto degli inestetismi presenti su viso o corpo; creando un effetto naturale e permanente sulla pelle.In molti reparti oncologici si sono creati laboratori di camouflage e s’insegna ai pazienti a utilizzare questa particolare tecnica di trucco anche a casa. Ma tutto ciò, sebbene encomiabile è riduttivo e rischia di confinare la pratica a un mero effetto palliativo nei riguardi di alcuni sintomi visibili della malattia. Mentre andrebbe accettato che il trucco può essere una terapia psicologica per tutti: chiunque si veda bene allo specchio, affronterà la vita più felice, sereno e nel migliore dei modi.




