Foto professionali per trattamenti più mirati

Una nuova tecnologia consente di realizzare foto professionali sfruttando anche la Luce di Wood e Polarizzata con pochi click

La documentazione fotografica di tipo clinico riveste oggi un ruolo fondamentale nell’attività professionale dei medici, in particolare dei dermatologi, medici e chirurghi estetici. Non solo per il valore che essa può assumere in sede giudiziara in occasione di eventuali contenziosi con il paziente; ma anche perché può aiutare nella diagnosi e nel piano di trattamento; a fini didattici e per migliorare la collaborazione con i colleghi. Già dieci anni fa il compianto Alberto Massirone, nella compilazione del libro “La documentazione fotografica in medicina estetica”, scritto insieme al Dott. Roberto Favero, affermava l’importanza delle immagini fotografiche non solo per indirizzare in modo corretto il lavoro del medico ma anche per documentare le aspettative del paziente. Entrambi gli autori del libro, si soffermavano però sulla necessità che la qualità delle immagini fosse alta, auspicando che, in mancanza di un fotografo professionista, si sopperisse alle possibili carenze con una standardizzazione del processo di registrazione delle foto, che tenesse conto di importanti fattori quali la l’illuminazione dello studio, la posizione del paziente, lo sfondo, la profondità del campo e ulteriori parametri tecnici. Favero, in particolare affermava allora: che “lo scopo principale della fotografia in campo medico è la documentazione. Ciò significa che essa deve registrare il massimo delle informazioni seguendo dei protocolli condivisi e ripetibili”. Oggi, è sotto gli occhi di tutti, la tecnologia legata al mondo delle immagini è molto migliorata e ciò consente di ottenere fotografie semi professionali con qualsiasi cellulare e, tramite l’utilizzo di appositi programmi e filtri, di replicare le condizioni di uno scatto anche a distanza di tempo pur se effettuato in condizioni ambientali differenti. Si possono, a esempio, scegliere gli sfondi o renderli neutri, impostare con il semplice movimento delle dita ingrandimenti ad hoc della zona trattata evidenziando eventuali inestetismi e molto altro ancora. Tuttavia, come l’esperienza insegna, alcune problematiche restano. In primis la stampa delle immagini effettuata da cellulare o tablet molto spesso perde di qualità. Ciò fa sì che i “prima e dopo” da mostrare al paziente hanno una certa resa fin quando vengono mostrati sullo schermo del pc o dello smartphone, molto meno su altri supporti come quelli cartacei. Altra problematica è la raccolta puntuale del materiale fotografico ottenuto: se da un lato infatti è facile creare una “cartella file” in cui inserirlo, rinominare le immagini per tipologia e data richiede un procedimento sicuramente più lungo, così come è piuttosto complesso visualizzare due o più foto accostandole tra loro per constatare i miglioramenti ottenuti con un determinato trattamento. Ancora più complesso è inserire in una simile documentazione le immagini effettuate con altri strumenti che sfruttano, per esempio, la Luce di Wood o la Luce Polarizzata: tecnologie ormai alla portata di tutti grazie ad apparecchiature sempre più gestibili ma che ancora comunicano tra di loro con difficoltà. Non ultimo, esiste anche un problema legato allo spazio fisico della documentazione raccolta: più la foto è nitida più è “pesante” in termini di byte e, alla lunga, si rischia di intasare i propri hard disk o di essere costretti a comprarne di sempre più capienti, con tutti i rischi legati all’archiviazione su un supporto fisico (come appunto un hard disk esterno) che, seppur raramente, può anche smagnetizzarsi rendendo vano tutto il lavoro di raccolta fatto. Infine, va ricordato che per permettere di ottenere immagini sempre migliori alcuni specialisti e molte cliniche si sono dotati di spazi dedicati, con apparecchiature, luci e supporti in grado di “bloccare” il volto dei pazienti e aumentare la standardizzazione delle foto. Poiché fruire di un simile spazio aggiuntivo non è sempre alla portata di tutti, una notevole semplificazione può venire da una nuova apparecchiatura (Meesma) messa a punto dall’azienda internazionale Fotofinder, specializzata nella realizzazione di tecnologie medicali, con una grande attenzione alle tecniche di imaging. Questa tecnologia è concepita per lavorare in combinazione con un iPad Pro o un Iphone personali, inseriti all’interno del sistema Meesma, con il quale comunicano tramite bluetooth, integrando così la modalità di archiviazione cloud o un database. Tramite i personal devices a chiunque è permesso di catturare foto brillanti e coerenti del paziente, dalla testa ai piedi, a una distanza di soli 30-80cm. Le foto prodotte sono standardizzate senza utilizzare ingombranti cavalletti o costringere il paziente a posizionare il suo mento su scomodi supporti. Inoltre, basta richiamare tramite la memoria del device la cartella del paziente per riprodurre le stesse condizioni del primo scatto effettuato tempo addietro. Non solo, il sistema permette anche di effettuare foto sfruttando la Luce di Wood, per evidenziare i segni dell’invecchiamento cutaneo causato dall’eposizione ai raggi UV, ma anche eventuali iperpigmentazioni e altre condizioni della pelle. Un’altra funzione inclusa sfrutta invece le potenzialità della luce cross-polarizzata, che permette di fotografare la pelle visualizzando dettagli come gli arrossamenti e alterazioni vascolari. Infine le stesse immagini possono essere esaminate tramite Luce polarizzata parallela, necessaria per rivelare altre qualità della cute: quali la consistenza, la presenza di eventuali linee sottili, e di esaminare le rughe nei minimi dettagli. è evidente come tutte queste funzioni permettano al medico di poter creare un piano di trattamento personalizzato e dettagliato, evidenziando in modo chiaro quali sono le aree cutanee che abbisognano di essere trattate e per quali motivi. In ultimo, per chi già ha dotato il proprio studio di una piattaforma Universe, altra tecnologia Fotofinder, si può integrare la app di Meesma con il suo software e il suo database centrale, in modo da avere una cartella clinica del paziente completa, puntuale, e soprattutto rapida nella consultazione. In sintesi, la tecnologia diventa sempre più un mezzo per offrire prestazioni efficaci e sicure, ma può servire anche a risparmiare tempo (e denaro) rendendo le attività correlate alla professione più semplici e immediate. Senza cadere nella psicosi di una medicina sempre più difensiva.