Estratto di semi d’uva per la Dermatite Atopica

Gabriella Pasqua, Professore Ordinario di Botanica, Sapienza Università di Roma

Un gruppo di ricerca della Sapienza di Roma ha messo a punto un principio attivo a base di semi d’uva per il trattamento della Dermatite Atopica

A differenza di tanti altri Paesi il rapporto tra le Università Italiane e il mondo dell’imprese economiche è stato sempre complicato. Solo da qualche anno, infatti, il connubio e le collaborazioni nell’ambito della ricerca di base e industriale si è fatto più stretto, in considerazione della importanza strategica che può assumere sia per lo sviluppo che per l’imprenditoria giovanile. Ad accellerare il processo di avvicinamento tra atenei e l’imprenditoria, specie in alcuni settori come quello tecnologico e sanitario, è stata la nascita e la crescita del fenomeno delle start up, che hanno permesso ai laureati più giovani di trasferire le loro competenze acquisite nel corso degli studi in progetti concreti ed esperienze sul campo, proponendosi come innovatori credibili, degni di credito economico e reputazionale. Allo stesso tempo, spesso, le Università attraverso anche i propri docenti hanno trasformato i risultati della loro ricerca scientifica in brevetti, proponendosi in maniera competitività nei vari settori di riferimento. Un esempio concreto e di successo è rappresentato dalla Start-up ViVita pharma, nata nel 2020 in seno all’Università La Sapienza di Roma. Non una semplice impresa, quindi, ma un progetto sviluppato all’interno dei laboratori universitari sotto la guida della Prof.ssa Gabriella Pasqua, socio fondatore e Direttore Scientifico, per la ricerca e lo sviluppo di prodotti innovativi in grado di offrire efficacia e sicurezza nel trattamento di alcune delle principali patologie dermatologiche.
Prof.ssa Pasqua, qual è la filosofia aziendale alla base di questo progetto?
Pensiamo che il benessere dell’individuo possa essere promosso e mantenuto attraverso l’utilizzo di risorse naturali e per questo stiamo ricercando principi attivi altamente performanti che originano da scarti e sottoprodotti vegetali di aziende agro-alimentari, in una innovativa ottica di economia circolare. Dai risultati e da un brevetto derivati dalle nostre ricerche sono state formulate due creme per il trattamento della Dermatite Atopica, nell’adulto e nel bambino, che sfruttano le qualità di semi ottenuti dalle vinacce non fermentate.
Non crede che esistano già sul mercato sufficienti farmaci per questa patologia?
Sì e no, perché il problema è abbastanza complesso. La terapia di base prevede l’uso di corticosteroidi topici per ridurre l’infiammazione, nei casi più gravi anche la prescrizione di immunosoppressori per ridurre la risposta immunitaria della pelle, antibiotici e antimicotici per trattare eventuali infezioni cutanee secondarie, fototerapia con luce ultravioletta. I trattamenti farmacologici finora adottati, però, possono presentare effetti collaterali soprattutto se usati per lunghi periodi o su grandi aree cutanee. Per esempio, come è ben noto, i corticosteroidi topici possono causare atrofia cutanea con assottigliamento della pelle, dilatazione dei vasi sanguigni superficiali della pelle, ritardata guarigione delle ferite, riduzione della risposta immunitaria cutanea che aumenta il rischio di infezioni. Trovare terapie alternative soprattutto per trattamenti prolungati è da tempo una sfida di fondamentale importanza. In tal senso, le formulazioni a base di estratti vegetali rappresentano un valido aiuto sia come coadiuvanti nella terapia di base che come trattamento nelle recidive, anche se finora sono stati utilizzati prevalentemente come emollienti e lenitivi.

Com’è nata l’idea dell’utilizzo delle vinacce non fermentate per ottenere dai semi principi attivi da utilizzare in ambito dermatologico?
Il gruppo di ricerca da me coordinato ha studiato e brevettato un estratto da semi d’uva (registrato come Vitinix® da ViVita pharma), ottenuto a partire da vinacce non fermentate. L’estratto contiene un’elevata concentrazione di proantocianidine (flavan-3-oli) polimeriche, le più efficaci per attività antimicrobica, con elevata attività antifungina verso infezioni da Candida, dermatofiti, Malassezia e Criptococcus, paragonabile per efficacia al fluconazolo e in totale assenza di effetti collaterali. La concentrazione minima inibitoria degli estratti selezionati contro Malassezia mostra, infatti, un eccezionale valore di 16 µg/mL.
Tutti gli estratti di semi d’uva hanno le stesse proprietà?
Non proprio. L’efficacia dipende da molti fattori: il metodo estrattivo, la cultivar dell’uva, l’irrigazione, la concimazione azotata, la raccolta e le condizioni di conservazione delle vinacce. Dai dati da noi ottenuti, le formulazioni a base del nostro estratto, arricchite con altri ingredienti, di origine naturale, come gel di aloe vera, tocoferolo, ceramidi, urea, olio EVO e di Jojoba, calendula, malva e camomilla, si sono rivelate efficaci nel riequilibrare il microbiota cutaneo alterato, tipico della Dermatite Atopica. Inoltre hanno rivelato una forte azione di barriera naturale contro le infezioni ricorrenti di origine batterica e fungine.
Riequilibrio della funzione di barriera e attività antimicrobica, sono queste le vostre finalità?
La dermatite atopica è una delle malattie della pelle più studiate e comuni, con una incidenza di almeno il 20% nell’infanzia (tra 0 e 10 anni) e del 4-5% nell’età adulta. I suoi meccanismi specifici non sono però ancora del tutto conosciuti. Diversi i fattori chiamati in causa: genetica, risposte immunologiche, stress psico-fisico e fattori ambientali (radiazioni ultraviolette, la temperatura, umidità, inquinanti e allergeni, in particolare agli acari). Si è anche evidenziata una connessione con mutazioni del gene della filaggrina, note come rs66831674 e 50% dei casi a esordio precoce e perdita di funzione della filaggrina, una proteina epidermica cruciale per il mantenimento dell’integrità della barriera cutanea. Tale disfunzione ereditaria facilita l’ingresso di allergeni e microrganismi e ciò innesca una risposta linfocitaria TH2 sbilanciata che culmina nell’eczema. Per questo le infezioni cutanee sono la complicanza più comune della DA e i patogeni più comuni sono lo Staphylococcus aureus ed alcune specie di Malassezia.
Anche le citochine TH2 hanno un impatto sulla funzione di barriera?
Probabilmente si, perché regolano l’espressione della filaggrina e di altre proteine e peptidi strutturali essenziali per l’integrità della barriera epidermica, percepita come pelle secca, una delle caratteristiche principali della DA. Per rimediare la cheratinizzazione compromessa, la perdita di acqua e la composizione lipidica alterata della barriera cutanea sono necessari preparati topici idrofili e lipidi con funzione di emolliente, e per evitare le recidive è necessario rafforzare anche la difesa antimicrobica della pelle.
Bibliografia a richiesta

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