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Esosomi e biosomi: veicoli di origine differente

Esosomi e biosomi sono termini che possono confondere le persone che cercano in rete dalla medicina estetica risposte moderne ai loro problemi

Le strategie più avanzate a disposizione del medico estetico nell’ambito del ringiovanimento del volto sono ormai sempre più orientate verso approcci in grado di dialogare in modo attivo e intelligente con i processi fisiologici della pelle. L’obiettivo della cosiddetta “biorigenerazione” è di supportarne la naturale capacità di riparazione e rinnovamento, rispettando i meccanismi biologici, i tempi di risposta tissutale e i più elevati standard di sicurezza ed efficacia. In questo contesto, trovano spesso applicazione formulazioni che riportano nella loro descrizione la dicitura “a base di esosomi” o “biosomi”: termini su cui, come appare evidente scorrendo il vasto oceano di internet, i navigatori rischiano una certa confusione al punto di considerarli sinonimi. In realtà, come sanno gli operatori del settore e i formulatori, presentano delle differenze importanti che meritano, a parer nostro, un approfondimento. Iniziamo col dire che gli esosomi rappresentano probabilmente la popolazione più studiata e meglio caratterizzata tra le vescicole extracellulari (Extracellular Vesicles, EVs): un insieme eterogeneo di strutture delimitate da membrana lipidica, rilasciate attivamente dalle cellule e coinvolte nei processi di comunicazione intercellulare, sia in condizioni fisiologiche sia patologiche. Gli esosomi sono di piccole dimensioni, generalmente compresi tra 30 e 150 nm di diametro, caratterizzati da una specifica origine endosomiale. La loro biogenesi avviene attraverso un processo ben definito che coinvolge la formazione di endosomi precoci, la loro maturazione in endosomi tardivi e la successiva generazione di corpi multivescicolari (MultiVesicular bodies, MVBs). All’interno di questi compartimenti, alcune porzioni della membrana endosomiale si invaginano formando vescicole intraluminali che, in seguito alla fusione dei MVBs con la membrana plasmatica, vengono rilasciate nello spazio extracellulare sotto forma di esosomi (Raposo & Stoorvogel, 2013). Questo meccanismo fisiologico conferisce agli esosomi una firma biologica specifica e riproducibile. Dal punto di vista molecolare, gli esosomi presentano una composizione altamente selettiva che riflette la cellula di origine e il suo stato funzionale. Contengono lipidi strutturali, proteine di membrana come le tetraspanine CD9, CD63 e CD81, proteine coinvolte nel traffico endosomiale quali Alix e TSG101, oltre a un ricco carico di molecole bioattive, inclusi mRNA, microRNA e altre specie di RNA non codificante. Questa composizione permette agli esosomi di modulare l’attività delle cellule bersaglio attraverso meccanismi paracrini ed epigenetici, influenzando processi quali proliferazione cellulare, angiogenesi, risposta immunitaria e rimodellamento della matrice extracellulare (Kalluri & LeBleu, 2020). In medicina estetica, gli esosomi di origine mesenchimale, in particolare derivati da cellule staminali mesenchimali, sono oggetto di crescente interesse per il loro potenziale rigenerativo. Studi sperimentali indicano che possono stimolare l’attività dei fibroblasti dermici, aumentare la sintesi di collagene ed elastina, ridurre l’infiammazione cutanea e favorire i processi di riparazione tissutale. Per queste ragioni, gli esosomi vengono proposti come strumenti innovativi per il ringiovanimento cutaneo, il trattamento delle discromie, il miglioramento della qualità della pelle e il supporto alle procedure estetiche minimamente invasive, come laser e microneedling. In questo contesto, l’efficacia biologica degli esosomi è strettamente legata alla loro origine cellulare, alla modalità di isolamento e alla conservazione delle loro caratteristiche molecolari native. I biosomi, invece, in letteratura e soprattutto nella pratica commerciale e para-clinica, sono descritti come vescicole di origine biologica o bio-ispirata, spesso ottenute mediante processi di ingegnerizzazione o ricostruzione artificiale. Tali strutture possono derivare da membrane cellulari isolate, da miscele lipidiche arricchite con componenti proteiche o da sistemi ibridi progettati per mimare alcune proprietà degli esosomi naturali, come la biocompatibilità e la capacità di veicolare molecole attive. A differenza degli esosomi, quindi, non possiedono una biogenesi fisiologica definita e non presentano necessariamente i marcatori molecolari tipici delle EVs endogene. In medicina estetica, i biosomi vengono spesso impiegati come vettori per principi attivi cosmetici o cosmeceutici, quali fattori di crescita, peptidi biomimetici, antiossidanti o acidi nucleici sintetici. Il loro ruolo principale è quello di migliorare la penetrazione cutanea e la stabilità dei composti veicolati, piuttosto che esercitare un’azione biologica autonoma basata su segnali intercellulari complessi. Pertanto, mentre gli esosomi agiscono come veri e propri mediatori biologici, i biosomi svolgono prevalentemente una funzione di veicolo tecnologico di supporto e formulativa. In questo senso, i biosomi si configurano come strumenti tecnologici avanzati, distinti dagli esosomi naturali per funzione, origine e meccanismo d’azione. Questa distinzione è particolarmente rilevante in ambito clinico ed etico. Gli esosomi, essendo prodotti biologici complessi, richiedono rigorosi controlli di qualità, caratterizzazione molecolare e valutazione della sicurezza. I biosomi, invece, pur richiedendo controlli di qualità attenti, rientrano più frequentemente nella categoria dei dispositivi o prodotti bio-ispirati, con profili regolatori differenti. Chiudiamo ricordando che le linee guida MISEV2018 sottolineano l’importanza di una nomenclatura basata su criteri oggettivi di biogenesi e composizione, scoraggiando l’uso di termini non standardizzati che possano indurre in errore ricercatori, clinici e pazienti (Théry et al., 2018).

Bibliografia
1) Théry, C., Zitvogel, L., & Amigorena, S. (2002). Exosomes: composition, biogenesis and function. Nature Reviews Immunology, 2(8), 569–579.
2) Raposo, G., & Stoorvogel, W. (2013). Extracellular vesicles: exosomes, microvesicles, and friends. Journal of Cell Biology, 200(4), 373–383.
3) Kalluri, R., & LeBleu, V. S. (2020). The biology, function, and biomedical applications of exosomes. Science, 367(6478).
4) Lener, T. et al. (2015) . Applying extracellular vesicles based therapeutics in clinical trials – an ISEV position paper. Journal of Extracellular Vesicles, 4.
5) Théry, C. et al. (2018). Minimal information studies extracellular vesicles (MISEV). Journal of Extracellular Vesicles, 7(1).