Era forse Rosacea? Un dubbio per i Medici

Quella che nella Firenze del 1400 veniva chiamata rogna era forse rosacea? Un quesito appassionante per storici e dermatologi

Pittori, scultori, artisti in generale sono il fulcro attorno al quale ruota la proposta formativa di Dermart. Il Congresso, che quest’anno si terrà dal 20 al 21 settembre, è nato nel 2009 grazie all’intuizione del dott. Massimo Papi, Dermatologo con una lunga esperienza professionale alle spalle, e poggia su un assunto semplice quanto efficace: perché non fornire al medico degli esempi visivi delle principali patologie dermatologiche, utilizzando le opere di artisti famosi? Il presupposto è che per il dermatologo, potrebbe essere più semplice effettuare una diagnosi richiamando alla mente un’immagine piuttosto che ripescare nei meandri della propria memoria le illustrazioni che si trovano sui testi di medicina. Così, ad esempio, per una pelle senile, che appare di solito sottile, con vene e arterie in evidenza e piccole escoriazioni, possono tornare alla mente i quadri di Schiele o di Kokoschka, mentre per una calvizie incipiente di 4° tipo, il riferimento visivo può essere un classico busto in marmo di Giulio Cesare. Sicuramente altrettanto interessante, e utile può rivelarsi eseguire il procedimento inverso, ossia partire dalla propria conoscenza dermatologica per capire di quali patologie soffrisse un soggetto immortalato in un dipinto. Questa attività, da molti considerata ricreativa ma che non manca di un suo metodo scientifico, ha un nome preciso: iconodiagnostica. Postulata nel 1983 da una psichiatra dell’Università di Harvard, Anneliese Pontius, e applicata dalla stessa per dimostrare l’antica presenza della sindrome di Crouzon nelle isole Cook, questa disciplina fu poi introdotta nel mondo accademico dal Prof. Irwin M. Braverman dell’università di Yale come strumento di esercizio didattico per il riconoscimento delle patologie dermatologiche, ma non solo. Dalle rappresentazioni figurative, infatti, possono emergere dettagli che riguardano anche eventuali disturbi psichici tanto dell’artista (esaminando il tipo di pennellate effettuate o i colori utilizzati) quanto dei personaggi rappresentati, così come di questi ultimi è possibile rilevare particolari sul contesto sociale in cui vivevano e sulla loro salute: soffrivano ad esempio di cirrosi epatica, oppure erano affetti da funghi o verruche, avevano problematiche tricologiche o di altra natura. Tra i tanti quesiti, a metà fra la storia e la medicina, che l’iconodiagnostica ha aiutato a dirimere dal punto di vista dermatologico uno dei più interessanti è quello che riguarda la contessina Bardi, moglie di Cosimo dei Medici. Le cronache dell’epoca ci raccontano che la gentildonna soffrisse di una specie di “rogna”, caratterizzata da rossore cutaneo e un forte prurito, che provava ad alleviare andando spesso alle terme. Ebbene, se per molti anni, dalle descrizioni giunte fino a noi, si è ritenuto che la sua affezione fosse un eczema eritematoso con prurito, è proprio grazie a un‘opera pittorica, il famoso affresco italiano intitolato “Il viaggio dei Magi” dipinto da Benozzo Gozzoli (1420-1497) che si è arrivati a una diagnosi diversa. Guardando attentamente l’opera, infatti, oggi prevale l’idea che in realtà probabilmente la contessa fosse affetta da una forma di acne rosacea, segnalata da un’eruzione eritematosa a livello delle guance e del naso con presenza di teleangectasia, che appare come incorniciata dal velo azzurro che le copre il capo. D’altra parte, considerando l’alta incidenza di questa dermatosi infiammatoria cronica presso le pelli caucasiche (fototipi I e II) dopo i 30 anni di età (il 10% nella popolazione mondiale) la diagnosi sembrerebbe anche più probabile. Tra i 4 sottotipi conosciuti, i segni sembrano corrispondere perfettamente a quelli tipici della forma di rosacea più diffusa (67% dei casi) ossia la “eritemato-teleangectasica”, chiamata comunemente couperose (le altre tre forme sono: la papulo-pustolosa, la fimatosa e l’oculare) che è caratterizzata, infatti, da rossori cutanei persistenti e intermittenti che interessano il volto (soprattutto la porzione centrale) e dalla formazione delle teleangectasie, oltre a bruciore, pizzicore e prurito. Anche il già citato “ricorso frequente alle terme”, sarebbe un indizio importante in tal senso, in quanto sappiamo che i sintomi della rosacea, sebbene possano essere alleviati, nel tempo tendono a ripresentarsi con regolarità, data la sua natura cronica e probabilmente anche a causa del fatto che difficilmente una singola tipologia di trattamento è in grado di contrastare tutti, o quasi tutti, i suoi fattori patogenetici. All’epoca, del resto, si ignorava anche che i soggetti affetti reagiscono, in presenza di una condizione genetica predisponente, a un vasto insieme di fattori tra cui: cambiamenti di temperatura, esposizione solare, assunzione di cibi speziati e bevande alcoliche, stress ed esercizio fisico. D’altra parte, non poteva essere altrimenti dato che molte delle acquisizioni sulla rosacea sono piuttosto recenti e molte altre ne vengono ancora fatte. Oggi si sa, infatti, che a livello fisiologico sono molteplici le strutture che prendono parte al complesso processo infiammatorio: dalla famiglia di recettori TrpV presenti a livello delle terminazioni nervose sensitive, al coinvolgimento dei recettori TLR2, fino alla formazione dell’inflammaosoma NLRP3, passando attraverso un massiccio incremento di diversi fattori pro-infiammatori come VEGF, Istamina, TNF-α, IL-1a e β e così via. è invece nuova l’acquisizione del ruolo di un ulteriore fattore coinvolto nella risposta infiammatoria: il peptide anti-microbico Catelicidina, abbreviato LL-37, ottenuta per azione proteolitica delle Kallicreine 5 e 7 in risposta all’attivazione del segnale intracellulare generato dal riconoscimento di un patogeno da parte dei recettori TLR2. Se la sua produzione viene eccessivamente stimolata, aumenta la formazione dell’inflammosoma NLRP3 generando, a catena, lo sviluppo massivo dell’infiammazione cutanea. Di questa nuova conoscenza la ricerca scientifica sta tenendo pieno conto per lo sviluppo di prodotti atti a contrastare, in maniera efficace e duratura, le manifestazioni cutanee della rosacea. Un esempio concreto, è una recente formulazione messa a punto dai laboratori General Topics per la linea Synchroline, a base di tre ingredienti funzionali (Rosacure Professional Kit): il Metil Sulfonil Metano (MSM), composto antiossidante a carattere anti-infiammatorio di derivazione vegetale che contrasta la formazione dei radicali liberi prevenendone i danni, e riduce i livelli di diverse citochine, come IL-1α, IL-6, TNFα, IL-1β, e la formazione dei relativi inflammasomi. Altre azioni svolte sono la down-modulazione del fattore di crescita vascolare endoteliale (VEGF), coinvolto nella vasodilazione e formazione delle teleangectasie, e la riduzione del rilascio di istamina che attenua la vasodilatazione e il prurito. Il secondo ingrediente funzionale è il Butil Cicloesanolo, antagonista del recettore TRPV1, che riduce il processo infiammatorio neurogenico alla base di bruciore, prurito e formicolio. Infine, il RO-Peptide-23, in grado di potenziare l’effetto degli altri ingredienti citati ultimando l’azione antinfiammatoria e anti-arrossamento del prodotto. Il peptide è in grado di ridurre l’azione delle callicreine 5 e 7, responsabili della formazione della Catelicidina, disinnescando l’attivazione dell’inflammasoma e di IL-8 e riducendo anche la chemiotassi dei neutrofili e la conseguente formazione di papule e pustole. Ha inoltre effetto down-modulatore su Sostanza P, IL-1β e sul fattore di trascrizione nucleare NF-kB.