Gli studi sul ruolo del microbioma nella Dermatite Seborroica suggeriscono che la risposta terapeutica migliore può integrare farmaci, principi attivi e dermocosmetici
Dott.ssa Lucia Villa, Dermatologa, San Benedetto del Tronto (AP)
Il 17 ottobre di quest’anno, l’Istituto Dermopatico dell’Immacolata – IDI IRCCS, ha ospitato una interessante giornata di approfondimento dedicata al rapporto tra nutrizione e salute della pelle, intitolata: “Novità in tema di alimentazione nella prevenzione e terapia delle patologie cutanee”. Non è la prima volta che l’IDI ospita eventi dedicati alla cosiddetta “dermobiotica”, disciplina piuttosto recente nata come costola della dermatologia che si concentra sul ruolo che il microbioma, sia quello intestinale che quello cutaneo, riveste nella gestione di alcune patologie infiammatorie croniche che colpiscono la cute. Del resto, negli ultimi anni, l’interesse sul ruolo che i componenti nutrizionali avrebbero nella prevenzione e gestione delle dermopatie ha registrato un interesse crescente in particolar modo nell’ambito della ricerca clinica. Tornando all’incontro, ciò che è emerso con forza è la necessità di approcci personalizzati verso il paziente che abbiano nella multidisciplinarietà il loro elemento comune. Alla luce delle tante evidenze emerse sull’interconnessione esistente tra psiche, cute e alimentazione, infatti, oggi non è più sufficiente concentrare l’approccio terapeutico solo sulla cura dei sintomi di quelle malattie di cui è accertato anche un importante risvolto sociale – come per esempio la psoriasi, la dermatite topica o quella seborroica. L’interesse scientifico crescente verso il microbioma intestinale e verso il dermobiota, ha di fatto aperto nuove strade per il trattamento e la gestione di numerose patologie cutanee croniche. Non si può più ignorare, quindi, che sulla pelle umana esiste un ecosistema armonico di batteri, funghi e altri microorganismi che convivono tra loro e che molti studi hanno dimostrato che nei soggetti affetti da dermatite seborroica si verifica un aumento della presenza di batteri patogeni e una diminuzione di quelli benefici, come i Lactobacillus e lo Staphylococcus epidermidis, che sappiamo avere un ruolo protettivo. Queste alterazioni possono contribuire all’infiammazione locale e alla secchezza cutanea, facilitando l’insorgenza di sintomi come prurito e desquamazione (Tao et al., 2021). è altrettanto importante ricordare, poi, che in caso di dermatite seborroica, si verifica una significativa riduzione anche della diversità microbica, accompagnata da un aumento della flora patogena, come il fungo Malassezia. Quest’ultimo, in particolare, gioca un ruolo chiave nell’aggravamento della condizione, trasformando i lipidi del sebo in acidi grassi irritanti, che partecipano al processo infiammatorio (Dall’Oglio et al., 2022). Quali sono i vantaggi pratici di queste recenti conoscenze? Il primo è che accanto all’utilizzo di terapie mirate, la dermocosmesi, attraverso l’uso di prodotti specifici, può assumere un ruolo cruciale. I dermocosmetici formulati ad hoc possono infatti non solo migliorare l’aspetto estetico della pelle, ma anche intervenire attivamente sui processi patogenetici della malattia perché ingredienti innovativi e attivi mirati possono aiutare a ripristinare l’equilibrio del microbioma cutaneo e a ridurre l’infiammazione. Faccio riferimento alla lattoferrina e alla ciclopiroctone olamina. Queste due molecole presentano proprietà complementari che riescono a contribuire a una gestione più efficace e mirata dei sintomi e delle cause sottostanti la dermatite seborroica. Entrando nello specifico, la lattoferrina è una glicoproteina presente nel latte e in altri fluidi biologici, nota per le sue proprietà antibatteriche, antivirali e antifungine. Svolge un’importante azione nella modulazione del sistema immunitario e nella regolazione delle interazioni microbiche sulla pelle, contribuendo a ripristinare l’eubiosi del microbioma cutaneo (Dall’Oglio et al., 2017). La ciclopiroctone olamina, invece, è un ingrediente antifungino noto per la sua efficacia nel trattamento di diverse affezioni cutanee, e per l’azione inibente la crescita di Malassezia, che contribuisce quindi a ridurre la desquamazione e l’infiammazione. Oltre a queste proprietà, ha anche effetti antinfiammatori, aiutando a lenire la pelle irritata e a migliorare il comfort del paziente (Apasrawirote et al., 2011). Partendo da queste considerazioni, e dall’evidenza scientifica secondo cui le interazioni di agenti antifungini con componenti biologicamente attivi come la lattoferrina forniscono un’interazione positiva, ora è suggeribile adottare una strategia combinata per una gestione più completa di molte dermatiti, in particolare di quella seborroica, riducendo la necessità di interventi farmacologici più aggressivi, perché oltre a migliorare l’efficacia terapeutica complessiva ottenibile tramite l’uso di singoli principi attivi, si migliora anche la qualità della vita dei pazienti (Dall’Oglio et al., 2017). In una formulazione ideale grande attenzione va riposta anche sui probiotici e i prebiotici. I primi sono microrganismi vivi che, se applicati sulla pelle, possono modulare le risposte immunitarie e conferire protezione contro le patologie cutanee. I prebiotici, invece, sono sostanze che favoriscono la crescita di microrganismi benefici già presenti sulla pelle, creando un ambiente favorevole al mantenimento dell’equilibrio microbico (Galizia et al., 2024). A tali ingredienti si possono aggiungere estratti vegetali con proprietà antinfiammatorie, e in grado di ridurre il prurito associato alla dermatite, migliorando così il comfort del paziente. In conclusione – a mio parere – l’approccio terapeutico alla dermatite seborroica e altre dermopatie infiammatorie croniche deve essere combinato, integrando i farmaci topici con formulazioni dermocosmetiche che ripristinano l’eubiosi cutanea, migliorano l’idratazione e rinforzano la barriera cutanea compromessa. Un loro utilizzo regolare e costante, anche quando il farmaco viene temporaneamente interrotto, può contribuire alla gestione a lungo termine della condizione, e, non ultimo al benessere psico-fisico del paziente.





