Dal diabete alle patologie cutanee

L’insulina ha da poco compiuto 100 anni e la sua scoperta ha provocato polemiche e rivendicazioni per un Nobel mancato

Rivendicare e ottenere il riconoscimento legale della precedenza in una scoperta o un’invenzione dà diritto all’Autore di fregiarsi del merito scientifico, di vederla associata al proprio nome, e soprattutto di ricevere premi ed eventuali guadagni. La storia della scienza ci dice che in campo medico si sono registrati molti casi in cui una contestazione sulla priorità scientifica ha dato luogo a lunghi e feroci contenziosi, prima scientifici e poi giudiziari. Il caso probabilmente più noto è quello che ebbe a oggetto la scoperta dell’insulina. Nel 1896 Paul Langerhans individuò nella testa del pancreas degli agglomerati di cellule di cui, però, non seppe spiegare la funzione. Come riconoscimento ufficiale ottenne, però, che quelle che al microscopio appaiono come isole da allora portano il suo nome. Appena tre anni dopo, nel 1899, il fisiologo e medico Oskar Minkowski con il collega Joseph von Mering asportarono il pancreas da un cane che in brevissimo tempo sviluppò tutti i sintomi principali del diabete. Impiantando un pezzo di pancreas sotto la cute dell’animale operato, scoprirono che l’intervento contrastava l’iperglicemia e quindi giunsero alla conclusione che il pancreas fosse l’organo chiave nella regolazione della glicemia. L’unico riconoscimento scientifico che i due autori ricevettero fu la citazione nelle prime righe della pubblicazione che nel 1923 avrebbe portato all’assegnazione del Premio Nobel per la medicina a due ricercatori canadesi, Frederick Banting e John Macleod. Tutto ciò nonostante nel 1916 Nicolae Paulescu fosse riuscito a normalizzare la concentrazione di zuccheri nel sangue di un cane che già soffriva di diabete iniettandogli una sostanza acquosa prelevata dal pancreas. La sua scoperta che immediatamente brevettò, fu ignorata e cinque anni dopo, Banting e John Macleod, vinsero il Nobel partendo proprio dagli studi compiuti e pubblicati dal ricercatore rumeno. Perfezionarono però la tecnica di estrazione e da un pancreas bovino isolarono e purificarono – eliminarono i sali e i grassi che causavano forti reazioni allergiche – una molecola responsabile dell’effetto ipoglicemico, che chiamarono isletina e che somministrarono con immediato successo a un giovane ammalato di diabete. Paulesco, escluso dal Nobel, aprì subito una forte polemica e rivendicò a sé la paternità della scoperta, ma lo statuto del Premio non prevedeva la possibilità di una riparazione ufficiale. Le discussioni e le dispute legali portarono alla ricerca di un modello normativo della scienza. Nel 1942 il sociologo Robert K. Merton ne propose uno che universalmente è riconosciuto come l’origine della pubblicazione scientifica moderna: al fine di riconoscere la priorità occorre superare il giudizio dei pari, i quali subordinano la pubblicazione dei risultati a un esame preventivo (peer review). Il modello di Merton conta su quattro regole principali: se gli scienziati competono per la priorità della scoperta, vince chi arriva primo, e non conta chi arriva secondo (priority rule); il premio in termini di riconoscimento (recognition) che viene assegnato alla priorità è proporzionalmente molto più elevato di quello attribuito ai risultati successivi (winner takes all); in un’ottica di tipo cumulativo la citazione è lo strumento essenziale per assegnare correttamente i crediti. La pretesa di originalità, essenziale ai fini del riconoscimento del merito scientifico, non può essere avanzata senza dimostrare che gli scienziati che hanno affrontato il problema in precedenza non sono giunti agli stessi risultati. Fu proprio nel rispetto di quest’ultimo principio che finalmente, nel 1971, Roif Luft, Direttore del Comitato del Premio Nobel per la Medicina, dichiarò che il Premio Nobel per la scoperta dell’insulina avrebbe dovuto essere attribuito anche a Paulescu. Un riconoscimento pubblico arrivato troppo tardi, quasi 50 anni dopo, perché preceduto anche dall’assegnazione del Nobel del 1955 a Frederick Sanger dell’Università di Cambridge per la scoperta della struttura molecolare dell’insulina che diede la possibilità di produrre, prima l’insulina monocomponente pura (1968) che riduceva al minimo il rischio di risposta del sistema immunitario di chi la riceveva, poi della prima insulina umana sintetica (1978), e poi biosintetica con la tecnologia del DNA ricombinante a partire da cellule di lievito (1982), e infine la prima insulina umana veloce (1999). In poco più di cento anni molti passi avanti sono stati fatti nella conoscenza dell’insulina. Oltre alla sua funzione più nota che è quella di regolare i livelli di glucosio ematico riducendo la glicemia mediante l’attivazione di diversi processi metabolici e cellulari, assieme ad altri ormoni, tra cui l’asse GH/IGF-1 e il testosterone, la molecola svolge un ruolo nella sintesi proteica, e ha anche funzione di lipogenesi e di stoccaggio dei lipidi all’interno del tessuto grasso. La ricerca ha anche dimostrato che la scarsa sensibilità delle cellule a questo ormone nota come insulino-resistenza, impedisce l’assorbimento cellulare del glucosio e determina alti livelli di zuccheri nel sangue, rappresentando il fattore chiave della cosiddetta sindrome metabolica, una condizione che non indica una singola patologia ma un insieme di fattori predisponenti (obesità ed eccesso di grasso addominale, iperglicemia a digiuno, ipertensione, alto livello di trigliceridi, bassi livelli di lipoproteina ad alta densità (HDL) che, uniti, aumentano il rischio per malattie come diabete, problemi cardiovascolari, steatosi epatica, diversi tipi di cancro. La sindrome metabolica, l’iperglicemia e l’iperinsulinemia, comportano una notevole morbilità e mortalità oltre che stati prediabetici, diabetici e diversi altri disturbi metabolici, ma anche in campo dermatologico sono ormai accertati i legami con diverse manifestazioni cutanee (acne, dermatite atopica, psoriasi, acanthosis nigricans, dermopatia diabetica, scleredema diabeticorum, dermatosi ittiosiformi, cheratosi pilaris). Molto interessante è proprio la relazione fra acne e sindrome metabolica che porta in primo piano l’importanza dell’asse intestino-pelle. Episodi di acne, infatti, si registrano in molti soggetti affetti da malattie sistemiche o sindromi che sono legate all’insulino-resistenza, come per esempio la sindrome dell’ovaio policistico (PCOS). Sono altresì molti i pazienti acneici con livelli elevati di glucosio e insulina sierici, e insulino-resistenza. Ciò ha portato a identificare nell’alimentazione caratterizzata da un pesante carico glicemico e da elevati livelli di proteine del latte, il collegamento tra l’acne, l’insulinoresistenza e la sindrome metabolica, perché entrambe quest’ultime potenzierebbero il segnale insulina/fattori di crescita insulino-simile (IGF-1), che attiva il recettore per gli androgeni, induce la proliferazione dei cheratinociti e la produzione di lipidi nei sebociti umani, promuovendo e aggravando l’acne. Per migliorare l’acne e ridurre la produzione del sebo, oltre a una dieta a basso carico glicemico, in grado di ridurre la dimensione delle ghiandole sebacee, diminuire l’infiammazione e l’espressione di IL-8 proinfiammatoria, si sta facendo largo anche il ricorso a una terapia probiotica capace di modulare la risposta immunitaria e infiammatoria locale, ma anche a livello del sistema immunitario sistemico e sottocutaneo. Numerosi studi mostrano che l’assunzione di determinati probiotici, come per esempio L. rhamnosus SP 1 migliora la sensibilità all’insulina e riduce la lipogenesi, ristabilisce e migliora il funzionamento dell’unità pilosebacea, regolando la proliferazione dei cheratinociti e la rigenerazione cellulare e tissutale. I probiotici e i prebiotici orali, favorendo il rilascio di sostanze antiossidanti, diminuendo le risposte IgE mediate, regolando l’attività dei mastociti e il rilascio di istamina e promuovendo l’attività fagocitaria e battericida delle cellule polimorfonucleate, possono aiutare a migliorare i sintomi della Dermatite atopica, della Psoriasi, di Eczema, orticaria, DAC, Infezioni virali, Candidosi recidivanti o da antibiotici, Vulvovaginiti batteriche, come anche il trattamento delle ferite croniche e delle lesioni cutanee.