Home alimentazione Cibo e pelle: i benefici di una dieta antinfiammatoria

Cibo e pelle: i benefici di una dieta antinfiammatoria

Intervista a cura di Sabrina Ciani

L’approccio multidisciplinale alle principali malattie infiammatorie croniche può contare anche su un supporto dietetico utile per alleviarne i sintomi

Sempre più spesso su queste pagine abbiamo approfondito i legami esistenti tra alimentazione, pelle e salute intestinale. è infatti acquisizione comune che i cibi che ogni giorno scegliamo possono favorire o danneggiare il microbiota con effetti diretti sul nostro sistema immunitario e sulla pelle. E ciò è tanto più vero quando si parla di malattie come la psoriasi e la dermatite atopica, essendo esse condizioni infiammatorie croniche che coinvolgono l’intero organismo, strettamente legate all’obesità e a diverse comorbità sistemiche. Fortunatamente, oggi, nel trattamento di queste patologie, prevale un approccio olistico, basato non solo sull’assunzione di farmaci o la scelta di soluzioni cosmetologiche atte a prevenirne, curarne o alleviarne i principali sintomi, ma anche su comportamenti più consapevoli, come appunto quelli alimentari, che possono aggravare le manifestazioni cutanee o addirittura interferire o rallentare l’azione dei trattamenti intrapresi. Un approccio dietologico mirato non può che basarsi su una preliminare valutazione personalizzata del paziente, fondata su evidenze scientifiche e integrata con strategie nutrizionistiche mirate. In base alla storia clinica, agli esami di laboratorio, allo stile di vita e agli obiettivi specifici del paziente, il professionista esperto in nutrizione, potrà elaborare un menù equilibrato e con il giusto apporto di calorie, in base allo stato di infiammazione. Alimenti ricchi di fibre, antiossidanti e grassi buoni possono, a esempio, rappresentare un alleato concreto nella gestione della psoriasi, riducendo e migliorandone la sintomatologia cutanea. Entrando maggiormente nello specifico, bisogna considerare che per elaborare un percorso di educazione a tavola ci si deve affidare a quella che viene chiamata “nutrizione funzionale”, e cioè la disciplina che studia come gli alimenti e i nutrienti influenzano i processi antinfiammatori, immunitari e metabolici. E soprattutto, accettare l’idea che una dieta specifica può rappresentare una valida strategia complementare a qualunque terapia farmacologica adottata per la gestione della psoriasi e dei disturbi correlati. Ne parliamo con la Dott.ssa Candida Aiello, nutrizionista a Vico Equense, Napoli, creatrice del metodo FuturEat.
Per una patologia cutanea come la psoriasi, qual è l’approccio da seguire?
Una dieta antinfiammatoria, è indispensabile principalmente in una malattia infiammatoria cronica immunomediata come la psoriasi, che spesso colpisce altri organi oltre la pelle. Per spiegare come una dieta specifica possa aiutare in primis il sistema immunitario a ripristinare la corretta funzionalità oltre a supportarlo nella sua normale funzione difensiva, va ricordato che questa patologia è ritenuta una malattia immunometabolica sistemica caratterizzata dalla disregolazione del sistema immunitario con l’attivazione delle cellule T helper (Th)-1 e Th-17, che porta a un aumento della produzione di citochine infiammatorie come interleuchina (IL)-1, IL-6, IL-23, IL22, IL-17 e IL-33, oltre al fattore di necrosi tumorale alfa e all’interferone gamma. Queste molecole contribuiscono a mantenere attivo il processo infiammatorio sia a livello cutaneo che sistemico. Il microbiota intestinale, ossia l’insieme di microrganismi che popola l’intestino e ne favorisce la funzionalità sin dalla nascita è direttamente implicato nello sviluppo del sistema immunitario e nella produzione di molecole che regolano le stesse risposte immunitarie. La ricerca ha dimostrato che la varietà e la qualità degli elementi nutritivi introdotti col cibo possono influire sulla conformazione del microbiota e assumere, in tal modo, una valenza rilevante per la salute del sistema immunitario e non solo. Le sostanze che svolgono una maggiore azione nel favorire l’azione di difesa naturale dell’organismo e la rimozione delle tossine sono i prebiotici, i probiotici, le vitamine e gli antiossidanti. Inoltre sappiamo che gli alimenti funzionali a sostegno del sistema immunitario con azione immunostimolante e antiossidante sono quelli che apportano Vitamina C (agrumi, kiwi, mele, melagrana, frutti rossi, ortaggi a foglia verde come spinaci crudi, cavolo cappuccio crudo, cavolo rosso crudo, prezzemolo, rucola, sedano); vitamina E (mandorle, nocciole, pinoli, semi di girasole, canapa, avocado, oli vegetali spremuti a freddo come l’extra vergine di oliva, di canapa e di sesamo); vitamina A (carota, rucola, zucca, melone, radicchio a foglia verde, spinaci, cavoli, albicocche, uovo) magnesio (cereali integrali, mandorle, noci del Brasile, nocciole, semi di zucca, fichi secchi, legumi, pesce, spinaci crudi); zinco (cereali integrali come l’avena, pesce, crostacei, alici, seppie, calamari, semi di zucca, di canapa, sesamo e girasole, pinoli, mandorle, legumi, carne bianca); rame (anacardi, noci, nocciole, cereali integrali, legumi come i ceci in particolare, sardine, sarde); omega 3 (pesce azzurro di piccola taglia, noci, semi di canapa decorticati, semi di lino macinati, olio di lino, di canapa, di avocado); vitamina D (uova, pesce come sarde, sgombro, aringhe); con selenio (noci, anacardi, semi di chia, cereali integrali e riso integrale).
Questi sono gli alimenti buoni. Ma in che modo, invece, il cibo può peggiorare l’infiammazione della pelle?
Soprattutto in condizioni come acne, dermatite, rosacea o psoriasi ci sono alimenti assolutamente da evitare: gli zuccheri e carboidrati raffinati contenuti in bevande zuccherate, cereali da colazione, merendine, pane e pasta consumati in quantità esagerate. Si tratta di alimenti ad alto indice glicemico che fanno aumentare rapidamente la glicemia e l’insulina provocando un’infiammazione cronica di basso grado. Da evitare anche una dieta ricca di cibi ultraprocessati che troppo spesso contengono grassi di scarsa qualità, zuccheri aggiunti, eccesso di sale e additivi. Un’alimentazione basata soprattutto su questi alimenti è associata a una maggiore infiammazione sistemica. Deleterio, naturalmente, l’abuso di acool che altera il microbiota intestinale e aumenta la permeabilità intestinale. Da evitare, poi, lo squilibrio tra omega-6 e omega-3: una dieta molto ricca di oli vegetali e povera di pesce azzurro può favorire, infatti, uno stato proinfiammatorio. È sbagliato, inoltre, consumare poca frutta e verdura che sono fonti di antiossidanti e polifenoli. Infine, non bisogna lasciarsi andare a restrizioni caloriche estreme e diete restrittive che, essendo sbilanciate, possono creare carenze nutrizionali che si riflettono sulla salute della pelle.
Ha parlato del ruolo delle citochine pro-infiammatorie e di salute metabolica. Ci spiega il legame?
Le citochine proinfiammatorie (le più studiate della quali sono: Tumor necrosis factor alpha; Interleukin 6; Interleukin 1 beta) sono molecole prodotte dal sistema immunitario che regolano l’infiammazione. Quando restano elevate per lunghi periodi, si instaura uno stato di infiammazione cronico di basso grado che influenza profondamente la salute metabolica, contribuendo all’insulino-resistenza, all’accumulo di grasso viscerale e all’aumento del rischio cardiovascolare. Le citochine proinfiammatorie possono alterare la segnalazione dell’insulina nelle cellule muscolari, epatiche e adipose. Questo favorisce l’aumento della glicemia, la maggiore produzione di insulina e l’accumulo di grasso viscerale. Condizioni, tra l’altro, associate all’insorgenza del diabete di tipo 2. Se gli adipociti aumentano troppo, si scatena una risposta immunitaria, aumentano i livelli di TNF-alfa e IL- 6 che peggiorano ulteriormente l’infiammazione. Si crea così un circolo vizioso tra obesità viscerale, infiammazione sistemica e disfunzione metabolica. L’infiammazione cronica di basso grado può contribuire anche al danno endoteliale favorendo la formazione delle placche aterosclerotiche e un aumento del rischio cardiovascolare. Tornando a parlare di regime alimentare, una dieta povera di fibre e ricca di alimenti ultraprocessati può alterare il microbiota intestinale e aumentare la permeabilità intestinale. Questo può stimolare ulteriormente la produzione di citochine infiammatorie.
Perché la psoriasi è associata all’obesità?
Studi epidemiologici e genetici hanno dimostrato che l’obesità non è solo una comorbilità, bensì anche un determinante causale dell’insorgenza e della gravità della psoriasi. Ogni incremento dell’indice di massa corporea (BMI) aumenta proporzionalmente il rischio di psoriasi, mentre l’infiammazione psoriasica cronica altera l’omeostasi del tessuto adiposo e promuove la disfunzione metabolica, instaurando un ciclo infiammatorio-metabolico autoalimentante.
Tra quelle esistenti, qual è la dieta più efficace in questo caso?
Partiamo da un presupposto importante: il trattamento della psoriasi e di un’obesità concomitante richiede un approccio multidisciplinare, che coinvolga il dermatologo, il reumatologo, il nutrizionista e lo psicologo. L’obiettivo comune è quello di ridurre l’infiammazione, migliorare la qualità della pelle e delle articolazioni, e prevenire le complicanze associate come il diabete e le malattie cardiovascolari. Le evidenze scientifiche dimostrano che gli interventi sullo stile di vita, inclusi dieta, perdita di peso e attività fisica, non solo migliorano i sintomi della psoriasi preesistente, ma costituiscono anche fattori preventivi per la malattia in individui sovrappeso e obesi. In questo contesto il modello alimentare che consiglio è la dieta mediterranea. Sappiamo tutti che questo tipo di regime alimentare prevede l’assunzione di alimenti come i cereali integrali, che mantengono stabili i livelli di glucosio evitando i picchi glicemici proinfiammatori; verdura, frutta, legumi e frutta secca: tutti alimenti preziosi per il loro alto contenuto di fibre, vitamine, sali minerali e altri oligoelementi preziosi. Da non dimenticare olio extravergine di oliva che è fonte importante di acidi grassi monoinsaturi (come l’acido oleico) da utilizzare a crudo per mantenere inalterati il suo contenuto di vitamina E e il potere antiossidante (dovuto soprattutto ai polifenoli come l’idrossitirosolo e l’oleocantale). La dieta mediterranea prevede, inoltre, anche l’assunzione di proteine e grassi di origine animale attraverso latticini magri, pesce, carni bianche e uova, anche se il loro consumo va limitato a 2- 3 volte alla settimana. Il consumo di carne rossa e dolci, invece, deve esser limitato a una sola volta alla settimana. Non sono la sola a ritenere che la dieta Mediterranea sia un’ottima scelta per chi soffre di psoriasi anche perché ricca di alimenti che contengono vitamine (A, E, C) e minerali (ferro, zinco, selenio) noti per le loro proprietà antinfiammatorie e antiossidanti, considerato l’alto numero di pubblicazioni scientifiche che dimostrano come il lro consumo sia associabile a una riduzione dei fattori dell’infiammazione psoriasica e cutanea in generale. In alcuni casi risulta utile anche integrare la dieta con Vitamina D e B12 (la cui carenza è risultata associata alla psoriasi).
Abbandoniamo la teoria… Può parlarci di una sua esperienza professionale nel campo delle malattie infiammatorie croniche?
Certamente, riporto volentieri un caso clinico che ha visto il miglioramento della psoriasi dopo un calo ponderale attraverso un regime di dieta mediterranea ipocalorica. Il paziente era un ragazzo di 24 anni di età, affetto da psoriasi cronica a placche. Giunto all’osservazione nutrizionale per un aumento del peso progressivo associato a un peggioramento delle lesioni cutanee nell’ultimo anno, il paziente riferiva, nel corso dell’anamnesi, uno stile di vita sedentario e un’alimentazione ricca di cibi ultraprocessati e zuccheri semplici. Alla prima valutazione antropometrica presentava un peso corporeo di 90 Kg per un’altezza di 170 cm, un BMI paRI a 31,1Kg/m (obesità di I grado) e una circonferenza addominale di 119 cm. Dal punto di vista metabolico si evidenziavano valori alterati di glicemia e trigliceridi. All’esame obiettivo dermatologico erano presenti multiple placche psoriasiche eritemato-desquamative localizzate prevalentemente sulla schiena e cuoio capelluto, associate a prurito e disconfort estetico. Il paziente ha accettato di intraprendere un percorso nutrizionale basato su dieta a basso contenuto calorico e, contemporaneamente, ha iniziato un’attività fisica regolare. Ebbene, dopo 6 mesi di trattamento (vedi foto) si è rilevato un calo ponderale di 18 Kg con una riduzione della circonferenza addominale di 15 cm, e allo stesso tempo una riduzione dell’estensione e dell’eritema delle placche psoriasiche. Il paziente ha riferito inoltre una riduzione del prurito e miglioramento della qualità di vita.
Che lezione si può trarre da questa sua esperienza?
Stiamo parlando di una delle malattie autoinfiammatorie più diffuse al mondo, che colpisce dal 1,9% al 3,4% della popolazione nell’Europa occidentale, e che costa intermini di cura farmaceutica, di impatto sulla qualità della vita relazionale, di ricadute economiche nel mondo del lavoro, cifre assolutamente inimmaginabili. Certamente non dico che con una dieta corretta si potrebbero ridurre a zero i costi sanitari, economici e sociali legati alla patologia, ma sono convinta che migliorare il proprio comportamento alimentare e l’attività fisica comporta solo un impegno gestibile e che i risultati ottenibili possono essere sorprendenti. Quindi suggerisco che questa scelta di cambiamento non vada assolutamente sottovalutata.