Filler e microcannule la soft resoration

Nel panorama del ringiovanimento cutaneo non chirurgico si sta affermando una nuova modalita’ iniettiva: la soft restoration

dei Prof. Paolo Alex Luccioli, Chirurgo Estetico, Firenze Prof. Matteo Cagnoni, Dermatologo, Presidente IRDEG, Ravenna

Con il passare degli anni il volto va incontro a cambiamenti che non riguardano solo il cedimento del tessuto cutaneo e la comparsa di rughe ma anche il riassorbimento del tessuto adiposo e una conseguente scheletrizzazione del volto. Cominciano cosi’ a evidenziarsi le strutture ossee e i tessuti molli tendono a scendere verso il basso. Dove c’erano delle rotondita’ vengono a crearsi svuotamenti. Da un viso rotondo, tonico, luminoso e idratato si tende ad assumere un aspetto stanco, svuotato, rugoso e privo di luminosità. In particolare, dopo i 40 anni la pelle tende inesorabilmente, con tempi diversi, a perdere la sua naturale luminosità che gli anglosassoni definiscono glow (luminosità della pelle). Tale aspetto può essere recuperato oltre che attraverso gli artifici cosmetici del make up (utilissimi peraltro) e l’applicazione di prodotti antiage (creme, sieri, gel, maschere), tramite interventi mirati ad arricchire la matrice dermica e i fibroblasti. Fino a poco tempo fa si potevano trattare imperfezioni del viso come piccole rughe del volto, rughe naso geniene, riempimento volumetrico di labbra e zigomi ma di fronte ad altri difetti come guance scavate e ptosi dei tessuti molli l’operatore si vedeva costretto a orientare il paziente verso un approccio chirurgico. La soft restoration pur non avendo la pretesa di sostituirsi alla chirurgia, può rappresentare oggi un’alternativa al bisturi, soddisfando le aspettative estetiche del paziente e risparmiandogli anestesia, degenza, rischi operatori e costi elevati.

Definita da alcuni “lifting non chirurgico con acido ialuronico”, questa tecnica, già praticata da qualche anno in Germania e negli USA e ora anche da noi, come è noto è indicata per ripristinare i volumi del viso avvalendosi dell’utilizzo di particolari microcannule flessibili. Essa rappresenta l’evoluzione delle tradizionali tecniche iniettive di biomateriali con ago semplice in uso da metà degli anni ‘90, che per trattare ampie zone costringono il medico a effettuare numerose iniezioni con conseguente dolore e disagio per il paziente, la soft restoration rende possibile rimodellare più aree contemporaneamente praticando solo pochi fori. La microcannula flessibile, infatti, muovendosi con molta facilita’ e in sicurezza, permette una distribuzione diffusa dell’acido ialuronico, che per sicurezza e durata è il materiale riempitivo più utilizzato con questo metodo. In questo modo si è reso possibile un più efficace e omogeneo trattamento per macroaree, ponendosi come spartiaque tra la tecnica di ringiovanimento medica e quella chirurgica. La tecnica è semplice: dopo un’attenta anamnesi del viso del paziente valutando le zone più colpite dal fenomeno di svuotamento tissutale ed eventuali asimmetrie e individuate le aree da trattare (anche in base a una valutazione soggettiva del paziente, cioè a dire i difetti che più gli danno fastidio), si avvia un planning iniettivo per scegliere in quante sedute suddividere il riempimento. Se si opta per eseguire il trattamento in più sedute, si inizia dalle zone più alte del viso (tempie, guance, zigomi, zona periorbitale, solco palpebrale inferiore) per poi spostarsi verso il basso nelle sedute successive (profilo mandibolare, labbra, zona periorale, solchi naso-genieni). Nel caso in cui il trattamento venga suddiviso in 3 sedute, fra l’una e l’altra è opportuno un intervallo minimo di almeno 10 giorni. Una volta compiuta la scelta, vengono evidenziati con un pennarello i punti d’ingresso. Successivamente, allo scopo di creare una via di accesso, viene eseguita una puntura con un avveniristico ago flessibile dotato di punta arrotondata dello stesso diametro della cannula che quindi si inserisce attraverso il microscopico foro. A questo punto si procede a iniettare l’acido ialuronico con la microcannula. Contrariamente all’ago classico che è aguzzo e tagliente, la microcannula è dotata di una punta smussa e si può manovrare facilmente senza il rischio di ledere vasi o nervi. Il posizionamento del materiale può avvenire con tecnica sia anterograda (iniettando nella fase in cui viene inserita la cannula) che retrograda. La prima consente di ridurre al minimo il trauma tissutale poichè la microcannula è preceduta da un “cuscinetto di acido ialuronico” che la contiene e ne rende più morbido e scorrevole il passaggio. Con la seconda tecnica, il riempitivo è iniettato in maniera omogenea in fase di estrazione. Altra caratteristica è la lunghezza maggiore delle microcannule rispetto all’ago tradizionale che permette, con pochi fori di ingresso di distribuire il prodotto anche su zone relativamente lontane dalla via di accesso, realizzando un trattamento “full face” . La microcannula, dotata di grande flessibilita’ e scorrevolezza, consente di lavorare su più piani in contemporanea: superficiale, medio e profondo (generalmente si inietta nell’ipoderma). Attraverso una sinergia d’azione d’avanguardia quindi, si riesce a intervenire su tutto il viso con precisa ricostruzione dei volumi e minima invasività. Con le microcannule, poi, si riesce a trattare in modo più facile e veloce tutto l’ovale del viso o anche aree più circoscritte come regione tempie, arco orbitario, contorni della mandibola, guance, restituendo al viso armonia, naturalezza e un aspetto più fresco e giovane. La tecnica interessa sia donne che uomini, non solo a seconda delle abitudini di vita che possono favorire un invecchiamento precoce della pelle, ma anche in funzione della predisposizione genetica. Con questa tecnica gli effetti collaterali sono modesti: il down time è minimo, cosi’ come il dolore. Se eseguito correttamente, il trattamento consente di riprendere la vita sociale entro 24 ore. Di grande utilita’ per attenuare il gonfiore risulta sempre l’applicazione di ghiaccio per qualche ora. Nelle ore immediatamente successive potrà essere presente anche un modesto rossore sulle aree trattate e, dove si praticano i fori di ingresso, è possibile la comparsa di ecchimosi che tende a svanire nel giro di qualche giorno. Riguardo questo aspetto, occorre specificare che la soft restoration rende possibile il riempimento di zone fino a ora difficili da trattare perché ricche di vasi sanguigni e quindi soggette alla formazione di lividi. A esempio, una zona dove è più facile creare delle ecchimosi, se la mano dell’operatore non è delicata ed esperta, è la parte inferiore dell’orbita. In questa sede peraltro si possono ottenere bellissimi risultati soprattutto nel trattamento delle occhiaie. Per rendere il risultato più omogeneo aiuta molto fare seguire all’impianto un leggero massaggio del volto. La soft restoration si esegue in ambulatorio medico utilizzando prodotti preconfezionati e già sterili. Richiede dai 15 ai 30 minuti e normalmente non è necessario alcun tipo di anestesia. I risultati sono immediati e il paziente può subito riprendere le proprie attivita’. Il risultato dura circa un anno in base anche al prodotto cui si ricorre. Per un trattamento full face generalmente si utilizzano almeno 4 fiale di acido ialuronico da 1 ml. L’intervento è consigliato per chi vuole riacquistare freschezza e volume in tempi brevi, generalmente donne e uomini che abbiano superato i 40-45 anni e che non vogliono sottoporsi a un lifting chirurgico o, al contrario, per chi si è già sottoposto a un lifting chirurgico e vuole mantenere i risultati ottenuti. La soft restoration si pone anche come alternativa al lipofilling: il trapianto di grasso è infatti un intervento chirurgico che prevede un downtime (tempo di sospensione delle attivita’ lavorative e sociali) più lungo e comporta terapie antibiotiche, rischio di ampie ecchimosi, l’uso di una sala operatoria e infine un costo elevato.