Protesi al silicone

di Paola Marchi

I nostalgici del silicone ricordano il suo effetto naturale e il comfort per le pazienti. Ma mentre negli USA torna il silicone, da noi restano i dubbi sulla riuscita dell’impianto

Email: carlo@pallaoro.com | Pallaoro Medical Laser

Dopo un “esilio” lungo 13 anni, tornano in Usa le protesi al silicone. Un più ventiquattro per cento: è questo il dato indicativo dell’aumento del numero di interventi al seno in Usa dal 2000 ad oggi (Asaps).

Secondo i chirurghi plastici che non hanno mai voluto rinunciare a questo materiale, l’effetto naturale sarebbe superiore a qualsiasi concorrente, perché il comfort di questo tipo di protesi è unico e, non da ultimo, perché non provocherebbe danni alla salute. Per coloro i quali non si fidano, resta il dubbio della riuscita dell’impianto, e i fattori da tener presente sarebbero diversi, dalle normative CE, alla forma della protesi e al tipo di intervento. Il problema non è di poco conto visto che in Italia la mastoplastica additiva resta l’intervento di chirurgia estetica femminile più gettonato. E la poca chiarezza in merito all’argomento protesi seno può alimentare incertezze e quesiti fra le possibili candidate all’intervento che, tra fantomatici seni scoppiati ad alta quota e altre assurde leggende metropolitane, spesso mostrano una forte confusione e l’incapacità di decidere serenamente. Non si può nascondere, infatti, che la materia non è semplice e anche molti medici, non addentro alla chirurgia plastica, possono esitare a dare un loro parere proprio per l’assenza di chiarezza. Con la guida del dottor Carlo Alberto Pallaoro, specialista in chirurgia plastica a Padova, proviamo a chiarire, dunque, che cosa comporta un intervento di mastoplastica additiva, a partire dal materiale della protesi, alle sue caratteristiche (forma, dimensione, morbidezza), alle normative in tutela della sicurezza, fino alle procedure chirurgiche.

Protesi al seno: il primato del silicone

protesi mammarie al siliconeSale, olio… ma non è una ricetta. E’ il contenuto di alcuni tipo di protesi. E l’elenco continua con Idrogel e gel di silicone. “Il materiale di cui è costituita una protesi deve essere assolutamente sicuro per l’organismo – afferma il dottor Pallaoro – e inoltre è determinante per la confortevolezza e la consistenza che determinano anche la naturalità del risultato estetico”.
Sotto tutti questi punti di vista il silicone si è rivelato il materiale migliore e ultimamente anche gli Usa, che ne avevano vietato l’utilizzo per presunta cancerogenicita’, si sono ricreduti confermando la scelta europea. “Il pericolo maggiore per la protesi in silicone – continua il dottor Pallaoro – sembrava costituito dal fenomeno cosiddetto del bleeding, ovvero la trasudazione di alcune molecole di silicone al di fuori dell’impianto. Per ovviare a ciò, è stato messo a punto un tipo di rivestimento protesico costituito da numerosi strati”. In secondo luogo c’è il timore di una rottura della protesi e la conseguente dispersione nell’organismo del contenuto. “Contro questa evenienza, le protesi in silicone di terza generazione contengono un tipo di silicone che resta coeso. La sostituzione della protesi quindi sara’ di semplice esecuzione. E poi il silicone utilizzato da protesi qualitativamente valide è molto puro e inerte”.

Quanto alla percezione tattile di un impianto al silicone, sono le donne stesse che spezzano una lancia in favore: questo particolare gel è, tra tutti i materiali, il più simile al tessuto naturale del seno, sia per morbidezza, che come adeguamento ai movimenti naturali del seno, nè troppo statico, nè “acquoso”.

Infine, ultima caratteristica di questo tipo di protesi è la superficie di rivestimento. “Essendo non più liscia, come un tempo, ma testurizzata, cioè finemente rugosa, limita la formazione della cosiddetta contrattura capsulare. Un tempo la formazione di tessuto fibroso attorno alla protesi era talmente spessa da provocare indurimento che poteva costringere a un nuovo intervento. Ora invece grazie alla testurizzazione, anche se si dovesse formare una capsula attorno alla protesi, bastera’ una semplice manovra manuale del chirurgo a normalizzare la situazione”.

Direttiva europea: Le protesi sono dispositivi medici

Dallo scorso dicembre 2004 è stata attuata la direttiva CEE (2003) che ha promosso le protesi mammarie dalla classe II B alla classe III. Cio’ significa che gli impianti protesici (considerati dispositivi medici a tutti gli effetti) dovranno presentare requisiti più elevati in termini di qualità e sicurezza, al fine di assicurare un alto livello di protezione sanitaria. La promozione di classe implica un miglioramento della qualita’ delle protesi in commercio e quindi la diminuzione del tasso di rottura, contrattura capsulare, migrazione e “trasudo” del materiale di riempimento. Su questo fronte, le più importanti aziende produttrici di protesi mammarie (come a esempio la Inamed-McGhan) si sono attivate da anni, innovando tecnologicamente i materiali e rendendoli più sicuri dal punto di vista della biocompatibilità.

Le forme: più individuali

protesi mammarie al siliconeFino allo scorso decennio l’idea della mastoplastica additiva era legato all’immagine delle pin-up con un seno gonfio e fuori misura. Ma con il tempo è aumentato il numero delle pentite; un seno esagerato non è adatto a tutte. Oltre a essere funzionalmente scomodo, infatti, può non essere in armonia con il corpo o, peggio, può avere conseguenze cliniche non certo piacevoli, come la visibilita’ della protesi o eccessivo rilassamento cutaneo. Per non pentirsi della mastoplastica additiva il segreto sta nella scelta di una protesi proporzionata alla propria silhouette e adeguata al tipo specifico di tessuti. Ma le sole valutazioni oggettive non bastano. Il chirurgo deve essere in grado di guidare la paziente alla scelta ottimale, perché non sempre i desideri sono concretizzabili e non è detto che tutte sappiano esattamente quante tipologie di impianto esistano. L’ingrandimento del seno tramite intervento chirurgico avviene con l’inserimento di una protesi mammaria. Una volta determinato il materiale migliore dell’impianto, si dovrà considerare anche la sua forma. Le protesi si differenziano, oltre che per la dimensione, anche secondo il profilo (alto o basso) e per forma. Come nella scelta di un vestito, quando si è scelta una buona stoffa (ovvero il materiale), va deciso il modello che risalta meglio la silhouette. Allo stesso modo la scelta della forma della protesi non è unica, non si può affermare che ce ne sia una migliore per tutte. Il consiglio quindi è quello di affidarsi a un chirurgo che abbia l’accortezza di valutare esattamente la tipologia di impianto migliore per ciascuna. “Ci sono elementi oggettivi da valutare, come la dimensione originaria del seno e la circonferenza del torace – testimonia il dottor Carlo Alberto Pallaoro – perché se è vero che in nome della bellezza certe donne sarebbero disposte quasi a tutto, è altrettanto vero che la chirurgia estetica moderna prima di agire pondera attentamente ogni caso specifico, dalla salute fisica della paziente, al complesso estetico del fisico, fino alla personalità stessa della persona. Va sempre svolta un’analisi approfondita di tutta la persona perché non bisogna dimenticare che modificare l’immagine esteriore comporta una trasformazione interiore”.

Linee guida e classificazione UE 

Le protesi mammarie fanno parte della classe III dei dispositivi medici (ovvero la classe massima, dopo la classe I, II A, II B). Tale decisione, adottata nel 2004, ha avuto l’effetto positivo di rafforzare le procedure di valutazione degli impianti protesici.

Consenso informato 

Prima dell’intervento di mastoplastica additiva, le pazienti devono ricevere tutte le necessarie informazioni sui potenziali vantaggi e rischi dell’intervento e delle protesi mammarie.

Ricerca e sviluppo 

Prima dell’immissione sul mercato delle protesi mammarie, i produttori devono raccogliere i dati clinici sulle caratteristiche e sulla prestazioni del prodotto. Dopo l’immissione sul mercato delle protesi, o dopo il loro impianto, i produttori devono prevedere una procedura sistematica aggiornata per valutare l’esperienza acquisita con le protesi nella fase post produzione, comprese le valutazioni cliniche e attuare sistemi idonei per realizzare eventuali azioni correttive.

Follow up clinico 

La Commissione Europea per l’ambiente, la sanita’ pubblica e la politica dei consumatori insiste su un migliore monitoraggio delle pazienti portatrici di protesi mammarie. Lo scopo è quello di instaurare tra chirurgo e paziente un rapporto che non si conclude a intervento finito, ma che si protragga nel lungo periodo al fine di garantire un attento controllo sulle eventuali conseguenze sulla salute ed eventuali effetti collaterali a lungo termine. La Commissione invita inoltre gli Stati membri a istituire, con il rispetto della confidenzialita’ e la tutela della privacy, registri nazionali sugli interventi di mastoplastica additiva, allo scopo di consentire la tracciabilità e di gettare le basi per una ricerca a lungo termine in questo campo.

Quattro regole da seguire nelle protesi

La decisione di cambiare la propria taglia di seno deve essere presa dalla donna in piena consapevolezza, cosi’ come l’esperienza chirurgica dovra’ essere vissuta nel migliore dei modi. Ecco alcuni suggerimenti per far si’ che la paziente viva in maniera soddisfacente l’ingrandimento del suo seno.

[checklist]

    • Corretta informazione: Piu’ si conoscono le caratteristiche dell’intervento, maggiormente consapevole sara’ la scelta di ricorrere alla chirurgia. Il colloquio preliminare con il chirurgo estetico dovra’ servire a chiarire qualsiasi domanda, dubbio e curiosita’ nonchè a mettere in luce eventuali limitazioni e complicanze relative alla chirurgia.
    • Programmare scientificamente il nuovo seno: Prima di sottoporsi alla mastoplastica additiva, bisogna eseguire una precisa misurazione del seno, e in particolare vanno rilevati i seguenti dati:
      – distanza tra capezzolo e capezzolo
      – distanza tra capezzolo e fossetta giugulare
      – distanza tra solco mammario e mammelle
      – distanza tra capezzolo e solco sottomammario
    • Individuazione della protesi più adeguata: Lo stesso tipo di protesi non potra’ mai produrre su due pazienti diverse due seni esattamente uguali, cosi’ come una singola mammella non potra’ – neppure con la chirurgia – mai essere identica all’altra. La scelta della protesi (spessore, diametro, proiezione, quantità di materiale in essa contenuto) è un passo particolarmente importante da stabilire in concerto con la paziente in modo da far combaciare le sue aspettative con gli effettivi risultati che si possono raggiungere.
    • Scelta della tecnica chirurgica più adatta: L’introduzione della protesi può avvenire attraverso tecniche diverse, stabilite dal chirurgo in base al caso specifico. Gli impianti protesici possono essere inseriti attraverso un’unica, piccola, incisione nella piega sottomammaria oppure sotto le ascelle; oppure, per una visibilita’ davvero minima delle incisioni, per via periareolare, ovvero lungo il bordo inferiore dell’areola. Il posizionamento della protesi può avvenire in sede retromammaria o dietro il muscolo pettorale. Una variante a questa alternativa viene adottata in caso di seno ptosico (rilassato). Inserendo l’impianto parzialmente dietro il pettorale il risultato può apparire più naturale e il seno viene collocato a un’altezza ideale.