L’evoluzione di una bella protesi

Dott. Pietro Lorenzetti direttore scientifico e direttore del reparto di chirurgia plastica ed estetica del Villa Borghese Institute di Roma
Prof. Piero Lorenzetti Chirurgo plastico e Direttore scientifico Villa Borghese Institute – Roma

Dalle protesi di silicone in gel liquido a quelle attuali in gel coesivo, nel tempo sono cambiate sia la forma che le tecniche d’impianto per l’aumento del seno

Nel corso degli ultimi anni, la richiesta di interventi estetici è molto cresciuta e la Mastoplastica Additiva ha scalato tutte le classifiche diventando la più richiesta fra le operazioni di chirurgia plastica. Parola del professor Pietro Lorenzetti, Direttore Scientifico del Villa Borghese Institute e Specialista in Chirurgia Plastica, Estetica e Ricostruttiva: ”L’aumento di volume del seno è oggi quello più richiesto dal mondo occidentale e, dopo gli Stati Uniti, è diventato anche il primo in Italia (rappresenta circa il 40% di tutti gli interventi di chirurgia estetica). Questo per due motivi. Da un lato perché da sempre questa parte del corpo rappresenta la femminilita’ e di conseguenza è osservata e amata dall’universo maschile e, dall’altro, perché intervenire oggi sul seno è estremamente veloce, poco fastidioso, richiede un decorso post operatorio altrettanto rapido e porta a ottimi risultati”. Ma come sono fatte le protesi moderne e cosa hanno di più rispetto al passato? ”Le protesi mammarie moderne sono in gel altamente coesivo, compatto, cioè, per capirci, se tagliamo la protesi non fuoriesce nessun liquido a differenza delle vecchie protesi di silicone in gel liquido – spiega il prof. Lorenzetti – Proprio questa compattezza è responsabile anche della forma stabile della protesi. Infatti quelle più moderne sono prevalentemente a goccia (le cosiddette protesi anatomiche) e garantiscono un aspetto estremamente naturale: ricordiamoci infatti che il seno non è tondo ma ha una sua forma ben definita. Le protesi devono essere di alta qualita’ e il chirurgo può scegliere nell’ambito di tantissime opzioni, tra misure e proiezioni. Amo dire abitualmente che in realtà esiste una protesi su misura per ogni donna. A seconda della taglia della paziente, si inizia registrando la larghezza della base del seno e la distanza dal giugulo-sternale fino all’areola, a quel punto, facendo una serie di misurazioni, viene fuori la protesi ad hoc”. Queste protesi sono poi collocate al di sotto del muscolo grande pettorale con una tecnica chiamata ”Dual Planè’ (la protesi è per due terzi sotto muscolare e per un terzo sotto ghiandolare). Il grande vantaggio dell’inserimento della protesi dal solco sottomammario con questa tecnica è da un lato di preservare l’integrita’ della ghiandola, quindi con qualunque studio ecografico o mammografico sara’ sempre possibile capire e valutare attentamente ogni tipo di neoformazione della ghiandola mammaria, perché questa non viene intaccata. La cicatrice, lunga all’incirca 3,5 cm, viene collocata nel solco sottomammario e resta invisibile. L’altro vantaggio è quello di preservare la sensibilita’ dell’areola e del capezzolo, senza intaccare la sensibilita’ e l’allattamento. ”Ovviamente ci sono quelle che io definisco le due regole fondamentali per l’impianto di protesi” – sottolinea il chirurgo – cioè la protesi non deve riconoscersi a vista ne essere palpabile, e non devono essere evidenti i segni dell’impianto protesico. Tutto questo dipende da una scelta rigorosa della protesi stessa: a esempio se la base del seno della paziente è 10 cm, la protesi dovra’ essere massimo 9-9,5 cm perché se fuoriesce da quel margine diventera’ visibile e anche palpabile. Da qui dipendono anche le possibili ”tagliè’ aumentabili”. La Mastoplastica Additiva moderna è un intervento che dura mediamente venti minuti, non richiede l’uso di drenaggio e finito l’intervento la paziente esce dalla sala operatoria senza nessuna medicazione compressiva ma solo con un piccolo cerottino che copre la cicatrice. Si dovranno fare subito alcuni movimenti con le braccia per l’estensione del muscolo grande pettorale e dopo una notte di ricovero si potra’ tornare tranquillamente a casa; in terza giornata cambiano le medicazioni applicando un cerottino di carta e si potra’ fare la doccia e guidare. Dopo due settimane si può gradualmente riprendere a fare attivita’ fisica, proteggendo ancora il torace. L’unico divieto importante che richiedono le protesi anatomiche è di non dormire a pancia in giu’ per i primi quattro mesi: ciò permette alla protesi di assestarsi in maniera chiara ed evitare cosi’ che possa ruotare, dando di conseguenza un aspetto estetico poco gradevole al seno. Insomma un intervento davvero rapido da cui si ottiene, quando la scelta dell’impianto protesico è corretto (volume e collocazione), un risultato perfetto dal punto di vista estetico e funzionale. Se siete giovani e desiderate ancora diventare mamme niente paura: ”Non ci saranno assolutamente problemi di allattamento per eventuali future gravidanzè’, assicura il professor Lorenzetti.

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