Invecchiamento: questione di testa

Nel campo animale e vegetale ci sono esempi estremi di longevita’. Mentre l’uomo vive più a lungo se è ricco e ha una certa cultura

dei dott.ri Vincenzo Varlaro e Giovanni Manzo

Enoch aveva settantacinque anni quando genero’ Matusalemme e visse ancora per trecento anni generando figli e figlie… Matusalemme aveva centosettantasette anni quando genero’ Lamech e visse fino a novecentosettantanove anni generando figlie e figlie, poi mori’. (Genesi, 5,21-27)”. Basandosi sui testi biblici e facendo riferimento ai sistemi di calcolo in uso tra i Sumeri (un sistema esadecimale) tali dati numerici sono stati più volte rivisitati ma la durata della vita di Matusalemme è risultata, comunque, sempre considerevole. Oggi esistono dei Matusalemme sia nel regno animale, sia nel regno vegetale. Fra i primi, il record di longevita’ lo detiene una medusa, la Turritopsis Nutricola che nasce come un piccolo microrganismo detto polipo, vive in colonie, emette per gemmazione delle meduse grandi 2-3 millimetri che, successivamente, si trasformano in polipi. Poichè tale ciclo procede senza fine, a buona ragione, questa piccola medusa può considerarsi immortale. Altri esempi di longevita’: un riccio di mare (Sotrongylocentratus franciscanus) che supera tranquillamente i 200 anni di vita quanti ne vive una conchiglia, la Tridacna gigas. Anche nel regno vegetale abbondano i Matusalemme: le sequoie della California e diversi olivi nostrani infatti, vivono per molti secoli. Da sempre l’uomo ha sperato di riuscire a svelare il segreto di Matusalemme, di potersi allungare la vita o addirittura di poter vincere la morte. Come è noto, oltre a cause puramente biologiche, all’invecchiamento dell’uomo con­corrono numerosi fattori. Per esempio, il livello di istruzione ha un ruolo importante e una solida formazione culturale agisce in senso positivo sull’invecchiamento, non solo sulla qualita’, ma forse anche sulla durata della vita. Le statistiche dimostrano infatti che i cardinali, i professori universitari, i professionisti, gli uomini di cultura in genere, vivono più a lungo degli operai e dei contadini. Potrebbe trattarsi di un effetto indiretto, di uno stile di vita più sano, della maggiore consapevolezza dei principi della prevenzione, della possibilità di accedere più facilmente alle cure mediche, ma non si può escludere che l’esercizio del cervello ne abbia migliorato la cosiddetta “riserva funzionale”; in altre parole che lo abbia dotato di più ricche potenzialita’ omeostatiche. Per motivi analoghi ai precedenti hanno sicuramente importanza le condizioni economiche; ancor oggi, in cui i mezzi di sussistenza primari sono in pratica garantiti a tutti, esiste un certo svantaggio dei poveri nei confronti dei ricchi per quanto riguarda la durata della vita. Il terzo elemento che condiziona l’invecchiamento è il profilo psicologico della persona. Fa certamente differenza essere estroversi od introversi, emotivi o controllati, decisi o dubbiosi. Uno stress ambientale comporta conseguenze differenti da un soggetto all’altro. Alcuni individui sono disturbati da stress modesti, altri riescono a controllare abbastanza bene l’effetto di situazioni più gravi. Gli ambiziosi vanno più facilmente incontro a ipertensione e malattie cardiovascolari; cosi’ pure i collerici e gli aggressivi. Tali manifestazioni emozionali comportano l’attivazione di differenti sistemi ormonali e circuiti nervosi con importanti ripercussioni sulla funzionalita’ di molteplici organi e sistemi. Anche la struttura familiare condiziona i tempi e le modalita’ dell’invecchiamento. Questo procede in modo diverso se la persona vive da sola, in coppia, in una famiglia allargata. Le cose cambiano ancora in relazione alla dinamica dei rapporti interpersonali e all’atteggiamento dei più giovani verso gli anziani. Fondamentale influenza sulla qualita’ e la durata della vita hanno le esperienze individuali: lo sradicamento dal proprio ambiente, la perdita del partner o di una persona cara, la malattia di un familiare, un tracollo finanziario, insomma un qualsiasi importante dispiacere, può effettivamente accorciare la vita. In definitiva l’ambiente psicologico, con pari dignita’ rispetto ai fattori biologici, è importante nel condizionare l’invecchiamento dell’uomo. Essere sempre sè stessi e adeguati al mutamento dei tempi, è fondamentale per il mantenimento di quell’equilibrio psico-affettivo che è un fattore che certo contrasta il processo di invecchiamento. In conclusione, se l’invecchiamento coincide con le modificazioni irreversibili strutturali e funzionali dell’organismo che precedono la morte, secondo un programma fisiologico che si ripete con sostanziale uniformita’, è bene distinguere la senescenza dalla patologia della senescenza che comprende tutto un complesso di malattie più frequenti nell’età senile. Per alcuni scienziati, poi, sarebbe l’invecchiamento del cervello che assume un ruolo centrale nel processo d’invecchiamento dell’organismo ed è un fatto universalmente accettato che non è sempre la durata della vita che conta ma l’intensita’ con cui la si vive. Vivere intensamente il tempo che ci tocca: che sia questo il segreto vero di Matusalemme? Probabilmente si’, ma la realtà è che dobbiamo in ogni caso accontentarci di questa consolazione, perché, al di la delle disquisizioni filosofiche, l’invecchiamento restera’ ancora a lungo per l’uomo tanto una ineluttabile condanna quanto un impenetrabile mistero.

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