Allergie in aumento: perché?

girl sneezing in a field of canola flowers

a cura di Francisco Marquez

Ci si interroga sul perché i casi di soggetti che soffrono di questa patologia siano di molto aumentati negli ultimi anni

Puo’ sembrare un’esagerazione, ma un italiano su cinque soffre di un’allergia, più o meno grave. I sintomi variano dalla rinite all’asma, dalle congiuntiviti alle forme alimentari. Inoltre, le dermatosi allergiche rappresenterebbero oltre il 70% delle patologie infiammatorie della cute e oltre il 90% delle malattie cutanee a patogenesi immunitaria. A guardare questi dati si potrebbe parlare di una vera malattia a carattere sociale, con caratteristiche di cronicita’ e ingravescenza, e con uno sviluppo drammaticamente progressivo. L’importanza del fenomeno è legata anche all’impatto e ai costi economici diretti, che a livello europeo, potrebbero ammontare a oltre 10 miliardi di euro l’anno. Se a questi si aggiungono quelli indiretti, legati alle assenze da scuola o dal lavoro, o alla minore produttivita’, la cifra andrebbe quasi raddoppiata. Diversi studi hanno cercato di mettere in luce i motivi di questa crescita del fenomeno, e tra le diverse teorie avanzate, si fa sempre più forte quella che punta, paradossalmente il dito contro le migliorate condizioni igieniche dei paesi industrializzati. Secondo la teoria c.d. igienica, infatti, viviamo sempre più in ambienti puliti ma chiusi, mangiamo cibi più sicuri ma forse troppo sterilizzati. Le nostri condizioni di salute sono migliorate, grazie anche al ricorso agli antibiotici, e cosi’ siamo meno esposti a batteri, virus e parassiti che, hanno anche il compito di far sviluppare, in maniera naturale, il nostro sistema immunitario. In altre parole, il miglioramento delle condizioni di vita ha come conseguenza una riduzione delle difese dell’organismo, come dimostra un classico studio che mise a confronto i figli di braccianti e agricoltori con quelli di professionisti e manager, dimostrando che esiste una precisa correlazione tra allergie e stato socioeconomico delle persone. Per spiegare questo strano paradosso, bisogna rifarsi allo sviluppo del sistema immunitario che avviene attraverso due strade. La prima passa attraverso speciali globuli bianchi, i linfociti Th1, che vengono attivati soprattutto dal contatto con batteri. La seconda ha per protagonisti i Th2, la cui attivita’ può essere stimolata da parassiti, come la tenia o i vermi dei bambini. Il miglior controllo delle malattie infettive pediatriche, verificatosi negli ultimi anni, ha determinato un calo dello stimolo nella produzione di Th1 e ciò ha portato a uno sviluppo eccessivo dei Th2. Sarebbe proprio questo squilibrio che, a fronte di una diminuzione delle comuni infezioni dei bambini, determinerebbe un aumento del rischio di allergia, perché il relativo eccesso di Th2 favorirebbe la produzione di sostanze solubili: le interleuchine -4, -5, -9, -10, -13, che sono responsabili, direttamente o indirettamente delle principali alterazioni fisiopatologiche caratteristiche delle malattie allergiche (produzione delle IgE da parte dei linfociti B e quindi liberazione dei mediatori infiammatori da parte dei mastociti, infiltrazione di cellule eosinofile, ipersecrezione di muco, fenomeni di fibrosi). Un ruolo particolare in questo processo è svolto dalle cellule dendritiche, presenti in gran numero sulla cute e nelle mucose, dove tra le cellule dell’immunità naturale sono le più importanti sentinelle nei confronti di qualsiasi agente estraneo che turba l’omeostasi dell’organismo. Esse lo intercettano, lo metabolizzano e ne trasportano i componenti nel linfonodo più vicino dove li presentano al linfocita T CD4+ helper vergine, affinchè esso lo riconosca mediante il recettore specifico presente sulla sua superficie e quindi cominci ad attivarsi, cioè a proliferare e a differenziarsi in una cellula attrezzata a combattere lo stesso agente estraneo, penetrato nell’organismo. Ma sull’incremento delle allergie pesano anche due altri fattori: la predisposizione genetica e l’aumentato inquinamento ambientale. Basta vivere in campagna, o comunque lontani dalle aree urbane, per ridurre il rischio di ammalarsi di patologie allergiche a carico delle vie respiratorie.

Rinite ed asma

La rinite e l’asma sono, invece, in continuo aumento, ma nonostante l’evidenza clinica della loro associazione, è stato solo negli ultimi 10 anni che le ricerche epidemiologiche ne hanno ipotizzato lo stesso meccanismo patogenetico: circa l’80% dei pazienti asmatici presenta anche rinite, e anche quando l’asma non è manifesta clinicamente, i pazienti con rinite hanno una maggiore suscettibilita’ bronchiale verso agenti esterni, in particolare sostanze inquinanti diffuse nell’atmosfera. Per l’asma si spende circa il 2% della spesa sanitaria, mentre per la rinite, solo negli Stati Uniti, si spendono oltre due miliardi di dollari l’anno, anche se molti soggetti non giungono all’osservazione del medico e si curano con prodotti da banco. Fra le forme cutanee, alcune riconoscono un meccanismo patogenetico esclusivamente cellulo-mediato, come le dermatiti e fotodermatiti allergiche da contatto, altre un meccanismo anticorpale, prevalentemente IgE mediato, come le orticarie, mentre l’eczema atopico si basa su un meccanismo linfocitario IgE- condizionato. L’allergia viene oggi considerata una condizione unitaria, a carattere sistemico, indipendentemente dalle aree del corpo interessate dai sintomi. Esisterebbe una sorta di predisposizione allergica, e per questa sua origine unitaria e atopica, essa può presentarsi con varie manifestazioni cliniche, in diverse parti dell’organismo. è quindi consigliabile una valutazione del soggetto allergico, visto nella sua completezza, senza limitarsi all’apparato colpito dai sintomi. Occorre poi considerare come obiettivi diagnostico – terapeutici sia la risoluzione del quadro clinico sintomatico, sia il controllo della sottostante fase infiammatoria. E per ottenere questi risultati occorre ricordare gli invisibili meccanismi che causano la situazione. I recettori H1 sono i primi a reagire a contatto con l’allergene e costituiscono, quindi, il segnale di partenza della reazione allergica nei soggetti predisposti. Dopo il contatto si libera istamina che, in base alla sintomatologia cui si è predisposti, può dare risposte generali che sono alla base dei sintomi: arrossamento locale per la dilatazione capillare, edema locale per aumento della permeabilita’ degli stessi capillari. Studi compiuti negli ultimi 145 anni, hanno dimostrato che le malattie allergiche sarebbero quindi il risultato di una reazione infiammatoria che, se avviene a livello nasale, da luogo a una rinite allergica, dei bronchi provoca un’asma bronchiale, dell’apparato gastrointestinale, un’allergia gastrointestinale, degli occhi una congiuntivite, della cute una dermatite atopica. Il tutto innescato da sostanze comunemente presenti nell’ambiente e generalmente innocue: pollini, derivati degli acari o di peli di animali domestici, o alimenti nei confronti dei quali il sistema immunitario monta una risposta specifica. In più, oggi si parla di “superallergeni”, che verrebbero prodotti da virus e batteri oppure sintetizzati negli organi e nei tessuti durante un’infezione. Essi attiverebbero i macrofagi tissutali e i basofili indipendentemente dalla sintesi di IgE, e ciò contribuirebbe a spiegare il ruolo delle infezioni virali o batteriche nel riaccendere la sintomatologia allergica, sia per quanto riguarda le forme respiratorie come la rinite o l’asma, sia nell’orticaria cronica. I superallergeni interagirebbero con siti alternativi delle IgE presenti sulla superficie dei mastociti e dei basofili inducendo la secrezione d’istamina e dei mediatori lipidici dell’infiammazione, oltre che la produzione di citochine e chemochine. Qualunque sia il meccanismo patogenetico delle allergie, bisogna riconoscere che esse alterano in maniera significativa la qualita’ della vita di chi ne soffre. Sono stati sviluppati numerosi questionari specifici che consentono di valutarne tale effetto, in diverse popolazioni di pazienti (bambini, adolescenti, adulti) e si è visto che questo dato andrebbe tenuto presente nel corso della valutazione dei farmaci impiegati per il loro trattamento. Le limitazioni, infatti, si verificano sia nella funzionalita’ fisica, che nella sfera psicologica e relazionale. Senza dimenticare che un più adeguato trattamento può, a lungo termine, non solo ridurre i disagi, ma anche i costi.