Antiossidanti

delle dott.ssa Paola M. Messina, Esperta in Medicina Estetica
Direttore Generale del Corso Biennale Post Universitario di Medicina Estetica – Napoli, Palermo
Ripercorriamo insieme la storia della ricerca sui radicali liberi e gli antiossidanti, dalle origini ai sistemi di misurazione del loro potere biologico
paola_m_messinaQuando, nel 1956, un quasi sconosciuto scienzato americano, Denham Harman, parlo’ per la prima volta dei cosiddetti radicali liberi, furono pochi a comprendere l’importanza della sua Teoria. Probabilmente egli stesso non ebbe la reale percezione di come dalla biochimica queste nuove conoscenze su molecole quali l’anione superossido O2, l’idrossile OH-, il diossido di azoto NO2, l’ossido nitrico NO-, l’idrogeno H-, l’ossigeno O+, e l’ossigeno singoletto O2+, si sarebbero nel tempo trasferite in campi distanti quali l’oncologia, la cardiologia, l’endocrinologia e l’antiaging. Egli aveva certamente notato che si trattava di molecole particolarmente instabili in quanto doate di un solo elettrone anzichè due, caratteristica che li porta a ricercare un equilibrio appropriandosi dell’elettrone delle altre molecole con le quali vengono a contatto, innescando un meccanismo di instabilita’ a “catena”, perché queste molecole a cui si legano, diventano instabili a loro volta. Ma agli inizi non fu subito chiaro che questa serie di reazioni, che può durare da frazioni di secondo ad alcune ore, può essere ridimensionata o arrestata dalla presenza di vari agenti antiossidanti. Ci volle ancora del tempo per confermare il fatto che in condizioni fisiologiche vi è uno stato di equilibrio tra la produzione endogena di radicali liberi e l’azione degli antiossidanti endogeni, e che se invece prevale la produzione di radicali, si viene a determinare un danno per l’organismo definito stress ossidativo, che oggi sappiamo essere una delle cause dell’invecchiamento. La più recente storia della ricerca nel campo dei radicali liberi somiglia a una scala in cui più gruppi hanno apportato nel tempo un loro gradino nell’ascesa verso la conoscenza globale della materia. Cosi’, se da un lato si era pensato che l’azione distruttiva dei radicali liberi fosse indirizzata soprattutto sulle cellule, in particolare sui grassi che ne formano le membrane, si è poi visto che a essere colpite erano principalmente le proteine del loro DNA, dove alterano le informazioni genetiche e la produzione degli enzimi, e a carico dei mitocondri, strutture deputate alla produzione di energia. Molto più tempo ci è voluto a correlare in maniera diretta alcune cause endogene ed esogene alla formazione dei radicali liberi e allo stress ossidativo come a esempio fattori chimici, fisici, biologici, nutrizionali o mentali. Diversi gruppi, in diverse zone del mondo, hanno di volta in volta segnalato una loro crescita nel corso di stati infiammatori, ischemia dei tessuti, stress, diete eccessivamente ricche di proteine e di grassi animali, a seguito dell’azione dei gas inquinanti e di sostanze tossiche in genere, fra cui il fumo di sigaretta, l’elevato consumo di alcool, il ricorso ad alcuni farmaci (soprattutto i cortisonici), le radiazioni ionizzanti e quelle solari che inducono sulla pelle processi di fotoossidazione, l’attivita’ fisica intensa che, causando un incremento notevole delle reazioni che utilizzano l’ossigeno, incrementa la formazione di perossido di idrogeno. Correlando i dati bochimici l’azione dannosa e continua dei radicali liberi è stata evidenzia soprattutto nel precoce invecchiamento delle cellule e nell’insorgere di gravi patologie, mentre studi sperimentali hanno dimostrato il rapporto tra durata della vita e produzione di radicali liberi. In campo clinico, poi, si è visto che lo stress ossidativo porta precocemente a riduzione della memoria e della concentrazione, comparsa di rughe e discromie sulla pelle, aumento della massa grassa a discapito della massa magra, ansia e depressione, calo dell’energia, riduzione della difesa immunitaria. Con l’aumento della conoscenza sui radicali liberi è venuta a crescere anche la ricerca sui loro oppositori, il complesso mondo degli antiossidanti endogeni come la superossido dismutasi, la catalasi e il glutatione e si è vennuta a formare una forte cultura di prevenzione e contrasto alla loro formazione. Oggi si hanno prodotti a base di Pigmenti vegetali: polifenoli, bioflavonoidi; Vitamine: C ed E, betacaroteni (provitamina A); Micronutrienti ed enzimi: selenio, rame, zinco, glutatione, coenzima Q10, melatonina, acido urico, ecc. Di ognuna apprezziamo le potenzialita’: i Polifenoli hanno proprietà antinfiammatorie, antiallergiche e antivirali, proteggono particolarmente dalla cardiopatia ischemica e dai tumori in genere. Fonti naturali sono frutta e verdura colorata (verde scuro, giallo, viola, rosso, arancione, ecc.). L’uva nera è ricca anche di resveratrolo, principio attivo dotato di azione preventiva sui tumori, azione svolta anche dal vino rosso. Le foglie del tè sono ricchissime di flavonoidi. Altre acquisizioni successive hanno mostrato come gli agenti antiossidanti possano agire singolarmente o interagire, proteggendosi a vicenda nel momento in cui vengono ossidati e che ciascun antiossidante ha un campo di azione limitato ad uno o due specifici radicali liberi. Pertanto solo un’alimentazione completa ed equilibrata può garantire un’efficace azione antiossidativa. Una delle ultime scoperte che possono aiutare a migliorare l’utilizzo terapeutico degli antiossidanti è Il test ORAC, acronimo di Oxygen Radicals Absorbance Capacity (Capacita’ di Assorbimento dei Radicali dell’Ossigeno), scala di misurazione della capacità antiossidante dei diversi alimenti. Messo a punto da due ricercatori, Cao e Prior, della Universita’ di Boston serve a valutare quanto la produzione endogena di ossido nitrico (molecola dalla forte azione ossidante in grado di aumentare notevolmente la produzione di radicali liberi) avrebbe alterato in provetta le capacità antiossidanti di alcuni alimenti. Oggi è possibile anche in Italia determinare la forza di contrasto verso i radicali liberi col metodo ORAC su un ampio numero di prodotti: verdura, frutta ed erbe aromatiche fresche; frutta e verdura surgelata, in scatola, liofilizzata ed essiccata; succhi concentrati o fortificati; oli extra vergini di oliva; cereali; singoli antiossidanti inclusi in formulazioni e integratori. In questo modo, e per la prima volta con un metodo obiettivo, si può assegnare un quoziente di efficacia nel proteggere dall’ossidazione una molecola bersaglio, particolarmente sensibile al radicale libero. Lo sviluppo di diversi metodi ORAC, pero’, comincia a creare problemi di comparazione fra test effettuati con modalita’ differenti su piante, prodotti o estratti, e può essere fonte di dispute fra i fautori di particolari molecole tradizionalmente definite come più potenti di altre. Inoltre c’è il rischio che si crei confusione fra i consumatori ignari dei diversi modelli di misurazione. Per finire, c’è anche da sottolineare che i test ORAC si basano esclusivamente su esami in vitro e che quindi non è detto che ad un elevato valore corrisponda una eguale biodisponibilità. Come si vede, ancora non tutto è stato scoperto nel campo degli antiossidanti e questo lascia ancora molto spazio alla ricerca biomedica più moderna.