Nel corso del 99esimo congresso SIDeMaST è stato presentato uno studio sulla conoscenza delle IST in Sardegna
Novantanove edizioni di un congresso sono un numero elevatissimo per qualsiasi organizzazione culturale e/o scientifica che sia, e anche se non si può parlare propriamente di “cifra tonda”, costituiscono lo stesso un risultato difficile da eguagliare. Di questo può vantarsi la Società Italiana di Dermatologia e Malattie Sessualmente Trasmesse. Formatasi nel corso dell’XI Congresso dell’Associazione Medica Italiana, svoltosi a Perugia nel settembre 1885, la SIDeMaST, e nacque come sezione specializzata e continuò a operare come tale fino al 1894, anno in cui si riunì per la prima volta autonomamente.
Da allora, l’organizzazione ha sempre costituito un punto di riferimento per i dermatologi italiani, oltre a rappresentare un ente promotore di eventi formativi di primo piano capaci di dare una lettura e in molti casi anticipare l’evoluzione della dermatologia nel tempo. Come fatto appunto durante l’ultima edizione del congresso nazionale. Un appuntamento, quello tenutosi alla fine di aprile a Rimini, che è stato infatti incentrato sul dibattito relativo al ruolo delle nuove tecnologie e delle innovazioni terapeutiche e diagnostiche che le stanno accompagnando. Dall’intelligenza artificiale alle applicazioni della telemedicina, questi strumenti stanno aprendo nuove prospettive nella diagnosi precoce, nella personalizzazione delle strategie terapeutiche e nell’ottimizzazione dei percorsi di cura. Fra le tante relazioni e ricerche presentate, abbiamo deciso di portare all’attenzione dei lettori uno studio più tradizionale ma non per questo meno interessante : la “Consapevolezza delle infezioni sessualmente trasmesse tra i giovani in Sardegna: protocollo e risultati preliminari del progetto Il fascino del rischio” realizzato dai dottori Alberto Murtas1, Caterina Ferrelli1-2, Maria Giovanna Atzori3, Grazia Vivanet1-2, Maria Antonietta Montesu4, Rosanna Rita Satta4 , Laura Atzori1-2. Lo studio ha preso il via dalla constatazione di come, ancora oggi, le IST rappresentino una sfida mai risolta per la Sanità, per l’estrema diffusione, le diagnosi tardive, le complicanze con esiti che includono infertilità e all’opposto, trasmissione verticale, sviluppo di tumori. L’obiettivo della loro eradicazione, auspicato dall’agenda ONU 2030 rinnova l’urgenza di interventi di sensibilizzazione e prevenzione mirati, che prendano in considerazione le effettive conoscenze in tema di salute sessuale e malattie. Lo studio, promosso dall’UOC di Dermatologia AOU Cagliari in collaborazione con Università, Ospedali, Associazioni del terzo settore e Istituzioni, è la prima indagine conoscitiva che ha esplorato conoscenze, atteggiamenti e comportamenti sessuali, percezione del rischio e uso di metodi protettivi, condotta in Sardegna, nei giovani tra 18-30 anni, fascia d’età a maggiore incidenza di IST. Punto di partenza, un questionario online anonimo, validato con il contributo di associazioni del terzo settore (LILA, ARC odv, Dipartimento Medico, UNICA #LGBTQIA+), diffuso mediante social istituzionali. A integrazione dello stesso, inoltre, sono stati prodotti box informativi e link a risorse certificate, con finalità educativa. I dati raccolti, 524 questionari con una ottima qualità delle risposte, essendo i campi sempre compilati e vuota la voce “nessuna risposta” sono stati quindi analizzati, per variabili descrittive quali età, genere, orientamento sessuale, livello di istruzione e residenza. Ne è emerso che il 73% degli intervistati si riconoscono come donne in riferimento al genere; l’83% riferiscono un orientamento eterosessuale.
Emerge un buona consapevolezza generale sulle IST, sulle modalità di contagio e rischi legati ai rapporti sessuali, un grande interesse per l’argomento. Permangono lacune nella distinzione tra contraccezione e prevenzione (37% considera la pillola anticoncezionale un metodo di prevenzione delle IST). Una quota significativa riferisce un uso discontinuo del preservativo, soprattutto nei rapporti non penetrativi. Un 11% delle persone hanno avuto una IST; il 36% fanno controlli periodici, mentre il 64% non hai mai fatto un test di screening. Emergono differenze di consapevolezza legate alle singole patologie, a come prevenirle efficacemente, ma complessivamente una buona conoscenza del problema. L’87% dei rispondenti ad esempio sa che solo l’HPV infezione è correlata al rischio di sviluppare cancro. La percentuale di vaccinati per HPV in età scolare è del 47%, altri sono stati vaccinati in altri momenti, dopo aver già avuto rapporti e alcuni con condilomatosi presente; 29% non ha mai fatto il vaccino per HPV. In conclusione, visti i dati preliminari fin qui esaminati, si conferma la necessità di rafforzare programmi di educazione sessuale e campagne di prevenzione mirate, inclusive e culturalmente sensibili. Il proseguimento della raccolta dati permetterà di delineare strategie di intervento basate sull’evidenza, con ricadute utili alla salute pubblica regionale. Appuntamento alla centesima edizione del congresso SIDeMaST che si terrà a Venezia, dal 19 al 22 maggio nella splendida struttura del Palazzo del Cinema e Palazzo del Casinò.
1) U.O.C. di Dermatologia- AOU Cagliari, Italia; 2) Dipartimento Scienze Mediche e Sanità Pubblica, Università di Cagliari, Italia;
3) U.O.C. di Dermatologia Ospedale San Francesco di Nuoro, Italia;
4) Clinica Dermatologia, Università degli Studi di Sassari – Italia.













